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Affondamento della corazzata Roma (Sardegna)

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Pubblicato in : Battaglie, Battaglie moderne (700, 800, 900)

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Data 09/09/1943
Luogo golfo dell’Asinara (Sardegna)
Contendenti Regno d’Italia / Germania
Perdite 1393
Esito affondamento della corazzata Roma e danneggiamento dell’Italia

La corazzata Roma era l’ultima nata tra le grandi navi di linea in casa della Regia Marina apparteneva alla classe Littorio di cui era parte anche Vittorio Veneto, e che, se la guerra non ne avesse interrotto i lavori, avrebbe avuto anche la Impero.
Al momento delle trattati armistiziali il grosso della flotta da battaglia italiana era a La Spezia in clima di grande fermento, nessuno aveva neppure vagamente informato neppure i comandi più alti dell’esistenza di trattative in corso per chiudere la guerra, la fibrillazione che vivono comandanti ed equipaggi è dovuta alla consapevolezza che si preparano allo scontro finale, credono loro, contro gli alleati che si stavano avvicinando alle coste di Salerno, il fior fiore delle forze navali italiane avrebbero dovuto avere il disperato compito di fermarli.

Tutto è pronto quando viene comunicata la stipula dell’armistizio, è l’8 settembre l’armistizio è stato firmato il 3, ma nessuno, all’interno delle forze armate, ne era stato informato e i funesti risultati saranno evidenti in molte situazioni. Emblematica e assolutamente descrittiva dello stato d’animo dei valorosi che avevano fino ad allora combattuto e che avrebbero continuato a farlo con onore per altri due anni, è la frase di un grandissimo Alberto Sordi che nel film: tutti a casa, cerca di contattare i comandi per capire il vero stato della situazione, in tale occasione riferisce che poiché si vedeva attaccato sia dai tedeschi che dagli alleati ipotizzava un’alleanza tra i due a danno dell’Italia.
Ma torniamo a Bergamini che non vuole consegnare la flotta, vorrebbe autoaffondare le navi pur di non farle cadere in mani straniere, Il capo di Stato Maggiore De Courten lo dissuade e la flotta parte per Malta passando per la Maddalena. Nel tragitto si accodano altre unità provenienti da Genova, quando la flotta si riunisce è uno spettacolo per gli occhi, sono 22 bellissime navi, in testa, con le insegne dell’ammiraglio, procede, imponente e regale, la corazzata Roma.

Ma la Maddalena è stata presa dai tedeschi e Bergamini ne viene informato tardi, da ordine di invertire la rotta e così la Roma si ritrova a chiudere la colonna. Alle 15.15 avviene il primo attacco aereo, le navi manovrano bene ed evitano tutte le bombe riuscendo anche a colpire un velivolo nemico. Il peggio però deve arrivare, alle 15.50 compaiono alla vista delle navi italiane una dozzina di Dornier Do 17 K, il loro carico di bombe annovera le nuove FX 1400, armi teleguidate che colpiranno sia la corazzata Italia, non gravemente, che la Roma. Quest’ultima sarà colpita due volte, una in particolare, verso il centro della nave si apre un varco passando per un fumaiolo fino ai depositi delle polveri da sparo, la deflagrazione che ne consegue è immensa, una torre dell’armamento principale (1.500 tonnellate, come un caccia torpediniere) viene scagliata fuori bordo, una ventata ad altissima temperatura investe la torre di comando contorce le lamiere corazzate, uccide tutto lo stato maggiore. Entro pochi minuti la nave si arresta e sbanda fino a capovolgersi, poi si spezza in due e affonda, trascinando con sé quasi tutto l’equipaggio 1393 uomini.

La fine di questa nave, punto più alto dell’evoluzione della nostra ingegneria navale nel secondo conflitto mondiale, per le sue modalità, è l’emblema: sia del tramonto di un tipo di arma, la corazzata, sia dei drammi e dei lutti che gli errori di comunicazione, dolosi o colposi che fossero, perpetrati dalle autorità italiane nei confronti della popolazione e delle forze armate, avrebbero arrecato in quei convulsi giorni, agli uomini e alle donne del nostro paese.





Di seguito due interessanti filmati dell’istituto Luce che ricostruiscono le ultime ore della Corazzata Roma attraverso filmati d’epoca, ricostruzioni 3D e testimonianze dei sopravvissuti.



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