Data 256 a.C.
Luogo Tunisia
Contendenti Repubblica Romana / Cartagine
Esito vittoria romana
Le acque tra la Sicilia e l’Africa, dopo la battaglia di Capo Ecnomo, sono pienamente in mano romana, l’Urbe decide che per consolidare il successo bisogna portare il conflitto in casa cartaginese, in Africa.
I cartaginesi dal conto loro prevedono la mossa ma fanno un errore forse per eccessiva prudenza, sono convinti infatti che i romani attaccheranno direttamente Cartagine quindi pongono ciò che rimane della flotta a sua difesa, sguarnendo la costa.
Roma, dopo aver rimesso in sesto le navi danneggiate e rimesso in grado di combattere quelle catturate si spinge verso il Promontorio Ermeo, l’attuale capo Bon, qui si riunisce la flotta, le navi veloci attendono l’arrivo di quelle più lente, probabilmente quelle con a bordo rifornimenti e animali. Sono presenti entrambi i consoli Marco Atilio Regolo e Lucio Manlio Vulsone Longo e dirigono verso la città di Aspide, la pongono sotto assedio e la conquistano, il loro obiettivo è avere una solida testa di ponte sul suolo africano e da lì muoversi per altri attacchi, cosa che fanno mentre Cartagine, capito l’errore, inizia a consolidare le difese di terra per proteggere il territorio metropolitano. Furono nominati comandanti Asdrubale di Annone e Bostare mandati in Sicilia ad Heraclea Minoa dove era rimasto Amilcare con una guarnigione, quest’ultimo, presi cinquemila fanti e cinquecento cavalieri fece vela per l’Africa dove si organizzò per contribuire alla difesa delle regioni assalite dai romani. Dei consoli intanto era rimasto solo Attilio Regolo con quaranta navi, quindicimila fanti e cinquecento cavalieri, il grosso della flotta, insieme a bottino, prigionieri e schiavi, era tornato in patria con Lucio Manlio che celebrò il trionfo per la battaglia di Capo Ecnomo.
Regolo con le sue legioni continuava l’espansione conquistando le città che non erano fortificate e assediando quelle che lo erano. Quando arrivarono ad Adys (a una ventina di km a sud di Tunisi) le forze presenti in città decisero di ingaggiare battaglia, uscirono dall’abitato e si posero in posizione dominante sopra una collina; purtroppo per loro tale condizione non consentiva di usare nel modo migliore l’arma più potente dell’esercito cartaginese, ovvero la cavalleria.
Quando i due schieramenti vennero allo scontro la fanteria mercenaria cartaginese si gettò con un buon impeto sui romani, i quali stavano risalendo la collina divisi in due colonne. La colonna che entrò per prima in contatto con i cartaginesi arretrò al primo urto ma poi riuscì a riorganizzarsi e incalzare il nemico che intanto era sotto attacco anche alle spalle dall’altra colonna romana salita sul colle dall’altro lato e che riuscì facilmente a soverchiare i cartaginesi. La cavalleria e gli elefanti riuscirono a fuggire anche perché i romani dopo un accenno di inseguimento iniziarono a saccheggiare l’accampamento nemico.
La situazione per Cartagine era ormai molto difficile anche i numidi a lungo costretti a fornire aiuti militari ai cartaginesi si ribellarono e provocarono numerose devastazioni a cui si aggiungevano quelle che i romani stavano perpetrando per costringere i punici alla battaglia risolutiva.
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