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Attacco a Taranto, la Pearl Harbor italiana (Puglia)

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Pubblicato in : Battaglie, Battaglie moderne (700, 800, 900)

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Data 11 novembre 1940
Luogo
porto di Taranto
Contendenti
Regno d’Italia / Regno Unito
Esito
3 corazzate italiane, 1 incrociatore e 2 caccia-torpediniere messi fuori
combattimento


La “notte di Taranto” ecco con quale nome è ricordato l’attacco aeronavale della marina inglese contro la più munita base navale italiana. L’operazione era ben congeniata e incontrò anche il favore di una serie circostante fortunate, tale fu il fatto ad esempio che molti palloni frenati (utilizzati per rendere più difficoltoso il volo degli aerei sopra la base) non erano stati riposizionati dopo i danni dovuti al maltempo dei giorni precedenti; numerose delle reti parasiluri che dovevano ancora essere allestite intorno a molte delle navi più grandi erano ancora sulle banchine, inoltre la marina italiana non era dotata di radar per intercettare tempestivamente gli attaccanti. Infine, la gran parte della flotta era agli ormeggi, comprese le due nuovissime corazzate Littorio e Vittorio Veneto, armate ciascuna con 9 bocche da 381 mm.
L’attacco partì dalla portaerei Illustrious che incrociava a 250 km dalla base italiana, e lanciò in due ondate successive 21 aerosiluranti Swordfish, macchine di vecchia concezione, biplani di legno e tela che però si dimostrarono molto efficaci.


Dalle 22.50 dell’11 novembre1940 alle 0.30 del giorno successivo, gli apparecchi inglesi riuscirono a mettere fuori combattimento tre corazzate italiane, le due vecchie Caio Duilio e Conte di Cavour, e la nuova Littorio, che rimase fuori combattimento per parecchi mesi come la Caio Duilio. La Conte di Cavour invece, presentava danni più seri e fu riparata solo quando ormai l’Italia aveva firmato l’armistizio con gli alleati. Altre navi colpite e costrette allo stop in bacino di carenaggio furono l’incrociatore Trento e due cacciatorpediniere. Inoltre l’attacco causò danni ingenti a depositi e installazioni portuali. Per molti mesi l’equilibrio di forze in Mediterraneo fu ribaltato a favore degli inglesi, e per avere un colpo a segno di portata simile, ma a ruoli invertiti, bisognerà attendere il 19 dicembre del ‘41 quando i nostri sub della marina a cavallo dei siluri a lenta corsa detti “maiali” riuscirono a penetrare nella base di Alessandria d’Egitto e a piazzare delle cariche esplosive sotto le carene delle corazzate inglesi Valiant e Queen Elizabeth, affondandole e costringendole a lunghi mesi di lavori. Nella missione gli incursori italiani danneggiarono anche unità di scorta e mercantili, ribaltando di nuovo gli equilibri di forza mediterranei, in favore dell’Italia.
Ma tornando alla notte di Taranto dobbiamo segnalare il fatto che tra gli osservatori internazionali di quell’azione, che ne studiarono a fondo risultati e piani operativi, c’era l’ammiraglio giapponese Yamamoto, che avrebbe poi ideato l’attacco alla base navale americana di Pearl Harbor.







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