Il forte di Fenestrelle si trova in Val Chisone, nella provincia di Torino. E’ una struttura gigantesca che si sviluppa su 1.300.000 metri quadrati di superficie, è attraversato da 4.000 gradini; ha 7 ridotte, 14 ponti di collegamento, 28 risalti. Un struttura immensa concepita per difendere il confine tra Francia e Piemonte ma che poi ha avuto come massimo utilizzo quello di carcere per dissidenti e oppositori. Questo diverso utilizzo fu in realtà un esperimento fatto dai francesi nel periodo Napoleonico, ed ebbe come prologo dell’esperienza sabauda la conclusione dei moti del ’21, in tale occasione vi finirono anche “ospiti eccellenti” come il principe Carlo Emanuele del Pozzo della Cisterna, reo di aver espresso idee troppo liberali, vi restò fino all’abdicazione di Vittorio Emanuele I, occasione nella quale si riunì ai carbonari di Pinerolo.
Durante il secondo conflitto mondiale, il vecchio incrociatore San Giorgio, che molti consideravano un vascello inutile e obsoleto, si trovò a dover scrivere le pagine più gloriose della sua storia. Quando la guerra era alle porte la vecchia nave fu inviata a Tobruk per difendere quella piazzaforte e a tale scopo il S. Giorgio salpò da Taranto l’11 maggio 1940 alle 23.40 e raggiunse le coste africane il 13 maggio alle 15.00 ormeggiandosi alla boa n°15. La nave aveva il compito primario della difesa contraerea ma anche di cooperazione in operazioni terrestri con le proprie artiglierie principali. Fu ormeggiata in una zona di bassi fondali in modo che anche se affondata avrebbe comunque potuto usare le artiglierie.
Che la missione non sarebbe stata tranquilla fu chiaro da subito, gli inglesi infatti si fecero sotto già il secondo giorno di guerra,
Armando Diaz, Duca della Vittoria e Maresciallo d’Italia, è stato comandante in capo dell’esercito italiano in uno dei momenti più critici della storia del nostro paese. Un napoletano a capo dell’esercito italiano, che in realtà era ancora molto più sabaudo che italiano. I motivi e le cause che hanno portato alla notorietà questo personaggio che fino ad allora era un oscuro generale dello stato maggiore, sono molteplici e complesse. L’esercito italiano, fino alla tremenda disfatta di Caporetto, era stato guidato da un piemontese tutto di un pezzo, Luigi Cadorna, uomo preparatissimo, brillante, freddo come un pezzo di ghiaccio, inflessibile e fissato con la ferrea disciplina. Diaz era meno preparato nell’arte militare, più affabile e molto più “mediterraneo” nei rapporti umani. In questi due uomini e nel loro avvicendamento si consuma lo scontro che segna la fine di un’era; già perché Cadorna era in effetti troppo ottocentesco, per lui il soldato doveva essere come all’epoca delle milizie professionali: una macchina fredda, super addestrata, disciplinata fino all’annullamento della personalità e delle emozioni. Doveva attaccare sotto
Data 09/09/1943 Luogo golfo dell’Asinara (Sardegna) Contendenti Regno d’Italia / Germania Perdite 1393 Esito affondamento della corazzata Roma e danneggiamento dell’Italia
La corazzata Roma era l’ultima nata tra le grandi navi di linea in casa della Regia Marina apparteneva alla classe Littorio di cui era parte anche Vittorio Veneto, e che, se la guerra non ne avesse interrotto i lavori, avrebbe avuto anche la Impero. Al momento delle trattati armistiziali il grosso della flotta da battaglia italiana era a La Spezia in clima di grande fermento, nessuno aveva neppure vagamente informato neppure i comandi più alti dell’esistenza di trattative in corso per chiudere la guerra, la fibrillazione che vivono comandanti ed equipaggi è dovuta alla consapevolezza che si preparano allo scontro finale, credono loro, contro gli alleati che si stavano avvicinando alle coste di Salerno, il fior fiore delle forze navali italiane avrebbero dovuto avere il disperato compito di fermarli.
Francesco Baracca nasce a Lugo di Romagna il 9 maggio del 1888, è figlio di una famiglia ricca e dopo gli studi decide di intraprendere la carriera militare nell’Accademia di Modena, dalla quale esce con il grado di sottotenente. Nel 1910 venne assegnato al prestigioso reggimento di cavalleria “Piemonte Reale” allora di stanza a Roma. Nel 1912 si offrì volontario per entrare nella nascente aviazione dove, dopo l’inizio del conflitto divenne famoso per i suoi memorabili duelli aerei. Baracca si era battuto per evitare quelle innovazioni che rendevano il duello aereo più brutale, come l’introduzione dei proiettili traccianti che aumentavano il rischio di incendio del carburante dell’aereo colpito, causando al pilota una morte atroce e togliendogli ogni via di fuga. Il suo era un atteggiamento dettato da quello spirito cavalleresco che aveva sempre guidato la sua azione. Il primo abbattimento della sua carriera avvenne nei pressi di Gorizia il 7 aprile 1916, l’asso italiano riuscì a portarsi in coda all’aereo nemico con una cabrata e a colpirlo con 45 proiettili, l’apparecchio non resse alla scarica e precipitò. Baracca si portò sul luogo dell’abbattimento atterrando nei pressi del relitto dell’aereo nemico, scese a andò a congratularsi col pilota nemico che era riuscito a sopravvivere allo schianto. Baracca nei suoi 63 combattimentiabbatté 34 aerei nemici e