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Battaglia d'arresto o Prima battaglia del Piave (Veneto)

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Pubblicato in : Battaglie, Battaglie moderne (700, 800, 900)

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Data 09/11-26/12/1917
Luogo fiume Piave/ Veneto
Contendenti Regno d’Italia/ Impero Austro-Ungarico e Impero Tedesco
Forze in campo 700.000/ 1.000.000
Esito vittoria italiana

L’anno 1917, è l’anno nero dell’intesa, in febbraio (ottobre per il calendario russo) si fermano tutte le operazioni ad est per la sopraggiunta rivoluzione comunista, gli imperi centrali tirano un sospiro di sollievo e iniziano a dirottare truppe sugli altri fronti, ed in particolare su quello italiano che, si presume essere quello più vulnerabile, sia perchè gli italiani combattono praticamente da soli, mentre a occidente inglesi e francesi si dividono l’onere delle difese, sia perché le recenti offensive hanno spossato il Regio Esercito, tanto quanto quello di Francesco Giuseppe che sulla Bainsizza per poco non crolla.
Dunque viene organizzata una mega offensiva in cui sarà usata la nuova tecnica delle infiltrazioni, inventata dai tedeschi che manderanno rinforzi agli austriaci imponendo anche il proprio modo di combattere ( questa tecnica causerà pesanti sconfitte anche ai presuntuosi anglo-francesi non ostante gli avvertimenti dell’Italia che per prima vi si era trovata di fronte). Il 24 ottobre 1917, anche per il fatto che le artiglierie della II° armata italiana, affidate a Badoglio, tacciono, l’ala destra di questa unità si spezza e viene travolta, mettendo a repentaglio la stabilità di tutto il fronte e ponendo sulla III° armata del duca d’Aosta la minaccia di accerchiamento. E’ il giorno tristemente noto di Caporetto, le perdite sono enormi come anche gli sbandati, (gran parte dei quali saranno recuperati nei giorni successivi) la sconfitta è pesante ma al contrario di come molta storiografia vuole far credere, l’esercito pur dissanguato da perdite, diserzioni e sbandamenti vari, non molla, le unità ancora salde ripiegano in buon ordine, le scene di gran panico che molti filmati ci raccontano fanno parte quasi solo della realtà della II° armata, la più provata. La marcia dall’Isonzo al Tagliamento ha il  sapore della rotta, con diserzioni abbandono delle armi e sonore ubriacature di molti, ma quella dal Tagliamento al Piave ha quello dell’orgoglio di un esercito che trova nella minaccia del proprio suolo, il collante che gli serviva, quel collante che la guerra all’attacco di terre da strappare all’Austria, combattuta nei mesi e negli anni passati, condotta in spregio del valore della vita dei soldati, non aveva fornito.
Il comando passa da Cadorna ad Armando Diaz e dalle caserme vengono chiamate in linea le ultime riserve, i ragazzi del ’99, adolescenti, che arrivano al Piave in piena battaglia d’arresto col compito di sostenere e dare nuova linfa a un Regio Esercito, ritenuto da molti, ormai vinto. Il piano riesce, il 9 novembre il Piave è passato e i ponti fatti saltare, il 18 i ragazzi del ’99 hanno il battesimo del fuoco. In questa fase sono 29 le divisioni che l’Italia può disporre a difesa di un Piave assalito da 55 divisioni austro-tedesche armate di tutto punto, imbaldanzite dalla vittoria e accompagnate da 4500 cannoni. Si combatte con la forza della disperazione, gli imperiali riescono ad aprire diverse brecce che vengono prontamente rintuzzate da soldati italiani che corrono come furie ovunque ce ne sia bisogno, tanto che alla fine nonostante gli sforzi, le perdite e i sacrifici, i comandi austro-tedeschi interrompono l’attacco quando vedono che le teste di ponte oltre il Piave sono arginate e le truppe sono sfinite. Scrive Riccardo Posani: "Il 26 dicembre l'offensiva astro-tedesca era terminata, stroncata dalla sorprendente resistenza opposta dalle truppe italiane. Nella quale resistenza, contrariamente a quanto si continua a scrivere, gli alleati non ebbero alcuna parte."
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