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Baden Powell: come non dover aver bisogno di eroi

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Quando Robert Baden Powell ebbe l’idea dello scoutismo si trovava in un momento personale che gli aveva dato notorietà ma che lo aveva scosso in profondità. Il proprio paese, l’Inghilterra, anzi, l’allora Impero Britannico, che era considerato dai propri sudditi come esempio di grandezza e civiltà, era agli occhi di B.P. in disfacimento nelle sue stesse ossa. Questa sua convinzione era ben espressa in un passo della prima edizione di “scoutismo per ragazzi” pubblicato a fascicoli nel 1908, leggiamo infatti: “La causa principale della caduta di Roma è simile a quella che produsse la caduta di altri grandi imperi, come quelli di Babilonia, dell’Egitto, della Grecia, della Spagna, dell’Olanda. Essa può essere sintetizzata come il declino del buon civismo e la mancanza di un patriottismo attivo.”

L’episodio scatenante di questa sua convinzione è proprio quello che, come detto, lo ha reso celebre, l’assedio di Mafeking. Era stata certo una brillante vittoria ma portava in sé i germi della caduta; per due anni e mezzo infatti, i Boeri, inferiori di numero ma ben addestrati e molto determinati, avevano tenuto l’impero sotto scacco, mentre B.P. guardava con preoccupazione ai reggimenti che la Madre Patria gli inviava poiché costituiti da giovani poco allenati nel fisico e fiacchi nel carattere.



La costatazione di quanto era dannoso per il tessuto sociale del suo paese questo profondo decadimento del senso civico dei giovani inglesi fu la molla principale che indusse B.P. a ideare il metodo educativo conosciuto in tutto il mondo come scoutismo. Senza voler entrare troppo nel merito la cosa che mi interessa maggiormente sottolineare è che la forza e l’attualità potente del suo messaggio è quella di lavorare con obiettivi facilmente raggiungibili, ogni individuo deve lavorare per il bene comune al meglio delle proprie possibilità per quanto limitate possano essere. Ecco il senso della Buona Azione, dell’attenzione al prossimo, del rispetto delle leggi e dei beni comuni. Come nel messaggio evangelico ognuno è chiamato non a cambiare il mondo con gesti clamorosi ma a mettere a frutto i propri talenti, tanti o pochi che siano.
La nostra è un’era in cui si parla solo di libertà personali e di diritti, cose buone certo, ma ormai sempre più spesso meri paraventi dietro i quali celare egoismo, chiusura alle necessità degli altri e della società, incapacità di assumersi delle responsabilità, rifiuto si sacrifici e doveri.
Il dovere e la responsabilità sono parole sempre più aliene al vissuto quotidiano di una società e di una gioventù che sempre più si chiude nell’individualismo egoistico, e il processo è talmente ramificato e generalizzato che tutto ciò che riguarda il bene comune è in disfacimento, i problemi sono a tutti i livelli, dalla corruzione in ogni ordine e grado di politica e pubblica amministrazione all’evasione fiscale (che va detto con decisione, è la stessa per chi evade sull’acquisto dello yacht come per colui che non fa fare una fattura per risparmiare qualche decina o centinaio di euro), alle strade mal ridotte e soprattutto sporche, e per inefficienza degli addetti ma soprattutto per incuria e dolosa inciviltà dei pedoni.

La risposta a tutto questo non può venire da governanti che in definitiva sono espressione e amplificazione del malcostume di tutta la società, non può e non deve venire, dai grandi personaggi; non c’è bisogno e del resto non sarebbe sufficiente arrivati a questo punto di abisso l’azione di un grande statista o di un eroe o di un gruppo di qualsiasi tipo. La risposta è in un metodo educativo come quello di Baden Powel, far sì che ogni cittadino senta il dovere e il piacere di fare del proprio meglio ogni giorno, in ogni singola attività della propria vita, per far sì che la società in cui vive sia sempre migliore. Le vere riforme, i veri cambiamenti devono nascere dal basso, dai comportamenti diffusi, radicati e condivisi, il traguardo di ciascuno di noi dovrebbe essere quello che B.P. indicò come traguardo finale di tutti coloro che vogliono seguire il suo metodo, ovvero: “lasciate il mondo migliore di come lo avete trovato”.

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