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Battaglia di Pastrengo, la carica dei Carabinieri (Veneto)

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Pubblicato in : Battaglie, Battaglie moderne (700, 800, 900)

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Data 30 aprile 1848
Luogo Pastrengo
Contendenti Regno di Sardegna/Impero Austriaco
Esito Vittoria dell’Esercito Sardo


La Prima Guerra d’Indipendenza era iniziata da poche settimane, e si era ancora in quella fase in cui contro l’Austria non combatteva solo l’esercito sardo, ma anche quello del Regno delle due Sicilie, del Granducato di Toscana e dello Stato Pontificio (l’esercito di quest’ultimo era stato sconfessato dal papa ma il suo comandante, Giovanni Durando, non tornò in patria e rimase a combattere).

Il Ticino e il Mincio erano stati forzati, ora bisognava attendere i rinforzi per l’attacco. L’obiettivo italiani era quello rompere i collegamenti tra la fortezza assediata di Peschiera e Verona e per tale manovra bisognava impossessarsi dei colli Bussolengo e Pastrengo, ben difesi dagli austriaci. La strada in particolare era essenziale per la tenuta di Verona, chiave di volta del sistema difensivo austriaco nel Lombardo-Veneto.
La sera del 29 aprile Carlo Alberto decise di affidare la presa delle due colline al 2° corpo d’armata di De Sonnaz, forte di circa 14.000 uomini e 36 cannoni che saranno divisi in tre colonne. Per tutta la mattina proseguirono gli attacchi per avanzare, la colonna centrale, guidata dal principe ereditario Vittorio Emanuele, si ritrovò impantanata nella zona acquitrinosa del Tione, nella zona di Mirandola, lo stesso Carlo Alberto raggiunse le truppe per incitarle, la colonna uscì e fu investita dal fuoco austriaco proveniente dal monte Le Bionde; intanto l’ala sinistra guidata da Federici, riuscì sgomberare gli austriaci dal monte dal Monte delle Brocche. Quanto all’ala destra era giunta allo scoperto venne presa sotto il tiro delle artiglierie austriache ma riuscì ugualmente ad avanzare risalendo il colle San Martino.


Nel frattempo Carlo Alberto si stava spostando da una parte all’altra del fronte quando accadde il fatto d’arme che sarebbe entrato nella storia. Era in movimento da collina di Vallena a colle Le Bionde quando una dozzina di Carabinieri a cavallo addetti alla scorta del sovrano e del suo Stato Maggiore si imbatterono nell’improvvisa azione di fuoco del nemico, temendo per l’incolumità di Carlo Alberto, il maggiore Alessandro Negri di San Front, che seguiva da vicino, reagì d’istinto e con impeto, comandando una carica (poi nota come Carica di Pastrengo) dei suoi tre "Squadroni da Guerra" dei Carabinieri Reali.
L’azione ebbe effetti insperati, il fronte austriaco fu spezzato costringendoli e ripiegare, l’azione favorì inoltre lo sblocco delle altre azioni, Broglia mandò i Cacciatori delle Guardie in supporto, mentre il 1° Reggimento di Fanteria assaliva monte San Martino entrando a Pastrengo sul lato del cimitero, anche la fanteria di Vittorio Emanuele scesa da Monte Bolega. Intanto sulla sinistra Federici lanciò la brigata Piemonte verso Piovezzano.
Il comandante austriaco Wocher, sulla collina di Pastrengo aveva ben 7000 uomini ma non riuscì a tenere la posizione nonostante il tentativo di alleggerire la pressione italiana con una contro carica. L’unico obiettivo che riuscì a ottenere fu quello di tenere aperto un canale per la via di fuga verso Verona che avvenne alle 18.30 dopo aver attraversato in disordine e su ponti di barche l’Adige. Anche le azioni di alleggerimento tentate da Radetzky non sortirono effetto alcuno.
Purtroppo però, Carlo Alberto non raccolse tutti i frutti della vittoria, e in un momento in cui le truppe austriache in ritirata erano particolarmente vulnerabili, ovvero durante l’attraversamento dell’Adige, non si spinse all’assalto finale.

   
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