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Battaglia di Agrigento (Sicilia)

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Pubblicato in : Battaglie, Battaglie antiche

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Data 261 a.C.
Luogo Agrigento
Contendenti Cartagine / Repubblica Romana
Forze in campo 50.000 / 40.000
Esito Vittoria romana

La scintilla che avrebbe portato Roma in una guerra terribile di 25 anni contro Cartagine, fu data dalle azioni in Sicilia dei Mamertini, mercenari italici che avevano iniziato saccheggi e razzie partendo dalla città che avevano occupato: Messina. Tali azioni provocarono l’intervento di Gerone II di Siracusa. Cartagine occupò il porto di Messina, era in gioco il controllo della Sicilia che a sua volta controllava il passaggio tra la parte est e quella ovest del Mediterraneo. I romani strinsero un’alleanza con i Mamertini, Cartagine si era avvicinata troppo ai suoi possedimenti e andava fermata, le brevi ed episodiche scaramucce stavano per sfociare in una guerra di vaste proporzioni. Roma portò i sui effettivi a 4 legioni con relativa cavalleria per un totale di 40.000 uomini comandati da entrambi i consoli, Lucio Postumio Magello e Quinto Mamilio Vitulo, mentre Cartagine assoldò mercenari liguri, celti e soprattutto iberi e stabilì la sua base ad Agrigento che nel 262 a.C. fu posta sotto assedio dalle legioni romane. La guarnigione assediata era comandata da Annibale di Giscone, che si preparò a resistere per un lungo periodo, i rifornimenti erano abbondanti, quindi ogni azione doveva essere rimandata all’arrivo di rinforzi dalla madre patria.
Dopo quattro mesi la situazione divenne difficilmente sostenibile, gli assediati chiesero sempre più insistentemente aiuto a Cartagine mentre parte dell’esercito romano si portò verso Heraclea Minoa, ancora in mano ai cartaginesi e da dove sarebbero arrivati i rinforzi. I cartaginesi mandarono in effetti altre truppe di rinforzo che riuscirono ad impadronirsi di gran parte dei rifornimenti romani e ad organizzare un contro assedio per isolare i romani da Siracusa. Quando Roma era sul punto di dover abbandonare l’assedio, riuscirono a passare i rifornimenti siracusani che diedero altro tempo ai capitolini, tempo ad Agrigento non c’era più, erano trascorsi sette mesi e per la guarnigione di Annibale di Giscone la situazione era insostenibile, ora Annone, che comandava le truppe cartaginesi giunte in soccorso e che stava assediando l’accampamento romano, era costretto ad entrare in azione, le legioni non avrebbero sloggiato per fame.
Annone è costretto alla battaglia, si dispone su due file con gli elefanti in seconda fila e la cavalleria ai lati; sulla disposizione dell’esercito romano si sa poco ma è logico supporre che i consoli abbiano optato per lo schema classico su tre file. Le fonti dicono poco sulla battaglia ma concordano sul fatto che sia stata molto lunga e che è rimasta equilibrata fino alla rottura, da parte dei romani, del fronte avversario che ne ha causato il collasso con conseguente fuggi fuggi. La vittoria romana fu ombrata però dal fatto che durante la notte, Annibale di Giscone, riuscì ad uscire dalla città e a fuggire con le sue truppe, i romani se ne accorsero solo la mattina successiva, tentarono un attacco alle retrovie nemiche ma poi gettarono al saccheggio della città. La guerra per il controllo della Sicilia era appena cominciata.


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