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Battaglia di Gorizia o 6° Battaglia dell'Isonzo (Friuli Venezia Giulia)

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Pubblicato in : Battaglie, Battaglie moderne (700, 800, 900)

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Data 6-17 agosto 1916
Luogo Gorizia
Contendenti  Regno D’Italia / Ampero Austriaco
Forze in campo 22 divisioni / 9 divisioni
Perdite 51.000 (di cui 21.000 morti) / 40.000 ( di cui 8.000 morti)
Esito vittoria italiana

Le battaglie dell’Isonzo furono una interminabile ecatombe di morti, come lo furono anche le altre battaglie delle Grande Guerra su tutti i fronti, appena il confronto divenne di trincea. Tale condizione era determinata dalla superiorità di partenza che la difesa aveva sull’attacco. Reticolati, mitragliatrici e cannoni, rendevano ogni attacco effettuato a mezzo di fanterie lanciate all’assalto, uno stillicidio ogni volta più sanguinoso. Sul fronte italiano, la cosa era ancora più marcata dal fatto che le posizioni di partenza italiane, erano di solito ad un’altitudine minore, erano cioè, quasi sempre dominate dalle posizioni nemiche, sia in Trentino che sul fronte dell’Isonzo, il quale scorre per quasi tutto il percorso in fondo ad una stretta valle.
Nell’estate del ’16 il comandante austriaco Franz Graf Conrad von Hötzendorf, per rafforzare la sua posizione sul fronte del Trentino e preparare un attacco, preleva delle truppe dal fronte dell’Isonzo e le fa trasportare in Trentino, Cadorna fa l’esatto contrario: preleva truppe dal Trentino, le sposta sull’Isonzo e attacca massicciamente. Gli austriaci non riescono a reggere e arretrano, lasciando nelle mani italiane la città di Gorizia, uno dei simboli delle aspirazioni italiane in quella guerra. Gli austriaci corrono ai ripari e fanno affluire truppe per evitare uno sfondamento, ma Cadorna, soddisfatto della vittoria, interrompe l’attacco il 17. Sul piano psicologico si trattò di una grande vittoria che diede morale a soldati spossati da carneficine continue e senza risultati; va osservato però che le perdite furono eccessive per il risultato oggettivo ottenuto, come al solito, seppur vittoriosa, la strategia prevedeva un tipo di attacco che non teneva conto dei rischi per la vita dei soldati. Inoltre, il gran numero di dispersi, sottolineava ancora una volta quale fosse il divario esistente in fatto di artiglierie che, l’Austria possedeva in gran numero e quindi riusciva a fermare un gran numero di attaccanti lungo il tragitto dell’assalto, tali caduti rimanevano talmente dilaniati dalle granate esplosive delle artiglierie, da rimanere irriconoscibili ed essere segnalati come dispersi.


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