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Xª battaglia dell’Isonzo, Bainsizza ed Hermada resistono (Friuli - Venezia Giulia)

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Data 12 maggio 5 giugno 1917
Luogo Carso, Friuli Venezia Giulia
Contendenti Regno d’Italia / Impero Asburgico
Esito offensiva bloccata

Nella serie delle offensive italiane sul fronte carsico, la decima arriva a molta distanza temporale da quella che l’aveva preceduta. Tranne alcune azioni isolate e di aggiustamento infatti, il fronte era rimasto fermo dal novembre 1916 al maggio 1917. Nell’arco di questo periodo le forze logore dei due contendenti avevano potuto ritemprarsi, inoltre i nostri genieri avevano potuto lavorare alla fortificazione dei monti San Michele e Sabotino trasformandoli in capisaldi d’artiglieria muniti di dozzine di cannoni mascherati e incavernati.
L’obiettivo della nuova offensiva è quello creare una testa di ponte oltre il medio Isonzo per poi attaccare l’altopiano della Bainsizza e conquistare l’Hermada, il cui possesso era necessario per aprirsi la via su Trieste.
Il 12 maggio inizia il diluvio di acciaio sviluppato dalle artiglierie italiane che per due giorni martellano le linee austriache Monte Kuk (Monte Cucco), Vodice, monte Santo, San Gabriele. In questa occasione vengono usate anche granate al fosgene che corrode i polmoni uccidendo dopo una lunga agonia.
Il 14 attaccano le fanterie, i reparti d’assalto si lanciano fuori dalle trincee con l’intento di trascinarsi dietro i novizi al battesimo del fuoco, la marea umana espugna il Monte Santo che poi verrà di nuovo perso, anche il monte Kuk è preso e poi ripreso ancora il 17.
I giorni successivo sono ancora teatro di micidiali scontri, il 22 arriva anche la bora e poi il diluvio, i combattimenti corpo a corpo durano sanguinosi e violenti fino a sera quando si fanno ancora i conti di quante perdite siano costati gli assalti al monte Cucco e al Vodice. Il 23 e 24 anche gli aeroplani entrano pesantemente in azione, nella zona di avanzata della III° Armata. Mentre si avanza da Castagnevizza a Timavo, 100 aeroplani mitragliano e lanciano bombe di ogni calibro, è la prima azione coordinata di questo tipo tra fanteria e aviazione che apre nuovi scenari operativi. Il giorno seguente si replica, e ancora una volta l’azione getta lo scompiglio nelle linee nemiche.
Il 27 maggio il Monte Santo viene preso e perso di nuovo, il giorno successivo è passato il Timavo e conquistata quota 28.
Il 6 giugno le truppe sono ormai esauste, l’offensiva ha perso la spinta e viene interrotta, le conquiste del Kuk e di Plava sono in parte vanificate dal fatto che non hanno valore strategico senza la conquista anche del Monte Santo e del San Gabriele.
L’offensiva si chiude con un bilancio pesantissimo, gli italiani perdono 160.000 uomini di cui 36.000 morti mentre gli austriaci 125.000 di cui 17.000 morti.


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