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La battaglia del lago Curzio, il ratto delle sabine, e la multietnicità delle origini di Roma (Lazio)

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Pubblicato in : Battaglie, Battaglie antiche

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Data 753-751
Luogo Roma, Lago Curzio (un pantano tra Palatino e Campidoglio)
Esito vittoria romana
Uno degli aspetti più anomali e azzeccati dell’evoluzione di Roma è proprio il fatto che violava la regola fondamentale sulla quale erano fondate tutte le città e le comunità in genere dell’antichità, soprattutto del mondo greco, ovvero l’unicità dell’elemento razziale. Tutte le città dell’epoca della fondazione di Roma erano comunità chiuse sul piano razziale, si faceva parte di una comunità solo se appartenenti alla stessa razza o tribù, se per le cause più varie, uno straniero si trovava a vivere in una città diversa dalla sua, anche se riusciva ad integrarsi sul piano sociale, era destinato a non fare carriera e a non entrare mai negli strati alti della comunità.

Roma era invece fondata su un patto che fin dall’inizio vide oltre ai latini la presenza paritaria di etruschi e sabini; Roma non nasceva fondata su un vincolo di sangue ma su una patto, diremo noi oggi costituzionale, questo la rendeva una città aperta ai contributi più disparati purché fossero motori di miglioramento della comunità.
“Questa spregiudicatezza originaria ha sviluppato l’intelligenza politica della classe dirigente e orientato la cultura della società romana che ha continuato a trovare naturale, quando risultasse conveniente, assorbire dall’esterno non solo persone o magari intere comunità, ma culti, istituzioni, armi, metodi di combattere e via dicendo. […] Non solo all’interno della città ma perfino all’interno della stessa famiglia etnica i patres hanno praticato la loro spregiudicatezza multirazziale. Nel contesto di un mondo nel quale l’organizzazione sociale non era concepibile al di fuori del clan era una novità straordinaria, equivalente, in politica, alla invenzione della ruota in tecnologia.” (Roma alla conquista del mondo antico)




Il modo in questa scelta è stata fata, gli storici lo tramandano attraverso l’episodio del “ratto delle sabine” , secondo il quale, ci fu un momento in cui i romani erano arrivati ad un livello di forza tale da poter tenere testa a tutti i loro vicini, ma non avevano donne, la loro forza era destinata all’estinzione. Decisero allora di mandare ambascerie presso gli altri popoli per favorire i matrimoni misti, ma le risposte furono tutte negative. I romani decisero allora di giocare d’astuzia e organizzarono grandi giochi in onore di nettuno equestre e invitarono i popoli vicini, in particolare i sabini. Durante la festa, al segno convenuto, i giovani romani, rapirono le donne e cacciarono gli uomini. I sabini se ne tornarono indietro per armarsi e organizzare una spedizione militare contro Roma.
Grazie al tradimento di una donna romana i sabini entrarono nella zona fortificata e ingaggiarono battaglia, Tito Tazio capo della tribù dei Curiti li guidava. Le donne sabine, che nel periodo tra il rapimento la spedizione per la loro liberazione, si erano affezionate ai romani; intervennero nello scontro per pacificare gli animi. Romani e sabini strinsero un’alleanza e si fusero, Tito Tazio e Romolo regnarono insieme (diarchia, primo esempio nella storia romana di esercizio collegiale del potere che sarà poi tipico del consolato repubblicano) e i sabini si stanziarono sul colle Quirinale che prese il nome dalla loro città di origine, Cures.


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