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Seconda battaglia dell’Isonzo o Battaglia del San Michele (Friuli - Venezia Giulia)

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Data 18 luglio - 3 agosto 1915
Luogo Valle dell’Isonzo (Friuli-Venezia Giulia)
Contendenti Impero austriaco / Regno d’Italia
Effettivi 130 battaglioni / 260 battaglioni
Perdite 47.000 / 41.000
Esito l’offensiva italiana è arrestata l’Austria perde alcuni territori

Seconda battaglia dell’Isonzo o Battaglia del San MicheleIl 18 luglio 1915 parte la seconda grande offensiva che impegna la IIª e la IIIª Armata, quest’ultima deve prendere il monte San Michele (cardine dell’intero fronte carsico) e il Monte Cosich, la seconda dovrà tenere occupato il nemico per evitare che dirotti rinforzi a contrasto dell’azione della IIIª. Ad un primo assalto verso le località di Bosco Cappuccio, Bosco Lancia e Bosco Triangolare, seguì il 20 alle 17.30 quella verso l’obiettivo principale,, il San Michele, gli italiani con grande sforzo riuscirono a sloggiare le posizioni nemiche ma non a consolidarsi sufficientemente, così i contrattacchi austriaci lo fecero cadere di nuovo, nei giorni successivi si ebbe lo stesso spettacolo più volte, il San Michele venne preso e perso più volte. Così accadde anche per altre posizioni, le trincee, poco distanti tra loro, venivano avvicendate nel possesso in continuazione, lasciando ogni volta enormi quantità di caduti sul terreno.
La seconda Armata ottenne dei successi conquistando il Monte Rosso e il Monte Nero e tenendo impegnati gli austriaci nella zona di Plava e del monte Sabotino. I risultati per cui si patirono sacrifici enormi, non furono però quelli sperati, iniziava a delinearsi l’aspetto fallimentare della tecnica delle “spallate” voluta da Cadorna. L’alto comando valutò che il coordinamento con l’artiglieria era insufficiente, anche la consistenza stessa di quest’ultima lo era rispetto allo strapotere tattico della difesa, andavano dirottate sull’Isonzo altre artiglierie prima di ripartire all’attacco. I nidi di mitragliatrici, le trincee ben protette, i vari sistemi di reticolati erano troppo efficaci contro la fanteria, l’attacco fu quindi interrotto il 3 agosto. Morti, feriti e dispersi da ambo le parti erano in totale quasi 90.000, e l’ecatombe era solo all’inizio.
Ma c’è dell’altro, tirate le somme dei primi due grandi attacchi, nella mente dei comandi iniziò a delinearsi una cruda considerazione, quel tipo di guerra, se proseguiva con tali modalità, era solo un sistema di logoramento, come in una partita a dama, avrebbe vinto chi semplicemente aveva mangiato più pedine e ne aveva perse meno, il soldato prendeva sempre di più la forma di pura e semplice carne da cannone senza altro valore che il numero.


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Di seguito la testimonianza di un fante che prima della battaglia scrisse le ultime lettere alla madre e morì durante gli scontri su Monte Cucco vai all’articolo

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