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Battaglia di San Martino e Solferino (Lombardia)

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Data 24 giugno 1859
Luogo Desenzano del Garda, Guidizzolo, Lonato, Medole, Pozzolengo, San Martino, Solferino, Volta Mantovana
Contendenti Regno di Sardegna, Impero Francese / Impero Austro-Ungarico
Forze in campo 114.537 / 119.783
Perdite 17.242 tra morti, feriti, catturati o dispersi / 21.738 tra morti, feriti, catturati o dispersi
Esito vittoria franco-sabauda

Battaglia di SolferinoBattaglia epocale spesso non opportunamente ricordata, eppure è quella che nell’ottocento ha visto in campo più forze dopo la “Battaglia delle Nazioni” di Lipsia del 1813. Lo scontro fu casuale ma vide fronteggiarsi schieramenti colossali per l’epoca, un re e un imperatore da una parte e un imperatore dall’altra.
Il contesto è quello della seconda guerra d’indipendenza che volge ormai al termine, Magenta che ha provocato la caduta di Milano oltre ad un bagno di sangue per tutti ma in particolar modo per l’Impero Austro-Ungharico costringendo quest’ultimo ad allontanarsi verso est, l’imperatore Francesco Giuseppe parte per l’Italia per dirigere personalmente il proprio esercito, la situazione sembra essergli sfuggita di mano, gli italiani stavolta hanno lavorato bene anche sul piano diplomatico e l’appoggio dell’esercito francese avrà un peso effettivo.

Mentre le forze imperiali erano in ritirata e i franco-sardi l’inseguivano, avviene l’ingaggio, i piemontesi incontrano gli austriaci a San Martino e i francesi a Solferino, nessuno crede di avere di fronte il grosso dell’esercito avversario, ma soprattutto nessuno si aspetta di trovarsi a quel punto il nemico di fronte, ovvero nel momento in cui erano nel pieno delle manovre di ridispiegamento. Il destino beffa tutti, e resta a guardare chi avrà per primo la scaltrezza di trasformare un imprevisto in una opportunità. Gli schieramenti non sono pronti, non si trovano disposti in ordine di battaglia, il caos impera, partono i primi scoppi di quello che molti credono uno scontro tra avanguardie ma che è solo l’alba di una battaglia epocale che vedrà affrontarsi 263.000 uomini con 773 cannoni per 14 interminabili e sanguinose ore e su un fronte di 15 km. Alle 7 del mattino 1.000 piemontesi della 5ª divisione Cucchiari, vanno in avanscoperta guidati da quel Cadorna che conquisterà Roma qualche anno più tardi. Sorpresi dagli austriaci vengono attaccati e ricacciati fino alla ferrovia, a quel punto interviene a dar manforte la brigata Cuneo che sembra far prevalere gli italiani ma l’effetto è solo temporaneo, alla fine vengono ricacciati indietro di nuovo.

Battaglia di San MartinoIl botta e risposta prosegue spietato in un crescendo micidiale, interviene la brigata Casale che inizia a far arretrare il nemico costringendo gli austriaci a mandare altri rinforzi che riescono ancora una volta a spostare l’ago della bilancia fino almeno all’intervento di altre forze italiane col reggimento Acqui. Il generale Benedeck butta nella mischia altre due brigate col compito di attaccare sui fianchi lo schieramento italiano e costringerlo a ripiegare. Il Re e Lamarmora, su sollecitazione del Capo di Stato Maggiore Enrico Marozzo della Rocca, si rendono conto che la situazione sta divenendo pericolosissima ma hanno ancora una carta, gettano nel calderone la brigata Aosta e parte della divisione Fanti. Il primo pomeriggio arriva con una calura soffocante e con le forze schierate al gran completo per l’ultimo sanguinoso atto. Vittorio Emanuele incita i suoi, cerca di motivarli poco prima di lanciali all’assalto, San Martino è su un’altura già occupata dagli austriaci in posizione di vantaggio, va presa di slancio, allora, contravvenendo alle rigide imposizioni del regolamento militare dell’epoca, Il sovrano piemontese fa togliere ai suoi soldati gli zaini prima della carica, 15 kg in meno sulle spalle saranno un incentivo non da poco per far sloggiare gli imperiali dal suolo italiano. L’assalto è deciso ma male organizzato, i soldati italiani sono arditi ma non ce la fanno anche perché un violento e improvviso acquazzone estivo ha compromesso la manovrabilità del terreno. E’ ormai sera quando l’artiglieria del tenente colonnello Ricotti trova un punto debole e apre un breccia scompaginando lo schieramento nemico, la cavalleria carica su quel punto peggiorandone la stabilità, quando anche la fanteria si lancia sul varco lo schieramento austriaco collassa e inizia la ritira oltre il Mincio.

murales dedicato al fondatore della Croce Rossa Internazionale Henry DunantLa battaglia è vinta ma sul campo resta un’ecatombe di soldati, Vittorio Emanuele preme per colpire di nuovo l’atavico nemico, ma Napoleone III ha guai in patria con una forte opposizione e volta le spalle all’alleato firmando a Villafranca per chiudere le ostilità, la Lombardia è strappata all’Austria ma Napoleone voltando il suo cavallo per tornare a casa si porta dietro Nizza e la Savoia, pur non avendo completato l’opera, Cavour si dimette per protesta.
Alla fine della battaglia lo spettacolo che si para ai sopravvissuti è impressionante 3.000 sono i morti austriaci, 11.000 i feriti e quasi 9.000 tra catturati e dispersi per i franco-piemontesi hanno nell’ordine 2.500, 12.500, 3.000. Uno svizzero,  Henry Dunant, cercò di organizzare un servizio di soccorso dei feriti, non curandosi dell’esercito cui i soldati facevano parte e raccogliendoli tutti curandoli anche con l’aiuto delle popolazioni locali, Dunant da questa esperienza ebbe un’idea che avrebbe salvato molte vite fino ai nostri giorni, l’idea è quella di creare un organismo che presti soccorso a tutti combattenti, di tutti i fronti, di tutte le guerre, la Croce Rossa Internazionale.



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