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Assedio di Veio (Lazio)

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Pubblicato in : Battaglie, Battaglie antiche

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Data 396 a.C.
Luogo Veio (tra Roma e Formello)
Contendenti Romani / Etruschi
Esito vittoria romana e fine della storia di Veio

Veio, città etrusca di grande forza e tradizione, è stata in tutti i primi secoli della vita di Roma uno dei maggiori ostacoli all’espansione dell’Urbe e allo stesso tempo una delle maggiori minacce alla sua stessa esistenza. Lo scontro ebbe fasi alterne, vittorie e rovesci si alternarono nelle fortune dei due contendenti fino al momento in cui Roma decise che era arrivato il momento di mettere in campo tutte le forze necessarie, ma per fa questo, serviva una riforma. Fino ad allora infatti le campagne romane dovevano durare poco perché i combattenti non percepivano denaro, non potevano quindi essere sottratti alle loro attività per lunghi periodi.

Per questa campagna invece, ricevettero il soldo, divennero dunque soldati, potevano combattere più a lungo pur mantenendo quella caratteristica che stava rendendo Roma egemone e che l’avrebbe aiutata in maniera determinante a costruire l’Impero, ovvero il fatto di essere cittadini lavoratori e non mercenari.
“Fondamentale a questo proposito, sembra la suddivisione della società romana in classi di censo, a seguito della quale soltanto chi era dotato di un patrimonio, e quindi in grado di acquistare le proprie armi da portare in battaglia, era chiamato a difendere lo Stato. Di fatto essa coinvolgeva nel servizio militare, in particolare, una parte della cittadinanza, quella dei medi e piccoli proprietari di terra, i protagonisti della storia dei primi secoli repubblicani di Roma. Questi rustici soldati sono stati in definitiva il vero popolo romano; votavano i magistrati nell’assemblea centuriata, decidevano di pace e di guerra e, quando necessario, correvano a casa per tirar fuori le armi dal ripostiglio e radunarsi nel Campo Marzio pronti a menare le mani contro gli estranei che pensavano li avessero provocati” (Roma alla conquista del mondo antico)
Altra decisione risolutiva, arrivata dopo che l’assedio di Veio si era prolungato oltre ogni immaginazione, dieci anni, fu quella di nominare Furio Camillo dittatore (la carica durava solo 6 mesi). Furio Camillo riuscì a ridare coraggio a truppe demotivate, ma anche recuperare la disciplina il cui livello era sceso in maniera preoccupante. Fece scavare un cunicolo che passava sotto la città, attraverso di esso l’esercito romano riuscì a superare lo sbarramento delle mura, una volta all’interno il combattimento volse presto a favore dei capitolini, Veio era caduta definitivamente, un ricchissimo bottino fu raccolto e la dea Giunone, protettrice di Veio fu portata a Roma.

Veio diventò una città fantasma, attualmente le sue rovine sono all’interno del parco di Veio, in zona Isola Farnese, nel comune di Roma.




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