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Battaglia di Novara (Piemnte)

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Pubblicato in : Battaglie, Battaglie moderne (700, 800, 900)

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Data 23/03/1849
Luogo Novara
Contendenti Regno di Sardegna / Impero Austriaco
Forze in campo 100.000 (non tutti presero parte allo scontro) / 70.000
Esito sconfitta piemontese

La battaglia di Novara, viene ricordata anche come battaglia della Bicocca, per via del nome del sobborgo presso Novara, dove gli scontri ebbero inizio. La battaglia ha come preludio, il 12 marzo, la rottura del trattato con l’Austria, seguito alla sconfitta di Custoza. Già il 14 gli austriaci lasciarono i ducati di Modena e Parma, in quest’ultimo, il municipio prende il potere in nome di Carlo Alberto. Il 19 e il 20 marzo Josef Radetzky, comandante delle forze austriache, riesce a passare il Ticino, cosa che venne imputato all’errore (forse voluto) del generale Ramorino, noto repubblicano, che si era portato nell’Oltrepo’ pavese, tagliandosi fuori dalle operazioni cosa che  questo gli costò un processo e la condanna a morte eseguita il 22 maggio.
Intanto nella loro avanzata, gli austriaci, opponendo un intero corpo d’armata a due sole brigate piemontesi, ottennero una vittoria presso Mortasa. Nello stesso giorno i piemontesi vinsero a Gambolo, San Siro e alla Sforzesca. Intanto a Novara gli austriaci attaccarono con il II Corpo d’armata, di Constantino d’Aspre, i piemontesi che opposero validamente le forze comandate da un generale polacco di nome Wojciech Chrzanowski che, riuscì a ricacciare gli attacchi nemici ma mancò l’opportunità del contrattacco decisivo per annientare le forze di d’Aspre, e addirittura iniziò un discusso ripiegamento.  Radetzky che aveva commesso l’errore di condurre il grosso dell’esercito a Vercelli, comprese che doveva spostarsi verso Novara e così fece. La città fu investita il 23 marzo e per l’armata sarda non ci furono possibilità di resistenza.
Carlo Alberto, dopo la cocente sconfitta, decise di abdicare e si ritirò in Portogallo dove morì pochi mesi dopo. Il nuovo Re, Vittorio Emanuele II, firmò l’armistizio a Vignale il 24 marzo. Le clausole austriache non furono in effetti pesantissime, per varie ragioni: in primo luogo l’Austria non voleva dare pretesti a insurrezioni popolari nelle terre italiane appartenenti all’impero, inoltre sapeva che la Francia avrebbe mal tollerato una sua ulteriore espansione in Italia, ed infine, sperava che il nuovo sovrano facesse carta straccia dello statuto di suo padre, cosa che Vittorio Emanuele non fece, anzi, promosse e appoggiò quella politica che avrebbe portato l’Italia all’unità.
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