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Assedio di Firenze (Toscana)

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Pubblicato in : Battaglie, Battaglie rinascimentali

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Data 14/10/1529-12/08/1530
Luogo Firenze
Contendenti Firenze / Carlo V
Esito Resa di Firenze

Clemente VII, aveva visto mettere a sacco la città eterna nel 1528 dalle truppe tedesche al soldo dell’imperatore del Sacro Romano Impero, re di Spagna, il cattolicissimo Carlo V; la cui pur sincera e profonda fede non gli aveva impedito, per ragioni politiche, di assediare e danneggiare gravemente la sede di Pietro e di incarcerare il suo successore. Clemente però, anche lui per ragioni politiche e dinastiche, mise da parte l’umiliazione e ricordandosi di chiamarsi Giulio de' Medici, voleva che Firenze tornasse alla sua famiglia, e territori della Chiesa invasi da Venezia e dal duca d’Este, tornassero nelle sue mani. Fece pace con Carlo e lo convinse a far ragionare con la forza i riottosi fiorentini che avevano instaurato la Repubblica.
Con il trattato di Barcellona, il papa promette l’investitura del Regno di Napoli e Carlo si impegna a fargli restituire dai veneziani Ravenna e Cervia e dal duca d’Este, Modena, Reggio e Rubiera, infine gli assicura che riporterà i Medici a Firenze.
Il principe d’Orange fu incaricato della missione, con sé aveva 15.000 uomini, (tedeschi, spagnoli e italiani) con i quali si trovò ad affrontare il primo sbarramento a Spello, dove nell’accanita resistenza dei 3.000 uomini di Malatesta Baglioni lo bloccò a lungo. Perse tra gli altri uno dei suoi migliori uomini, il luogotenente Gian D’Urbino, mentre Spello reggeva agli urti degli assalitori. Quando la città cadde fu occupata e saccheggiata. Perugia fu salvata da un accordo come Cortona che resse ad un primo assalto ma poi si accordò con gli imperiali; anche Arezzo fu passata senza colpo ferire, mentre le forze repubblicane operative, convergevano per l’ultima difesa si Firenze. Il 14 ottobre gli imperiali sono sotto le mura della città e pongono il campo a Pian di Ripoli, ma essendo ancora sprovvisti delle necessarie artiglierie attesero ad attaccare i primi di novembre, dando il tempo agli assediati di prepararsi.
Quando iniziò l’attacco, gli assedianti si limitarono ad un mero bombardamento seguito da qualche infruttuoso attacco, i Fiorentini, guidati da Francesco Ferrucci, si prodigarono in pericolose sortite, provocando perdite e scompaginando gli schieramenti nemici, ma non riuscirono a rompere l’assedio, e anche un tentativo di mediare la pace, incontrò il rifiuto del papa da cui gli ambasciatori erano stati mandati.
Malatesta Baglioni, comandante generale delle difese della città, stava giocando sporco, le difese della città non erano al centro dei suoi pensieri, lui voleva solo tornare in possesso di Perugia, molti se ne erano accorti e speravano che la salvezza sarebbe arrivata da Ferrucci che però cadde eroicamente. La notizia fu un trauma ma la città voleva continuare a resistere, Baglioni non era d’accordo e disse che piuttosto che esporre la città alla distruzione, provocata dalla reazione ad una ulteriore resistenza, avrebbe voluto il congedo, cosa che gli fu concessa. Baglioni gettò la maschera e invece di congedarsi introdusse a tradimento i nemici in città, i fiorentini non trovarono la coesione per reagire ad una tale situazione e alla fine Firenze dovette capitolare, ultimo baluardo di libertà in un’Italia ormai tutta in mano a Carlo V.
Una nota interessante è che tra i più ferventi difensori della città vi fu anche Michelangelo Buonarroti, di cui rimangono ancora molti disegni, che rappresentano una pietra miliare degli studi di fortificazione moderna.
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