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Assedio di Civitella del Tronto, il Regno delle due Sicilie finisce combattendo (Abruzzo)

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Luogo Civitella del Tronto
Data 15 ottobre 1860 - 20 marzo 1861
Contendenti Regno Sabaudo (diventerà Regno d’Italia durante l’assedio), volontari, ex soldati borbonici / Regno delle due Sicilie

E’ il 15 ottobre quando il maggiore Luigi Ascione, comandante della guarnigione della Fortezza di Civitella del Tronto dichiara lo stato d’assedio, ormai infatti l’esercito piemontese è entrato nel Regno delle due Sicilie e combatte i borbonici al fianco dei Garibaldini. I primi attacchi alla fortezza sono dei volontari, ma dopo settimane di infruttuosi scontri il governo Piemontese inizia ad avere qualche problema di politica internazionale, a dicembre viene dato l’ordine di far sgombrare il campo ai volontari e sostituirli con truppe regolari, arrivano intere compagnie agli ordini del gen. Ferdinando Pinelli e i primi cannoni.



Intanto aumenta la tensione e il gen. Luigi Mezzacapo sostituisce Pinelli che irritato dalla mancata presa della fortezza aveva emesso durissimi bandi anche contro i civili, suscitando un vespaio di polemiche.
Il 13 febbraio si arrende Gaeta, il re delle due Sicilie parte per l’esilio a Roma, ufficialmente, il più grande regno preunitario non esiste più, eppure Civitella del Tronto non è ancora disposta a capitolare, e nonostante nella guarnigione qualcuno voglia arrendersi, alla fine prevale la linea della resistenza, i difensori del resto erano anche imbaldanziti dagli elogi apparsi sulla stampa internazionale, tanto che anche la regina Maria Sofia di Baviera, moglie di Francesco II, ebbe a dire: “piuttosto che stare qui, amerei morire negli Abruzzi in mezzo a quei bravi combattenti”.

Inizia il bombardamento con i nuovi cannoni ad anima rigata, il divario tecnologico con quelli dei difensori è enorme, la fortezza inizia a sbriciolarsi inesorabilmente ma la guarnigione regge. Il 12 marzo anche la piazzaforte di Messina cade, Civitella è sola ma continua ostinatamente a resistere e nel frattempo lo status degli assedianti cambia, ironia della sorte il Regno sabaudo che stava demolendo l’ultimo baluardo borbonico morì pochi giorni dopo la caduta di Messina; il 17 Marzo infatti, viene proclamata la nascita del Regno d’Italia, si chiude la storia del Regno di Sardegna mentre il vessillo delle due Sicilie ancora sventola su Civitella del Tronto, ancora per poco però, le forze d’assedio aumentano, si arriva a 3.379 soldati, 167 ufficiali e 20 cannoni.
A questo punto viene recato alla fortezza, dal generale Della Rocca, un messaggio di Francesco II il quale ordina ai suoi uomini di arrendersi, il messaggio non viene reputato autentico e i difensori non depongono le armi.
Sono le 11 del mattino del 20 marzo 1861, dopo settimane di assedio e dopo aver incassato la bellezza di 7.860 proiettili di artiglieria, la fortezza cade, la firma della resa per la parte sabauda è affidata ten. col. Pallavicini mentre per la parte borbonica il maggiore Raffaele Tiscar, vice-comandante del forte. La storia della fortezza purtroppo si conclude con una pagina nera che vede la fucilazione senza processo del sergente Messinelli, colpevole di non aver obbedito all’ordine di resa consegnatogli da Della Rocca e viene fatta saltare la cinta muraria angioina della città.
Il riconoscimento anche di sbagli come questi commessi nel corso del processo unitario è un necessario presupposto per il consolidamento del Paese su basi più autentiche.



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