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Bombardamento di Genova (Liguria)

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Pubblicato in : Battaglie, Battaglie moderne (700, 800, 900)

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Data 25/03-11/04, 1849
Luogo Genova
Contendenti rivoltosi di Genova / Regno di Sardegna
Esito sopraffazione dei rivoltosi

La potenza della Repubblica Marinara di Genova sbiadisce ed è un ricordo, già prima della rivoluzione francese. Il segno evidente fu la cessione della Corsica alla Francia col trattato di Versailles del 1768 prima e poi con il trattato di Vienna del 1815, dopo la caduta di Napoleone, con cui Genova, assieme al resto della Liguria, venne annessa al Piemonte perdendo definitivamente l’indipendenza. Il porto iniziò a lavorare sempre meno e il peso della potenza marittima inglese anche in mediterraneo aumentò.
Intanto il Piemonte si trova impegnato in una guerra contro l’Austria e viene pesantemente sconfitto a Novara, gli echi della battaglia arrivano a Genova accompagnati da nefasti presagi per un eventuale arrivo degli austriaci in Liguria, la preoccupazione crebbe assieme a tumulti vari e il 25 marzo 1849 il comandante la Piazza Gen. De Asarta decise di decretare lo stato d’assedio. Si formò un triunvirato che non voleva riconoscere l’armistizio con l’Austria e chiedeva a Torino di trasferire il parlamento a Genova, da molti questo atto viene interpretato come uno sprono dei genovesi a continuare la lotta. A  Torino però la manovra viene vista come un colpo di stato di matrice repubblicana e si corre ai ripari mandando l’esercito, Alfonso La Marmora arriva con un contingente di 19.000 bersaglieri, quando in città, già erano iniziati una serie di scontri che la storia ha molte volte dimenticato.
Il primo fatto si ebbe davanti a Palazzo Ducale dove un gruppo di studenti e cittadini capeggiati da Alessandro De Stephanis, si scontrò con un distaccamento regio. Nei giorni successivi la rivolta aumenta, anche gli inglesi si preoccupano della situazione e minacciano di intervenire. Il 30 marzo la Guardia Nazionale aderisce alla rivolta e arma numerosi cittadini, i piemontesi spostano alcune artiglierie in posizione elevata, e quando il volontari e la Guardia Nazionale infransero le porte della darsena e si unirono ai marinai, i piemontesi aprirono il fuoco con l’artiglieria. Ma i volontari riuscirono a prendere le alture che dominano l’Arsenale, l’attacco fu furibondo e alla fine carabinieri e granatieri di sardegna si arresero, era il 2 aprile.
I genovesi iniziarono una serie di azioni di autogoverno, da una parte, indipendentiste, dall’altra unitarie, ma in un senso diverso da quello inteso dai Savoia, l’idea di una confederazione di stati uniti non per annessione ma per libera adesione era lo spunto di tali diverse azioni.
Nel frattempo però, La Marmora arriva con i suoi bersaglieri, mentre gli inglesi bombardano la città dalla corazzata Vengeance, a niente serve l’intervento della cannoniera genovese “La Valorosa”, in città si combatte casa per casa con morti, feriti e danni alle abitazioni. I frati cappuccini cercano di prestare soccorso ma l’impresa è ardua. Il 5 aprile l’attacco è massiccio, e viene condotto anche a mezzo di mortai, decine e decine sono i morti, l’11 tutto tace, la città è in mano alle truppe regolari. Le cronache ci parlano anche di saccheggi, furti e violenze di ogni tipo perpetrate dalle truppe, episodi che non rendono onore alla storia dell’arma dei bersaglieri, da sempre simbolo di amor patrio, fedeltà alla nazione e lealtà. Per cercare perdono dall’onta di questa grave macchia, Il 7 maggio 1994 una delegazione, guidata dal presidente nazionale, Gianni Romeo, si recò alla chiesa di Nostra Signora di Loreto, in Oregina per deporre una corona sulla lapide in onore Alessandro De Stefanis, come gesto di riconciliazione nazionale ma anche come richiesta di perdono che i bersaglieri rivolgevano alla città; anche il duca Amedeo d'Aosta in occasione del raduno dei bersaglieri del ’94 coglieva occasione per chiedere scusa a Genova.
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