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Scontro tra “corazzate terrestri”: La Guerra dei forti nel 1915-16 (Trentino, Veneto)

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La guerra dei forti è uno degli aspetti più caratteristici della Prima Guerra Mondiale ed ebbe i propri sviluppi più violenti nei primi mesi dell’intervento italiano contro l’Austria.
Il confine tra l’Italia post-unitaria e l’Impero austro-ungarico presentava un punto fortemente problematico in Trentino, la regione infatti costituiva un enorme cuneo che dalle alpi arrivava quasi alla pianura, era quindi un naturale trampolino di lancio per un’offensiva asburgica.

Lo sapeva bene il feldmaresciallo Conrad von Hotzendorf, capo di stato maggiore dell’esercito imperiale, propugnatore di una guerra preventiva contro quello che riteneva un alleato inaffidabile. Conrad voleva una cintura di forti lungo il confine, la direttrice di Trento era quella che maggiormente lo preoccupava, del resto Garibaldi nel 1866 con la battaglia di Bezzecca, aveva dimostrato che l’impresa era possibile e nemmeno tanto difficile. Quindi il confine andava munito di difese solide, e anche la stessa Trento ebbe due cinture costituite da una ventina di punti fortificati che la resero una solida piazzaforte.



Nonostante l’alleanza quindi, l’Austria era impegnata in grandi opere militari di confine, l’Italia non ebbe subito le risorse per tenere testa a questo sviluppo, ma ben presto divenne evidente quello che accadeva dietro il confine, quindi, nel 1906 vennero finanziati i lavori per 44 fortezze servite da viabilità e servizi di retrovia. Allo scoppio del conflitto europeo ben 12 erano incompiute e nonostante l’accelerazione dei lavori, al 6 dicembre del ‘14 ancora tre forti erano incompleti. Forte Toraro: non verrà mai ultimato, Forte Campomolòn entrò in servizio incompleto e Forte Monte Rite avrà il collaudo a guerra iniziata. La linea austriaca era concepita meglio, era una linea continua di forti e capisaldi, e i forti erano armati più per fermare la fanteria (quindi molte mitragliatrici e artiglieria di piccolo calibro, di solito 100 mm) che per i duelli con i forti italiani, e infatti durante lo scontro di artiglieria stavano per soccombere anche perché sul fronte italiano furono portate artiglierie pesanti che sparavano al di fuori della gittata dei nemici, quindi erano inattaccabili. I forti italiani seppur di moderna concezione non erano validamente supportati da sistemi difensivi intermedi e questo fu un difetto evidente durante l’offensiva austriaca cui i nostri forti non riuscirono ad opporsi validamente.

Quanto alle artiglierie, anche i 149 mm con cui erano armati i forti italiani erano comunque insufficienti a mettere a mal partito le corazze dei forti nemici. Quindi gli italiani spostarono i cannoni costieri del Sud Italia (calibri 240, 260, 280 e 300 mm) e martellarono i forti nemici in maniera pesantissima, tanto che il Verle fu messo in condizioni gravissime e il Luserna si arrese mettendo la linea a rischio caduta, a quel punto i forti laterali puntarono le artiglierie sul terreno antistante il forte per impedire l’attacco delle fanterie italiane mentre un drappello di altri austriaci provenienti dagli altri forti raggiungeva il Luserna e strappava le bandiere bianche rimettendo il forte in operatività.
Tutto questo accadeva il 28 maggio 1915 e fu il momento in cui gli italiani furono più vicini a sfondare. Una delle più significative descrizioni che abbiamo della guerra dei forti ce la fornisce Fritz Weber nel suo libro: Tappe della disfatta (di cui vi proponiamo alcuni stralci in fondo a questa pagina) l’immagine è quella di due linee di “corazzate terrestri” che si cannoneggiano immobili. All’interno dei locali, dei corridoi, delle casematte; le sensazioni sono le stesse che si prova a bordo di una nave da guerra, ad ogni colpo la struttura tremava, piccoli e grandi crolli, i gas delle esplosioni in arrivo e in partenza invadevano i locali, feriti venivano trasportati nei corridoi angusti mentre i serventi continuavano a sparare. Il duello era ogni tanto alternato ai tentativi da parte italiana prendere i forti con attacchi di fanteria, che esigevano ogni volta enormi tributi di sangue.
Questo particolare tipo di battaglia durò in tutto un anno, dall’entrata in guerra dell’Italia alla Strafexpedition, (15 maggio 1916) che spostò il confine oltre la linea dei forti in territorio italiano.


I forti meglio conservati
Belvedere (austriaco) Campolongo (italiano)
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