Luogo Gualdo Tadino/Perugia
Contendenti bizantini/ostrogoti
Esito vittoria dei bizantini che riconquistano l’Italia
Quando Odoacre, mercenario al soldo dell’esercito romano, decise di guidare i barbari ribelli contro la stessa Roma che lo stipendiava, arrivò fino a deporre quello che sarà ricordato come l’ultimo Imperatore Romano d’Occidente, Romolo Augustolo. Odoacre non designò un nuovo imperatore ponendo fine allo stato di quella che non era più Roma ma una specie di fantasma di sé stessa, logorata da un cancro interno che ne aveva minato le istituzioni (il senato anzitutto) e che le aveva impedito di difendersi da quegli stessi barbari, a cui aveva resistito, che aveva sottomesso, che aveva romanizzato o che aveva combattuto da più un millennio, imponendosi sempre. La tradizione romana, almeno quella d’oriente, sarebbe sopravvissuta altri mille anni, e ora, ora che l’Italia, genitrice di quella realtà, cadeva in mano ai barbari, le insegne del deposto impero venivano mandate a Bisanzio, capitale dell’Impero Romano d’Oriente.Dal 476 al 551, tutto rimase così, poi con l’ascesa al trono di Bisanzio da parte di Giustiniano, venne progettata e messa in pratica la riconquista dell’Italia dopo la guerra contro i vandali che aveva riportato sotto il dominio delle aquile il nord Africa.
Nella primavera del 552 Narsete, generale dell’Impero, recluta un’armata di 20.000 uomini e attraverso la penisola balcanica muove verso il nord Italia attraverso la via Flaminia. Arrivato in Umbria presso il villaggio Tagina, il moderno Gualdo Tadino, entrò in contatto con le truppe del re degli ostrogoti, Totila che aveva mosso per intercettarlo. In prima battuta la superiorità dei bizantini fece sì che Totila fece intendere di volersi arrendere, per poi portare un attacco di sorpresa al nemico e riuscendo a conquistare una collina. Narsete non si fece mettere nel sacco e dispose ad arco la fanteria (composta anche da longobardi ed eruli) con ai lati gli arcieri, e alle spalle la cavalleria. La situazione fu movimentata da alcuni disertori bizantini che attaccarono il proprio schieramento ma che ebbero la peggio in combattimento, mentre però Totila, che aveva disposto la fanteria frontalmente, con alle spalle la cavalleria, ricevette dei rinforzi e per far crollare il morale dei nemici, infondendo un senso di superiorità, fece fermare la sua armata per farla mangiare. Narsete fu poco impressionato, anche dopo l’ultima trovata del re ostrogoto di una specie di danza propiziatoria, il generale di bisanzio mosse gli arceri e lanciò la cavalleria ai fianchi del nemico, provocando perdite enormi e lo scompaginamento dello schieramento avversario, a questo punto, l’ordine di avanzata generale frantumò ciò che restava dello schieramento ostrogoto. In 6.000 rimasero sul campo assieme allo stesso re Totila, entro un anno da quella vittoria, tutta l’Italia rientrava, seppur per un breve periodo, nell’alveo della Romanità. La successiva dominazione Longobarda non fu in tutta Italia, Roma, Ravenna e la Romagna, la Sicilia e la Sardegna restarono sotto le aquile di Bisanzio altri due secoli, mentre alcune zone costiere del sud, addirittura fino alla conquista normanna dell’XI secolo.
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