Luogo Agnadello, tra Cremona e Bergamo
Contendenti Francia / Repubblica di Venezia
Forze in campo 30.000 / 15.000
Perdite 14.600
Esito Vittoria della lega di Cambrai
Per tutto il XV secolo, la Repubblica di Venezia si espanse sulla terra ferma dopo essersi, nei secoli precedenti, consolidata sul mare con la conquista di isole e fasce costiere utili per il suo dominio nei commerci. Ben presto però, la Repubblica entrò in conflitto con le altre potenze della penisola, sia nazionali che straniere. Nel 1495, nella battaglia di Fornovo, sconfisse, espellendolo dall’Italia, Carlo VIII di Francia. La successiva espansione verso la Romagna però, la mise in conflitto con il papa Giulio II, attorno al quale si formò nel 1508, la lega di Cambrai, cui aderirono anche Luigi XII di Francia, l'imperatore Massimiliano I, Ferdinando II d'Aragona e il Duca di Ferrara Alfonso I d'Este.
Il 15 aprile 1509, un esercito francese comandato da Luigi XII, lasciò Milano per invadere il territorio veneto. La Repubblica, consapevole della minaccia, aveva ammassato truppe nei pressi di Bergamo che erano sotto il comando dei cugini Orsini, Bartolomeo d'Alviano e Niccolò di Pitigliano. Questi avevano l’ordine di non andare allo scontro in campo aperto, ma di impegnare l’avversario con azioni di guerriglia, cosa che fecero nelle settimane successive. Comunque il 9 maggio le truppe d’invasione attraversarono l’Adda, Alviano e Pitigliano erano accampati attorno a Treviglio e non trovarono un accordo sul da farsi, Alviano voleva attaccare ma alla fine decisero di andare verso sud per trovare una posizione migliore. Durante questo spostamento avvenne il contatto tra gli opposti schieramenti, i veneziani marciavano da Vailate verso Pandino, la loro colonna si estendeva per 5 chilometri. A Cascina Mirabello, vicino ad Agnadello, la loro retroguardia agganciò la testa dell’esercito francese, al cui comando c’era Seigneur de Chaumont. I francesi mandarono avanti prima la cavalleria e poi gli svizzeri, ma poiché furono forzati dagli avversari a salire su una collina ridotta ad un pantano dall’irrigazione, non riuscirono a sfondare lo schieramento veneziano. Alviano, direttamente coinvolto, chiese aiuto al cugino che si era allontanato affermando che gli ordini ricevuti erano di non ingaggiare battaglia, quindi, proseguì la sua marcia. Le forze di Alviano furono presto accerchiate su tre lati e annientate dal grosso dell’esercito francese, che nel frattempo, era accorso in aiuto delle truppe già impegnate, Alviano fu ferito e preso prigioniero. La notizia della sconfitta raggiunse le truppe di Pitigliano causando numerose diserzioni, questo decise allora di raccogliere le forze rimaste e dirigere verso Venezia.
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