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Nato il giorno del Tricolore

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Pubblicato in : Discussioni, Discussioni Storiche

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Ero di pessimo umore il giorno in cui ho compiuto 18 anni, una giornata cominciata malissimo non ricordo neppure perché, eppure il mio umore è cambiato in un istante quando un servizio al tg mi ha fatto scoprire che in quel giorno cadeva il 200° anniversario della nascita del nostro Tricolore. E’ importante che proprio da questo anniversario che cade il 7 gennaio sono partite le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia.
Purtroppo va detto anche che il nostro percorso unitario è macchiato da molti peccati a partire da quello “originale” ovvero che all’atto della proclamazione della nascita dello Stato Italiano, Vittorio Emanuele non ricominciò la numerazione della dinastia ma si chiamò II° a sancire in maniera ufficiale che per Casa Savoia quello non era un nuovo soggetto ma una mera annessione allo Stato sabaudo, concetto rimarcato dal fatto che lo Statuto Albertino e tutte le altre leggi concepite per uno Stato piccolo e regionale come il Piemonte furono applicate in blocco a tutti i territori italiani senza tenere conto delle differenze territoriali.

Seppure ci furono moti patriottici, sollevazioni popolari, patrioti convinti, il Piemonte aveva attaccato e annesso senza dichiarazione di guerra gli Stati preunitari e il nuovo Stato non esitò a insozzarsi la coscienza con veri e propri strerminii come a Bronte o Pontelandolfo e in decine di altri paesi piccoli e grandi che si ribellarono al nuovo Stato come altri avevano fatto col vecchio. Ma peggio ancora fecero gli Stati europei: come avvoltoi su una preda guardavano e agivano, l’Austria e la Francia volevano avere il controllo delle vicende della penisola; all’Inghilterra interessava il Mediterraneo: con l’apertura di Suez uno Stato a vocazione marinara, con una grande flotta, e geograficamente sbilanciato in mezzo al Mediterraneo tanto da poterlo controllare, era una minaccia da tenere in considerazione. L’Inghilterra diede quindi appoggio ai Savoia affinché il Regno delle due Sicilie sparisse ma a patto che la nuova Italia stesse lontana dall’acqua.

Eppure tentativi dal basso ce ne erano stati molti, basti ricordare tutti moti dell’800, le Cinque giornate di Milano ma forse più ancora il tentativo della Repubblica Romana del 1849, quando dopo la fuga del Papa vennero indette elezioni. La Repubblica era retta da un triumvirato (Aurelio Saffi, romagnolo; Giuseppe Mazzini, genovese; Carlo Armellini, romano), una camera eletta a suffragio universale maschile. La Repubblica aveva come scopo finale l’unificazione della Penisola attraverso trattati federativi, nel frattempo aveva dato il via ai lavori per quella che sarebbe stata la costituzione più avanzata dell’epoca, quella cui prende ispirazione la nostra attuale Carta costituzionale, e che prevedeva tra l’altro il suffragio universale maschile, l’abolizione della pena di morte e la libertà di culto. In quei giorni tutti i più grandi patrioti italiani accorsero a Roma, oltre ai già citati ci furono il genovese Mameli, il napoletano Pisacane, il lombardo Manara, il nizzardo Garibaldi e moltissimi altri.
Questo tentativo non andò a buon fine perché le altre nazioni non erano d’accordo: l’Austria invase da Nord ponendo sotto assedio Ancona che resistette strenuamente, la Francia sbarcò a Civitavecchia e subì una pesante sconfitta dopo la quale chiese un armistizio, firmò un trattato ma il generale Oudinot lo denunciò e attaccò di nuovo con ingenti rinforzi. La battaglia presso porta San Pancrazio fu sanguinosissima, la migliore gioventù italiana dell’epoca vi trovò la morte e mentre sulla città, sui monumenti e le chiese, sulla stessa aula della costituente cadevano le cannonate francesi, la morente Repubblica varò la Costituzione.


Questi sono solo pochissimi episodi di una storia sconfinata, e sconfinata non tanto sulla base di quel numero: 150, che potrebbe apparire poca cosa, ma per quella miriade infinita di storie, emozioni, personaggi, vittorie, sconfitte, passioni, lavoro, ovvero tutto ciò che nel bene o nel male abbiamo affrontato e continuiamo ad affrontare insieme. È questo patrimonio dell’Italia Unita, l’Italia che il nostro Tricolore rappresenta, quel Tricolore che è sventolato sul Carso, sull’Isonzo e sul Piave, che ha avvolto le bare dei militari caduti e le spalle degli atleti vincitori, che sventola sul Vittoriano e su ogni cantiere che viene inaugurato sul nostro territorio, sui balconi delle case e nelle manifestazioni. Una bandiera con colori diversi come diverse sono le anime dell’Italia, ma uniti come dovrebbe essere l’intento degli italiani tutti, nella crescita e nella collaborazione, culturale, politica e sociale, con la voglia e la curiosità di approfondire la conoscenza reciproca pur mantenendo le identità specifiche.
In questo momento in cui molti attaccano il Tricolore e ciò che rappresenta come fosse la causa di tutti i nostri mali, mentre altri lo difendono portandolo al grado di qualcosa di divinizzabile, io mi accodo a tutti coloro che lo rispettano pur riconoscendone difetti e problemi, ma facendo sempre del proprio meglio per difenderlo, e per far sì che l’Italia sia sempre migliore.


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