Luogo Monte Cimone (Veneto)
Contendenti Regno d’Italia/Impero austro-ungarico
Esito Conquista del Cimone da parte degli austro-ungarici
La notizia dell’esplosione della vetta del Col di Lana è ancora fresca quando iniziano ad infuriare pesanti gli scontri sul Cimone, monte che sovrasta la valle dell’Astico. Si tratta di un monte che allo scoppio della guerra è saldamente in mano italiana ma che viene perso durante l’offensiva austriaca nota come Strafexpedition (spedizione punitiva) che quasi raggiunge l’obiettivo sperato, la pianura veneta, ma viene bloccata dall’esercito italiano a ridosso dei margini dell’altopiano dei sette comuni.
Il monte Cimone dopo questa offensiva, nel maggio-giugno del 1916, è nelle mani austriache, ma il suo ruolo strategico impone agli italiani di reagire, questi lo fanno e nell’ultima settimana di luglio iniziano un pesantissimo bombardamento che per 18 ore martella vetta e contrafforti del Cimone, quando tacciono i cannoni vengono mandati all’attacco i migliori reparti alpini e finanzieri che inizialmente vengono fermati ma solo per poco perché dopo un cruentissimo scontro riprendono la cima. Questo avvenimento viene così raccontato da Fritz Weber nel suo libro “Tappe della disfatta”: Dopo una notte di tormenta gli alpini riescono a scalare la cima dalla parete sud e a gettarsi sui nostri. Ne esce un terribile corpo a corpo. I superstiti del piccolo contingente si difendono con i calci dei fucili, coi coltelli, con le bombe a mano, con pezzi di roccia. Invano. Altri alpini sbucano sulla vetta mentre dal Caviio le mitragliatrici italiane fanno fuoco sulla schiera ridotta dei nostri, che indietreggia sempre più verso l’estremo cocuzzolo. Portar loro aiuto è impossibile.
I numerosi contrattacchi operati dalle migliori truppe da montagna dell’impero si infrangono anche se condotte con eroismo e determinazione, per poco tempo gli austriaci riescono a mettere piede sulla vetta ma alla fine vengono respinti. Gli attaccanti si rendono conto che questo tipo di azioni non porteranno i risultati sperati. Decidono allora di iniziare la costruzione di un tunnel sotterraneo per piazzare una mina e far saltare in aria le posizioni italiane.
Le settimane seguenti sono di febbrile lavoro sotterraneo, di scontri tra vedette, di tentativi di catturare prigionieri per capire cosa sta succedendo nei rispettivi fronti. Gli italiani tentano un lavoro di contromina da diversi punti e ad un certo punto sembrano aver successo, nella notte tra il 17 e il 18 settembre la mina italiana viene fatta brillare, i cunicoli austriaci crollano, Weber racconta lo sgomento di quelle ore, la delusione di essere stati preceduti e la gioia di capire poi che i cunicoli potevano essere risistemati in fretta e che morti e feriti erano pochissimi. Il lavoro degli austriaci ricomincia deciso ma ancora più prudente per lasciarci intendere che la contromina ha avuto gli effetti sperati.
Il 23 settembre due mesi dopo la conquista italiana della vetta la mina Austriaca è pronta, 8.700 chili di Dinamon 4.500 di dinamite e mille di polvere nera. Alle 5.45 la carica viene fatta brillare, l’esplosione è devastante, due gigantesche colonne di fumo si alzano dalla vetta proiettando in aria tonnellate di detriti e centinaia di uomini. Ecco come racconta la riconquista della vetta Fritz Weber: Quando i soldati del 59° arrivano sulla cima, si presenta ai loro occhi uno spettacolo di devastazione senza eguali. Un grande cratere si è aperto, largo circa 50 metri e profondo 25. La posizione italiana è scomparsa, come pure scomparsi sono i suoi occupanti. Dai fianchi di quella che fu la corona rocciosa della vetta vengono adesso i lamenti e i richiami dei feriti.
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