“Per Trento basto io” il motto di questo forte la dice lunga sulle intenzioni di coloro che lo avevano edificato e voluto come punto nodale della difesa della città di Trento.
E’ l’unico ancora tenuto in buone condizioni, grazie ad un decreto reale di Vittorio Emanuele III sfuggì alle demolizioni iniziate presso tutti gli altri forti per recuperare il ferro contenuto nelle strutture corazzate. La rimozione delle macerie dei bombardamenti, il ripristino del collegamento sotterraneo delle batterie e anche la ricostruzione in calcestruzzo, nel rispetto delle misure originali, delle cupole corazzate degli obici lo si deve all’interessamento di un privato che se ne occupò negli anni ’60. Nel 2002 poi, il comune di Lavarone ha eseguito degli accurati restauri e allestito percorsi tematici per i visitatori.
Differentemente rispetto agli altri forti austro-ungarici il Belvedere possedeva un vero e proprio vallo, ovvero un fossato più largo e profondo che separava un avanforte corazzato che era unito alla casamatta principale da gallerie sotterranee. Il cofano di controscarpa anteriore è tuttora raggiungibile attraverso un camminamento interno a gradini, che porta agli avamposti.
Il forte subì pesanti danni durante i bombardamenti dei primi mesi di guerra, eppure, a differenza di altri forti vicini, non venne mai attaccato direttamente dalle fanterie, che stavano invece per sfondare di fronte al Luserna.
Il forte, nonostante i danni riuscì a rimanere in operatività fino all’offensiva austriaca della primavera del ’16 che spostò la linea del fronte al punto che le artiglierie italiane non erano più in grado di bombardarlo.
Racconto della visita a Forte Belvedere
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