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IVª battaglia dell’Isonzo, Gorizia bombardata per la prima volta (Friuli - Venezia Giulia)

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Data 10 novembre – 5 dicembre 1915
Luogo valle dell’Isonzo, intorno a Gorizia
Contendenti Regno d’Italia / Impero Asburgico
Forze in campo 370 battaglioni / 155 battaglioni
Perdite 49.500 / 32.100

La quarta battaglia dell’Isonzo nasce in realtà come prosecuzione della precedente e punta con maggiore intensità sulla direttrice di Gorizia, anche se come nelle altre offensive su questo fronte, le forze saranno disperse su tutta la linea seppur con, oltre a quello di Gorizia, altri obiettivi prioritari, ovvero: Podgora, Oslavia, Monte Sei Busi e Monte San Michele; quanto al Sabotino viene giudicato troppo difficile da conquistare e quindi non incluso tra gli obiettivi prioritari.
Nonostante l’accanimento e il valore degli attacchi le conquiste previste non arrivano seppure qualche avanzamento ci fu, come quota 111 sul monte Sei Busi, quota 3 e 4 sul San Michele. Oslavia, ormai ridotta ad un cumulo di macerie fu conquistata.
Quanto a Gorizia, il generale francese Joffre in visita al fronte italo-austriaco, propone che venga sottoposta ad un bombardamento di artiglieria per distruggere magazzini e via di comunicazione arretrate, l’idea suona come una bestemmia, Gorizia è considerata una gemma preziosa da entrambi i contendenti e questo l’aveva lasciata fino a quel momento allo stato di oasi felice, ora tutto cambia, quando Cadorna accetta l’idea dell’alleato. Uno sciame di aerei italiani sorvola Gorizia, per questa volta niente bombe ma volantini che annunciano alla popolazione il destino funesto che pesa sulla loro città e li invita a cercarsi un riparo sicuro, poi, il 17 novembre le artiglierie italiane aprono un pesante fuoco sull’abitato e lo riducono ad un cumolo di rovine. Quanto all’area di Tolmino gli scontri più accaniti e violenti si concentrarono sul Mrzli che sembrava sul punto di cadere in mano agli attaccanti, gli austro-ungarici però, misero in campo una difesa strenua e determinata riuscendo a resistere.
Il 5 dicembre con la Bora che spazzava il Carso e il freddo intenso che si affacciava sui teatri di operazione, soprattutto quelli montani, le operazioni furono interrotte, adesso il nemico più temibile diventava l’inverno e l’errore di aver considerato questa, una guerra breve, trovava una ulteriore ripercussione, le truppe al fronte, di entrambi gli schieramenti non erano attrezzate per il freddo, questo causò disagi e sofferenze per i soldati e intasamento e disservizi dei sistemi logistici che dovevano risolvere in poco tempo e in pessime condizioni operative un problema gigantesco di rifornimenti.


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