Luogo fiume Isonzo nei pressi di Monfalcone
Contendenti Regno d’Italia/Impero Austro-Ungharico
Forze in campo 600 battaglioni / 250 battaglioni
Perdite 30.000 morti, 110.000 feriti, 20.000 dispersi o prigionieri/ 20.000 morti, 50.000 feriti, 30.000 dispersi, 20.000 prigionieri
Esito vittoria italiana
Ancora una sanguinosa “spallata” voluta da Cadorna per far arretrare il nemico su tutta la linea, è questa l’undicesima battaglia dell’Isonzo. L’impegno principale lo sostiene la II° armata del generale Capello che riesce far indietreggiare il nemico conquistando il Monte Santo e l’altopiano della Bainsizza (in questa operazione si distinguerà il generale Caviglia che nel ’18 al comando dell’VIII° armata causerà il collasso definitivo dell’esercito Austriaco). Altre posizioni sono prese dalla III° armata del Duca D’Aosta. Ancora una volta però, il fronte nemico non è stato spezzato, il Monte San Gabriele ed il Monte Hermada si sono rivelati inespugnabili, ancora una volta, si è attaccato su un fronte troppo lungo, disperdendo le forze e impegnandole nell’affrontare posizioni nemiche dominanti rispetto a quelle degli attaccanti, e ben fornite di mitragliatrici e cannoni. L’avanzamento, strategicamente inutile, è pagato con un immane bagno di sangue sia dagli attaccanti che dai difensori. Battaglie come questa, o come le grandi offensive del fronte francese, dimostrano ancora una volta a comandanti ciechi, che l’attacco su tutta la linea non paga, spossa l’esercito, lo logora, favorendo diserzioni e ammutinamenti oltre ad allontanare il giorno della vittoria che ormai, sembra un miraggio nel deserto per uomo che non vede acqua da giorni e giorni. Eppure l’attacco mette in crisi l’esercito imperiale, un altro piccolo sforzo e il collasso sarebbe stato inevitabile, l’esercito italiano però, dissanguato dall’offensiva, non riesce a spingersi oltre. I tedeschi si accorgono del pericolo corso dal proprio alleato, e corrono ai ripari, mandando aiuti per consolidare il fronte. A breve poi, la rivoluzione russa, darà mano libera agli imperi centrali per liberare le truppe là dislocate, e mandarle in Italia per l’offensiva che sarà ricordata col nome di: battaglia di Caporetto.
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