Data 11-19 marzo 1916 Luogo valle dell’Isonzo Friuli Venezia Giulia Contendenti Regno d’Italia / Impero Asburgico Forze in campo 286 battaglioni / 100 battaglioni Perdite 1.882 / 1.985 Esito offensiva italiana respinta
Le precedenti offensive sull’Isonzo non hanno prodotto significativi mutamenti nella linea del fronte tra Regno d’Italia e Impero austriaco, oltre tutto, Oslavia, precedentemente strappata agli austriaci fu di nuovo persa in gennaio (azione ben raccontata dal fante Gultiero Castellini pg 87). Ora però un nuovo attacco urge non tanto per gli obiettivi italiani ma perché la guerra al fianco degli alleati impone uno sforzo congiunto, serve un’azione che induca gli austriaci a credere in una offensiva generale tale da imporre la necessità di richiamare truppe dal fronte occidentale, dove infuria una delle più grandi battaglie della guerra, la battaglia di Verdun, iniziata e febbraio e che si protrarrà fino a dicembre.
L’attacco, data la sua natura, non aveva obiettivi precisi anche se la pressione maggiore fu esercitata sulla testa di ponte di Tolmino, partirono attacchi vari verso il Mrzli, il S.Maria, il Podgora, la cima 4 del Monte San Michele, la Cappella Diruta e San Martino del Carso. L’azione fu preceduta da un massiccio bombardamento di artiglieria che iniziò l’11 marzo e durò due giorni e due notti, poi, il 13, iniziò l’attacco delle fanterie che però si risolse in tante piccole battaglie slegate tra loro, poco più che scaramucce che solo in alcuni settori raggiunsero intensità elevate, nel complesso le azioni risultano essere più il frutto di iniziative personali dei vari comandi che azioni coordinate dall’Alto Comando. Si tenta anche di prendere il Podgora, lo scudo di Gorizia, che però nonostante l’eroico sforzo di molti soldati resiste, grazie ad un efficacissimo sistema di fortificazioni e gallerie. Il 19 marzo col peggioramento delle condizioni meteo, l’azione viene interrotta.
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