Data 2-3 maggio 1815
Luogo Tolentino (Macerata)
Contendenti Impero austriaco / Regno di Napoli
Forze in campo 11.938 fanti e 1.452 cavalieri / 25.588 fanti 4.790 cavalieri
Esito vittoria austriaca
La battaglia è considerata da molti la prima del risorgimento, infatti il 30 marzo 1815, Gioacchino Murat, re di Napoli, pubblica il Proclama di Rimini, primo manifesto dell'Indipendenza d'Italia dopo essersi spinto verso Nord e aver occupato Toscana, Marche e Romagna.
Inizialmente per le armi napoletane ci furono varie vittorie ma la superiorità numerica degli austriaci era un peso difficile da contrastare all’infinito. La scelta di Tolentino fu del re di Napoli, che conscio della sua inferiorità numerica scelse un terreno che si adattava ad affrontare separatamente le armate nemiche, rispettivamente forti di 12.000 uomini (quella del maresciallo Binachi) e 11.000 quella del generale Neipperg. Ai napoletani serviva una vittoria rapida perché oltre ad essere pochi avevano gravi problemi di approvvigionamento e di armi.
Le avanguardie imperiali occuparono Tolentino mentre l’armata napoletana si fortificò a Macerata e il 30 aprile giunse il re Gioacchino che fu accolto dall’esercito schierato in assetto da battaglia.
Lo scontro tra i due eserciti si aprì attraverso le rispettive avanguardie che all’alba del 2 maggio si affrontano lungo la vallata che porta a Sforzacosta. Presto anche il grosso degli eserciti entra in azione e gli scontri si susseguono violenti per tutta la giornata, i napoletani riescono a conquistare il fosso di Cantagallo ed il Castello della Rancia. All’una di notte cessa lo scontro, Bianchi è in svantaggio e decide di impostare la battaglia del giorno successivo sulla difensiva preparandosi ad una eventuale ritirata verso Serravalle.
Il giorno successivo il copione sembra ripetersi, nonostante la nebbia ed un conseguente rallentamento dell’avanzata napoletana, i partenopei sono ancora in vantaggio, riescono infatti a conquistare le alture di Cantagallo ed a far indietreggiare l'esercito Austriaco nella vallata del Chienti e dopo terribili combattimenti alla baionetta i partenopei occuparono anche il Casone. La posizione dominante dell’artiglieria austriaca però rallentò molto l’avanzata e fiaccò il morale degli assalitori, che erano comunque ancora in vantaggio quando Murat decise prematuramente di ritirarsi dal campo.
La decisione purtroppo era ben motivata, Gioacchino infatti aveva ricevuto due dispacci con pessime notizie sui movimenti delle altre forze austriache, il rischio di essere tra due fuochi di forze soverchianti ed essere annientato era troppo alto per non interrompere lo scontro. La battaglia finiva lì insieme alle speranze di quel primo tentativo di indipendenza d’Italia.
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