Data 17-24 luglio 1860
Luogo piana di Milazzo
Contendenti Regno delle due Sicilie / Volontari Garibaldini
Perdite 150 morti e feriti / 800 morti e feriti
Esito vittoria garibaldina
Delle battaglie guidate da Garibaldi questa fu la prima in cui nello schieramento avversario era presente un comandante all’altezza della situazione, il colonnello Ferdinando Beneventano del Bosco, che diede molto filo a torcere ai garibaldini, i quali però erano in superiorità numerica e disponevano di moderne carabine a canna rigata (quindi con tiro più preciso ed efficace) e relative ingenti munizioni fornite dal Piemonte.
I giorni che precedettero l’attacco vero e proprio furono costellati soltanto da scaramucce volte a saggiare la consistenza nemica, poi Garibaldi prese l’iniziativa di attaccare con una grossa colonna centrale lo schieramento nemico, creando un diversivo con due attacchi portati avanti da colonne laterali. La manovra risultò scoordinata e la reazione borbonica pronta ed efficace, le perdite subite dai garibaldini furono altissime e il contrattacco fu contenuto a stento dai garibaldini che dopo un pronto riordino imposto dal comandante si rimisero ad attaccare. Per oltre 6 ore gli scontri si susseguirono violenti, e da entrambe le parti si combatteva con accanimento e valore, entrambi gli schieramenti erano infatti guidati da comandanti che si ponevano in prima linea e combattevano incitando i propri uomini, Garibaldi in un’occasione rischiò addirittura di essere travolto dalla cavalleria borbonica.
Del Bosco chiese insistentemente rinforzi alla guarnigione della fortezza di Milazzo, ma inutilmente, il comandante della piazzaforte si rifiutava di prendere ordini data la sua maggiore anzianità di servizio. A quel punto Del Bosco iniziò ad indietreggiare verso l’abitato, e in questo momento arrivò sul teatro delle operazioni la moderna pirocorvetta Tukory, unità ex borbonica (si chiamava “Veloce”) consegnata alla marina sarda dal corrotto capitano Amilcare Aguissola. La Tukory con i suoi 10 cannoni prese a bombardare l’ala destra dello schieramento borbonico, Del Bosco non poté tentare nessun contrattacco sotto quel fuoco e senza rinforzi; decise allora di ripiegare nella fortezza dove le sue forze rimasero fino al 25, giorno in cui si imbarcarono per Napoli in conformità al patto per l’evacuazione della Sicilia, firmato dal maresciallo Tommaso de Clary e dal generale Giacomo Medici a seguito della convenzione voluta dal ministro della guerra napoletano Pianell. La battaglia era conclusa anche se era costata ai garibaldini una quantità enorme di perdite, di gran lunga superiori a quelle dei borbonici.
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