Luogo Ortona
Contendenti paracadutisti tedeschi / fanteria canadese
Esito conquista di Ortona da parte degli alleati
Ortona, negli schemi difensivi tedeschi, si trova inserita nella linea Gustav che si estendeva dalla foce del Garigliano alla foce del fiume Sangro, a sud di Pescara, passando per Cassino. I tedeschi in ritirata vi giungono quando Re Vittorio Emanuele, imbarcato sulla corvetta “Baionetta”, ha raggiunto Brindisi. Il 10 settembre i militari tedeschi si mettono al lavoro per trovare punti strategici per meglio difendere la città. I tempi per le operazioni di difese ci sono, il 28 lo stesso Kesserling, comandante delle truppe tedesche in Italia, giunge per un sopralluogo. Iniziano i primi bombardamenti per ammorbidire le difese in allestimento, ma le truppe alleate arriveranno al Sangro solo il 29 novembre e prima che riescano ad impossessarsi di Lanciano e arrivare a ridosso del fiume Moro, bisognerà attendere il 3 dicembre. Il guado del Moro avviene tra mille peripezie e in condizioni meteorologiche a dir poco proibitive, piove a dirotto da giorni e il fiume è ingessato e turbolento, le truppe canadesi del generale Vokes lo attraversano l’8 dicembre, raggiungendo il centro di Rogatti per dirigere poi su Ortona che sarà raggiunte il 19.Arrivati a Ortona i canadesi incontrano poca resistenza, l’avanzata verso il centro storico sembra agevole, duri scontri si verificano solo nella parte sud-est per conquistare la chiesa di Santa Maria di Costantinopoli che in serata viene presa. Sempre in serata i canadesi procedono per piazza della vittoria, portandosi all’imbocco di corso Vittorio Emanuele. Quando la vittoria sembra vicina appare chiaro che la situazione di tranquillità nasconde una trappola, le case lungo il corso sono tutte minate e vengono fatte saltare quando i canadesi vi entrano per conquistarle o quando il loro crollo può determinare un rallentamento dell’avanzata di contingenti in movimento. Lo scontro si inasprisce in maniera vertiginosa, e diventa guerriglia casa per casa. Per non essere esposti al tiro proveniente dai vari gruppi di macerie che nascondono truppe tedesche, i canadesi avanzano demolendo dall’interno degli edifici i muri di separazione tra un edificio e l’altro, riescono spesso a percorrere intere vie senza scendere mai in strada. La tecnica tedesca però, studiata in Russia, miete numerose vittime tra i nemici, molti edifici infatti vengono abbandonati, poi, appena i canadesi li occupano, i paracadutisti tedeschi si introducono a piccoli gruppi, li minano e li fanno saltare. “ Per noi la città era una trappola, Ogni cosa che si toccava saltava in aria. Era un incubo. Ho visto morire moltissimi miei compagni” racconta il soldato Shmit Smokey. Il giorno di Natale viene consumato un irreale pranzo solenne nella chiesa di Santa Maria di Costantinopoli, le compagnie mangiano a turno poi tornano in linea a combattere. Gli scontri procedono durissimi fino al 28 dicembre quando gli ultimi paracadutisti tedeschi iniziano a ripiegare lasciando Ortona in mano ai canadesi.
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