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Battaglia di Mentana (Lazio)

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Pubblicato in : Battaglie, Battaglie moderne (700, 800, 900)

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Data 3/11/1867
Luogo Mentana (Roma)
Contendenti Francia, Stato Pontificio / garibaldini
Forze in campo 5.700 /8.000
Perdite 32 morti 140 feriti / 150 morti 220 feriti
Esito sconfitta dei volontari garibaldini

Nella mente di Garibaldi, come in quella degli altri padri della patria, nonché della parte della popolazione più addentro alle questioni politiche, l’ossessione-proposito di portare Roma nello stato Italiano come capitale non si era mai sopito. La convenzione firmata con la Francia il 15 settembre 1864, con la quale il Regno d’Italia, non solo rinunciava a Roma, ma si impegnava a difendere lo stato pontificio, era un semplice arrivederci. Garibaldi e i suoi volontari avevano provocato scaramucce varie ai confini, (la più grave, fu un vero tentativo di invadere lo stato pontificio e culminò col ferimento di Garibaldi e la sua cattura all’Aspromonte)  causando non pochi grattacapi al governo sabaudo che temeva un intervento di quella Francia che non vedeva l’ora di immischiarsi e intromettersi negli affari italiani.
Ogni giorno che passava aumentava la fama internazionale di Garibaldi, con una impennata ulteriore dopo la guerra austro-prussiana, ( III guerra di indipendenza ) nella quale fu l’unico generale italiano a battere gli austriaci. Garibaldi non perdeva occasione per sconfessare gli intenti di facciata del regno, lui voleva Roma All’Italia e non ne faceva mistero, neppure in assise internazionali come al congresso di pace a Ginevra, il 9 settembre 1867, in cui definì lo stato pontificio “negazione di Dio ... vergogna e piaga d'Italia”.
I margini di manovra che aveva il generale, gli permisero di preparare la sortita verso il Lazio, ma l’effetto sorpresa non ci fu e la Francia ebbe tempo di preparare una spedizione. Inoltre le truppe papali si posero in allerta, i rari tentativi di scatenare un’insurrezione generale a Roma fallirono, fatta eccezione per qualche scontro o attacco, come l’attentato del 22 ottobre alla caserma Serristori, che causò 23 morti tra gli zuavi pontifici. Intanto, Garibaldi, in attesa della sollevazione del popolo, fermò l’avanzata dei suoi 8'000 uomini e prese posizione fra Tivoli, Acquapendente e Monterotondo.
L’attendismo però, fu fatale al condottiero nizzardo, infatti i francesi riuscirono a raggiungere i papalini prima dello scontro e si presentarono con cavalleria, artiglieria e il nuovissimo fucile a retrocarica chassepot modello 1866, tutte cose che i volontari non sognavano neppure di avere. Il 3 novembre alle 2 del mattino, le truppe franco-papali uscirono da Roma ad intercettare Garibaldi, ciò avvenne presso Mentana. I presidi esterni alla città vennero sloggiati rapidamente, Garibaldi decise di chiudere dietro le mura della città i suoi uomini. La resistenza fu accanita e tutti gli attacchi dei francesi vennero frustrati dall’insuccesso e dai numerosi contrattacchi. Durante la notte Garibaldi tentò una sortita per colpire lo schieramento nemico sui fianchi ma non riuscì a sfondare; intanto tre compagnie di zuavi occuparono la strada tra Mentana e Monterotondo. Il generale Nizzardo si reca sul posto, ma appena lo fa i difensori di Mentana vengono attaccati pesantemente, le difese cedono e i volontari fuggono verso Monterotondo, altri restano a difendere il castello ma alla fine della giornata si arrendono, il generale a quel punto, rientra nel territorio del Regno d’Italia con 5.000 uomini.
Garibaldi ebbe più tardi modo di regolare i conti con Napoleone, quando l’impero cadde sotto l’urto delle divisioni prussiane, lui accorse a difendere la neonata Repubblica, e ottenne risultati che l’esercito francese non riuscì neppure a sognarsi. La città di Digione, presidiata dai volontari, fu investita dall’attacco di 4.000 prussiani, Garibaldi ne uscì vincitore e catturò le insegne del 61° reggimento Pomerania.
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