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Su cosa si fonda veramente l’Italia

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Dall’ascesa di Roma alla Grande Guerra, il mondo contadino pilastro di valori e di forza

Tra i caratteri distintivi della personalità collettiva della penisola c’è da sempre quello del mondo contadino, che in sostanza è caratterizzato dal rispetto, che gli viene dall’essere legato a cicli ed eventi di cui non ha il controllo; dal senso di appartenenza alla famiglia e alla collettività di cui è parte; dallo spirito di sacrificio e dalla capacità di sopportazione. Tutte caratteristiche di un mondo che per millenni è stato in grado di uscire da carestie, guerre e pestilenze e che nei momenti di maggiore difficoltà ha saputo resistere a tutto e tutti.
Due momenti in particolare possono essere presi ad esempio per capire come alcuni valori tipici della cultura contadina possono aiutare il nostro attuale tessuto sociale (praticamente sfigurato facendo un paragone anche solo con gli italiani di 50 anni fa) a ricostituirsi come qualcosa in grado di superare le attuali difficoltà politiche, sociali oltre alla drammatica caduta di valori.





Questi due momenti sono la nascita di Roma, e la Grande Guerra, due universi distanti quasi tre millenni ma nei quali valori simili hanno dato risultati inaspettati.
Agli albori di Roma, l’Urbe altro non era che uno dei tantissimi villaggi dell’agro laziale, oltre tutto uno di quelli che aveva avuto la sfortuna (forse per certi versi la fortuna) di ritrovarsi circondato da grandi potenze con una lunga storia alle spalle, un sistema economico collaudato e delle buone truppe, parliamo degli etruschi e dei sanniti, ma più lontani c’erano anche i galli da una parte e la Magna Grecia dall’altra, eppure Roma tirò fuori le proprie energie migliori soprattutto in quel periodo, in quella fase in cui la perenne minaccia di distruzione la trasformò in una società salda, contraddistinta da costumi rigorosi, lungimiranza, capacità di reagire a qualsiasi minaccia. Non è un caso che in questo periodo, le invincibili legioni sono interamente costituite da contadini, uomini irrobustiti dal lavoro nei campi ma anche votati al sacrificio in battaglia perché la terra era ciò che difendevano e la terra era tutto ciò che avevano. La terra dava frutti solo se trattata con grande rispetto e umiltà, ma soprattutto con costanza meticolosa e con grande sacrificio. La terra e la natura abituava questi uomini vivere secondo tali valori e ciò aveva ripercussioni anche sul loro modo di affrontare i sacrifici della vita e della guerra, e infatti vinsero contro tutti nemici che a quell’epoca gli erano superiori per esperienza e tecnologia.

Viene facile il paragone con un altro combattente distintosi in guerra principalmente per essere proveniente dalla classe contadina: il fante che costituiva il pilastro degli eserciti della Prima Guerra Mondiale. Seppure in larga parte analfabeta, estraneo alla retorica patriottica, ai valori della vincente (in quegli anni) civiltà industriale, quando il gioco iniziò a farsi veramente duro e la guerra perse i connotati della marcia trionfale e gloriosa che cantavano i futuristi, quando quell’immane bagno di sangue divenne puro e semplice scontro di nervi, battaglia di logoramento, supplizio quotidiano e prolungato, chi riuscì a compiere il proprio dovere e soprattutto a sopravvivere, furono proprio i contadini, che riuscirono a tenere in piedi l’esercito e a sventare il crollo definitivo. Erano loro infatti i più abituati a resistere alle difficoltà e alle privazioni, i più inclini ad accettare uno stato di cose doloroso e prolungato, i più abituati a considerare come unico bene il legame con le persone care; in definitiva, per certi versi, anche i più patriottici se si considera che la Patria è comunque un insieme di persone e non di simboli vuoti. Il mondo contadino con i suoi valori ha costituito la colonna vertebrale di società diverse in epoche diverse riuscendo anche a creare i presupposti per le conquiste di altre classi sociali. In definitiva appare chiaro che la perdita di una forte componente contadina ha influito negativamente sulla capacità di tenuta di questa collettività che chiamiamo Italia, valori come senso civico, umiltà, dedizione, spirito di sacrificio, attenzione al bene comune, sono frasi da talk show che non fanno più parte della nostra realtà quotidiana, eppure non ci rendiamo conto che la loro perdita non è semplicemente un danno di tipo morale, ma alla lunga sta portando ad un disfacimento che ha ripercussioni nella vita di tutti. Non sarà solo una questione di essere una società migliore o peggiore sul piano etico morale (il che di per sé non è cosa di poco conto), ma sarà la causa di un peggioramento delle condizioni di vita di ciascuno e di una progressiva incapacità di affrontare le difficoltà e le sfide del futuro.


   
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