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Battaglia di Custoza 1866 (Veneto)

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Pubblicato in : Battaglie, Battaglie moderne (700, 800, 900)

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Data 24/06/1866
Luogo Custoza presso Verona
Contendenti Regno d’Italia / Impero Austriaco
Forze in campo 120.000 / 75.000
Perdite 8.147 morti, feriti o presi prigionieri / 4.650 morti o feriti
Esito vittoria austriaca

Il contesto è quello della Terza Guerra d’Indipendenza che vede il neonato Regno d’Italia, ancora una volta di fronte all’Impero Austro-Ungharico.
Le forze in campo rivelavano una superiorità netta delle truppe italiane, divise in due armate, quella del Mincio e quella del Po, guidate rispettivamente dai generali La Marmora e Cialdini. Non ostante contasse un numero di effettivi superiori, le forze italiane erano meno addestrate e peggio coese, l’esercito italiano, del resto, era nato da pochi anni e le compagini dei vari eserciti preunitari non erano ancora ben assimilati. Detto questo, va anche osservato che i preparativi della battaglia furono sbagliati in tutti i loro aspetti, la rivalità tra i due generali sopra ogni cosa, fu causa della disfatta. Cialdini aveva un piano che anche i prussiani giudicavano più brillante di quello di La Marmora. Egli voleva invadere il Veneto dal basso Po, a monte di Ferrara e puntare poi su Padova e Vicenza, in modo da isolare sul versante orientale il famigerato quadrilatero, perno delle difese austriache. Di tutt’altro avviso La Marmora il quale voleva che Cialdini si occupasse solo di distogliere truppe dal quadrilatero mentre lui lo attaccava direttamente. Per imporsi, La Marmora, riuscì ad avere il comando supremo delle due armate, lasciando però a Cialdini, il comando di ben 8 divisioni sulle 20 totali, divisioni che, altro errore, Cialdini poteva dirigere a suo piacimento. Dunque, esercito diviso e guidato da due generali non coordinati tra loro e con visioni strategiche opposte, oltre che acerrimi rivali; questo, ovviamente, bastò quanto meno ad azzerare il vantaggio dovuto alla superiorità numerica che di fatto non era più tale.
L’arciduca Alberto, che comandava le truppe austriache, decise di non arroccarsi e diede ordine di facilitare l’avanzata italiana verso di lui, lasciando intatti i ponti sul Mincio, già il 24 giugno gli italiani varcarono il fiume e si portarono verso l’Adige data l’inattività del nemico. La Marcia fu eccessivamente veloce, e le truppe arrivarono esauste, mentre i servizi logistici non erano riusciti a tenere il passo, alla linea di fuoco i soldati italiani arrivarono sfiniti e affamati.
Lo scontro che si produsse quando gli austriaci si fecero sotto fu di grande intensità, a causa delle manovre sbagliate l’ala sinistra dello schieramento italiano andò in pezzi dopo poche ore, mentre l’ala destra resse grazie alla resistenza eroica e generosa, dei Granatieri di Sardegna (generale Gozzoni di Treville) e dei Granatieri di Lombardia (principe Amedeo di Savoia Aosta), i quali, pur dando ottima prova di loro stessi, quando lo schieramento italiano iniziò a ripiegare dovettero fare altrettanto. La ritirata fu ordinata, e il terreno fu ceduto palmo a palmo, alle 7 di sera gli austriaci presero Custoza. Cialdini, quando tutto era finito, non aveva neppure passato il Po, quindi si ritirò e schierò le truppe verso Cento, Mirandola, Modena.
Ai soldati italiani, in questa battaglia, viene universalmente riconosciuto grande valore, penalizzati però, dalla sfortuna di non essere adeguatamente comandati dai comandi superiori. Più efficienti furono invece quelli intermedi, si può osservare infatti, che la ritirata ebbe un buon esito molto probabilmente perché i comandi superiori, scossi dalla sconfitta, non se ne occuparono adeguatamente, permettendo ai comandi inferiori di prendere l’iniziativa.
La battaglia di Custoza era persa, ma la guerra fu vinta grazie a successive vittorie italiane e alle armi prussiane che, a nord, travolsero l’esercito imperiale e lo costrinsero alla resa nonché a cedere ai propri alleati mediterranei, ( che comunque avevano contribuito alla vittoria anche costringendo gli austriaci a dividere le forze tra Italia e Prussia) Mantova e il Veneto.
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