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Battaglia di Calatafimi (Sicilia)

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Pubblicato in : Battaglie, Battaglie moderne (700, 800, 900)

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Data 15/05/1860
Luogo Calatafimi
Contendenti garibaldini e siciliani / borbonici
Forze in campo 1.037 gaibaldini 500 siciliani / 4.000
Perdite 19 / 13
Esito ritirata borbonica


Si tratta di una battaglia che fu poco più di una scaramuccia. Inizialmente si trattò solo di uno scontro a distanza, i borbonici erano posti su un’altura in posizione dominante, avevano due buoni pezzi da campagna e un reparto di cavalleria. 400 borbonici erano inoltre dotati di moderne carabine di precisione, facevano parte dell’8° reggimento cacciatori, un corpo di eccellenza. Dalla parte opposta, erano dotati di tali ottime armi, solo i 37 “carabinieri genovesi”, così chiamati perché frequentatori del regio tiro a segno di Genova, ed erano venuti allo scontro con le loro armi da gara. L’immobilismo di questo tiro da lontano durò alcune ore, quando una parte dei cacciatori napoletani attaccò, l’avanzamento ci fu ma i cacciatori non sfondarono, i carabinieri col loro preciso tiro li avevano colpiti duramente, ed inoltre, un disperato contrattacco alla baionetta aveva fatto il resto. I garibaldini però erano in situazione peggiore, avevano faticato a resistere all’assalto di 1/6 dei nemici, i cuali, se avessero attaccato in forze non avrebbero lasciato scampo agli uomini in camicia rossa. A questo punto, Bixio voleva indietreggiare ma pare che Garibaldi fermò l’ordine, la tradizione racconta che proprio in tale occasione pronunciò la famosa frase: “O si fa l'Italia o si muore!”. Sta di fatto però che la situazione era disperata e ad un certo punto, non si sa ancora bene perché, i borbonici iniziarono a ripiegare. Garibaldi non ordinò subito il contrattacco, esitò per parecchio, era talmente improbabile una ritirata nemica in tale situazione che probabilmente, pensò ad una trappola, ed invece non era così e quando si decise a dare l’ordine di inseguire il nemico, il grosso del contingente borbonico era in salvo.
Dopo la battaglia i garibaldini si impossessarono di un cannone perso dai nemici, quanto a al generale Landi che aveva comandato la ritirata borbonica, fu accusato di tradimento, rimosso da Francesco II e confinato a Ischia. L’anno successivo, a guerra finita, Landi si recò presso la filiale partenopea del Banco di Napoli, per ritirare una polizza di credito di 14.000 ducati d’oro, la polizza era palesemente falsa, allora Landi, per non essere accusato di truffa, dichiarò che gli era stata data da Garibaldi, ne nacque uno scandalo che finì su tutti i giornali e fu probabilmente tra le principale cause dell’ictus di cui morì il generale ex borbonico.



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