Data 31 ottobre – 4 novembre 1916
Luogo Carso, Friuli Venezia Giulia
Contendenti Regno d’Italia / Impero Asburgico
Esito avanzamento italiano di qualche chilometro
L’autunno particolarmente cattivo sul piano meteorologico lasciava pochi dubbi su come sarebbe stato l’inverno, eppure i comandi italiani già dopo l’ottava offensiva volevano scatenare un nuovo attacco contro le difese carsiche prima che tutto fosse bloccato dalla cattiva stagione. L’attacco fu rinviato più volte sempre a causa del tempo, si arrivò a fine ottobre senza essere riusciti a fare nulla, le operazioni ebbero inizio solo il 31 ottobre, la linea da attaccare in questa operazione era quella passante per Colle Grande (Veliki hrib-Cerje)-Pecinca (Pečinka)-Bosco Malo, e possibilmente l'attigua Dosso Fàiti-Castagnevizza-Sella delle Triencee.
Il bombardamento di artiglieria che doveva precedere l’attacco durò 24 ore, al termine del quale il 1° novembre, ancora una volta le fanterie si lanciarono all’attacco. Alcune conquiste si ebbero nella zona collinosa a est di Gorizia, nonostante l’accanita difesa austriaca e le avverse condizioni ambientali che in alcuni punti videro i fanti affondare nel fango fino alla cintola. Si tentarono ulteriori avanzamenti senza troppi successi, la difesa era accanita e le condizioni operative avverse. L’11° Corpo d’armata aveva sfondato nel suo settore e conquistato importanti posizioni sul Veliki Hribach e sul Pecinka, il contrattacco nemico non tardò e violentissimo si scagliò prima con un diluvio di proiettili di artiglieria, poi verso le 4 del 2 novembre con l’assalto delle fanterie che attaccarono le posizioni tenute dalla 45ª divisione. Questa avrebbe ceduto se l’accanita resistenza della brigata Barletta non si fosse protratta per 12 ore permettendo l’arrivo dei rinforzi.
Verso Castagnevizza qualche conquista la si riuscì ad ottenere, mentre a sud, l’Hermada si confermava un osso duro, riuscendo a resistere a tutti gli attacchi. Il 2 Cadorna decise di sospendere l’attacco per mancanza di rifornimenti anche se gli scontri ripresero comunque il 3 e il 4 in conseguenza ad un arretramento degli austriaci che assunsero posizioni meglio difendibili, le truppe italiane a questo punto presero le trincee del monte Fajti.
Nel complesso si avanzò solo di qualche chilometro, le perdite sofferte ammontarono a 39.000 soldati tra morti, feriti e dispersi per gli italiani e 33.000 per gli imperiali.
Intanto, mentre si fanno i conti con perdite e materiali consumati, si aggiornano le cartine e ci si prepara per l’imminente inverno, il vecchio Imperatore Francesco Giuseppe muore, è il 21 novembre, con lui se ne và uno dei grandi protagonisti dell’800 europeo e anche uno dei principali antagonisti delle rivendicazioni italiane. Gli succede il nipote (l’erede diretto era morto nell’attentato di Sarajevo che sveva costituito il pretesto per l’inizio della guerra) Carlo I, che oltre ad un trono in disfacimento eredita una guerra che non ama e non ha voluto. Fa proposte di pace a Francia e Inghilterra che cadono nel vuoto, fornendo però il pretesto per declinare a queste ultime le responsabilità sul protrarsi della guerra.
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