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Assedio di Gaeta (Lazio)

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Pubblicato in : Battaglie, Battaglie moderne (700, 800, 900)

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Data 5/11-13/02/1861
Luogo
Gaeta
Contendenti Regno di Sardegna/Regno delle due Sicilie
Forze in campo 18.000/16.700
Perdite 367/2.800
Esito sconfitta dell’esercito borbonico e fuga a Roma di Francesco II

L’assedio di Gaeta rappresenta la fase finale del processo di dissoluzione del Regno delle due Sicilie, ovvero quando gli elementi dell’esercito regolare di Fancesco II sopravvissuti alle precedenti battaglie si asserragliano nelle fortezze di Capua e Gaeta, ormai attaccati sia dai garibaldini che dalle truppe regolari dell’esercito piemontese, che hanno varcato il confine il 12 ottobre senza dichiarazione di guerra (ad uno stato ancora sovrano) e stanno portando sul suolo napoletano 46 battaglioni con 39.000 uomini che insieme ai garibaldini costituiscono una forza di 64.000 uomini contro 50.000 napoletani. Durante l’assedio vero e proprio si fronteggeranno 18.000 napoletani contro 16.700 piemontesi.



La necessità di risparmiare l’esercito da perdite gravose indusse il generale Enrico Cialdini, comandante piemontese a far pagare il necessario tributo di sangue alla guarnigione e alla popolazione di Gaeta che furono sottoposti ad un bombardamento di artiglieria pesante ed efficace grazie ai nuovissimi cannoni a canna rigata, che a Gaeta erano presenti solo in 4 esemplari sui 300 che difendevano la fortezza.
Nel Golfo di Gaeta erano presenti navi francesi che impedirono il blocco dal mare, ma queste dopo le pressioni di Cavour su Napoleone III, presero il mare e lo scontro tra i due regni italiani arrivò al culmine, le rispettive artiglierie, della fortezza da una parte, e degli assedianti dall’altra, vomitarono fuoco in quantità enormi, la fortezza subì ingentissimi danni come purtroppo anche l’abitato, ma lo scontro non fu a senso unico, gli assediati si batterono con onore, alcune sortite ben organizzate, una contro i bersaglieri e una seconda contro obiettivi che nascondevano le artiglierie nemiche, furono dei successi clamorosi; inoltre gli artiglieri della fortezza diedero filo da torcere sia alle batterie terrestri che alle navi Piemontesi che davano appoggio dal mare, queste ultime cadendo nel tranello degli sberleffi che gli venivano inviati si avvicinarono troppo al leone ferito e la zampata che ricevettero gli causò danni gravi a tre navi (Confidenza, Vinzaglio e Saint-Bon) che furono centrate in pieno.



Presto si diffuse anche un’epidemia di Tifo che aggiunta alle devastazioni del cannone, che causarono anche l’esplosione di alcuni depositi di munizioni, costrinsero i borbonici alla resa, il 13 febbraio 1861 alle ore 18:15 le artiglierie cessano di sparare, la guarnigione borbonica uscì dalla fortezza ricevendo l’onore delle armi, ai soldati si offrì di entrare nell’esercito piemontese o abbandonare il servizio militare.
La storia del Regno delle due Sicilie si chiudeva a cannonate, e in tutto questo la cosa che maggiormente colpisce è il vedere due regni dello stesso paese affrontarsi e infliggersi perdite enormi, uno scontro tra italiani, dove oltre tutto l’abitato subì, allo scopo di piegare la resistenza della piazzaforte, non solo danneggiamenti gravi a case, scuole e chiese, ma anche numerose perdite umane e un conseguente tracollo economico. Una brutta storia; non sapremo mai quanto questo disastro sia veramente stato indispensabile a coronare il sogno unitario, in ogni caso resta una macchia difficile da lavare.



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