Data 11 aprile 1848
Luogo Castelnuovo del Garda
Contendenti Volontari italiani / Impero Austroungarico
La prima Guerra d’Indipendenza infuria da settimane, le 5 giornate hanno scosso Milano a marzo, l’esercito sabaudo dopo aver varcato il Ticino, il 5 aprile è sull’Oglio e tra l’8 e il 9 forza il Mincio preparandosi ad assaltare le città fortificate di Peschiera e Mantova.
Nel frattempo oltre alle truppe si sono mossi anche gruppi di volontari, in particolare due colonne, una partita da Milano e guidata da Luciano Manara (che morirà poi nella difesa della Repubblica Romana), la seconda comasco-ticinese guidata da Arcioni. I volontari a marzo arrivarono a Brescia, e una volta sul Garda si impadronirono di alcuni battelli. Il governo provvisorio lombardo gli aveva affidato l’invasione del Trentino, cosa che fecero raggiungendo Tione l’11 aprile e dando un’ottima prova nella battaglia di Toblino. Manara decise di tentare un’operazione navale e staccò una colonna di circa 400 uomini che si imbarcò a Salò sbarcando a Cisano. Al comando della colona era il maggiore genovese Noaro.
Con una manovra fulminea i volontari riuscirono a impadronirsi di una polveriera presso Castelnuovo del Garda oltre a catturare una colonna di 100 austriaci. A questo punto Noaro prende una decisione le cui motivazioni sono ancora oggi oggetto di discussione, fa esserragliare i propri uomini all’interno dell’abitato, probabilmente per suscitare una rivolta anti austriaca anche delle fortezze vicine, o convinto che Radetzky non si fosse ancora riorganizzato o ancora che Carlo Alberto sarebbe riuscito ad arrivare in suo soccorso (ed in effetti l’esercito sabaudo si stava posizionando per il blocco di Peschiera); sta di fatto che l’errore della scelta fu enorme, la sua unità era adatta per la guerriglia non per resistere agli attacchi che di lì a poco avrebbe subito.
Appena lo seppe, Radetzky decise per una reazione atta a dare un duro esempio, forse ancora scottato per quello che era accaduto a Milano, predispose uno spiegamento di forze enorme, contro i 450 volontari, mandò fanteria e cavalleria per un totale di 2.500 uomini supportati da un parco artiglieria tale che dalle colline intorno al borgo mise in atto un bombardamento che devastò l’abitato. Successivamente, fanteria e cavalleria, divisi in tre colonne, assalirono il borgo e lo presero dopo tre ore di accaniti scontri. Sconfitti i difensori, gli attaccanti si diedero al saccheggio e a numerosi stupri, la chiesa fu profanata e una quarantina di civili uccisi, il forte vento contribuì a propagare l’incendio causato dagli scontri e completando la devastazione.
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