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Battaglia del Solstizio o seconda battaglia del Piave (Veneto)

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Pubblicato in : Battaglie, Battaglie moderne (700, 800, 900)

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Data 15-26/06/18
Luogo regione alpina orientale
Contendenti Impero Austro-Ungharico / Regno d’Italia
Perdite 90.000 morti, feriti, dispersi / 150.000 morti, feriti, dispersi
Esito vittoria italiana

La seconda battaglia del Piave, la battaglia del solstizio, è quella che per gli austriaci deve togliere di mezzo l’Italia. Dopo la sconfitta di Caporetto e la battaglia d’arresto che fermò gli invasori austro-tedeschi sul Piave, i tentativi di sfondamento degli imperi centrali non avevano avuto, per mesi, ulteriori colpi di scena. Con l’avvicinarsi dell’estate del ’18, la situazione degli imperi centrali, sul piano dei rifornimenti, sia alimentari che di materie prime, si faceva sempre più complicata. I rifornimenti americani, almeno sul fronte occidentale, iniziavano ad avere un peso effettivo sul bilancio della guerra, urgeva eliminare un fronte al più presto.
Il generale Conrad voleva che l’attacco principale si sviluppasse sul Grappa, Boroevic, comandante delle armate del Piave, riteneva che l’attacco principale doveva avere come direttrice principale le Grave di Papadopoli. L’imperatore commette l’errore di accontentare entrambi e quindi le sue truppe vengono troppo diluite lungo il fronte.
Il piano è ambizioso e mette in campo tutte le forze disponibili, l’alto comando austro-ungarico è sicuro del successo, tanto che si fanno preparare timbri e targhe ricordo per l’occupazione di Milano e di Venezia, addirittura si prepara una cerimonia per consegnare all’imperatore in trionfo il bastone di maresciallo a Vicenza.
Ma l’alto comando italiano riesce a scoprire la data dell’imminente attacco, i canali sono molteplici, prigionieri catturati, disertori ma anche azioni di spionaggio in terra nemica, come quella organizzata dalla III° armata del Duca D’Aosta.
I pezzi degli scacchi si dispongono, due milioni di uomini su 138 chilometri di fronte, supportati 15.000 pezzi d’artiglieria e 1200 aerei. Le difese italiane sono pronte all’urto e gli austriaci sono convinti di sorprendere i nemici, eppure, proprio loro resteranno sorpresi poiché in molti settori del fronte le artiglierie italiane inizieranno un intenso fuoco di contropreaparazione prima ancora che quelle nemiche inizino quello di preparazione. I difensori sono stati spostati per non essere colpiti direttamente dal fuoco nemico, mentre gli attaccanti sono investiti in pieno nei punti di raccolta, di sbarco e nei passaggi obbligati.
La massa umana degli attaccanti però, è talmente enorme che questi riescono a sbarcare in più punti oltre il Piave e conquistano numerosi capisaldi sul Grappa, dove però, i contrattacchi sono immediati e violentissimi e i pochi avanzamenti territoriali vengono ben presto eliminati.
Già alla fine del primo giorno i comandi austriaci si rendono conto che l‘attacco è fallito e nonostante sulle varie teste di ponte si continua ad insistere nella speranza di un cedimento della linea italiana, questo non avverrà mai, gli ultimi strascichi della battaglia si trascineranno inutilmente fino al 26 con un nulla di fatto per gli imperi centrali che date le enormi perdite subite, perdono definitivamente l’iniziativa.


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