Tra i forti meglio conservati della cintura difensiva italiana che si contrapponeva a quella austriaca del confine trentino c’è il forte di Campolongo, il quale a dire il vero dopo la guerra era piombato nel degrado più nero, ma la sua posizione molto isolata gli aveva permesso di conservarsi, nonostante tutto, almeno nelle strutture portanti.
La sua realizzazione risale ad un periodo che va dal 1908 al 1912, in vetta all’omonimo monte, a 1720 metri su una cresta a strapiombo sulla Val d’Astico. I suoi “vicini” erano forte Corbin a 6 km in linea d’aria e forte Verena a 5; era parte dello sbarramento Agno-Assa. Era armato con 4 cannoni da 149 mm, protetti da cupole corazzate di 18 cm di spessore. Per quanto riguarda invece la difesa ravvicinata c’erano 4 cannoni con affusto rigido in bronzo da 75mm e 4 mitragliatrici. Il forte austriaco che gli era di fronte era il Luserna.
Campolongo si estendeva su un’area di 10.000 mq, a sud e a ovest era difeso da uno strapiombo, mentre a nord ed est aveva un muro di cinta e un fossato. Era costituito da diversi edifici sia dentro che fuori dalle mura. All’esterno si trovavano la cisterna per l'acqua potabile, il comando e le baracche dei rifornimenti; mentre all’interno trovavano spazio le due casematte dei posti di guardia, la batteria per i quattro cannoni da 149 mm e il blocco delle caserme degli alloggi.
Fin dal principio della guerra fu oggetto del tiro pesantissimo da parte di un mortaio Skoda da 305, appostato sulla dorsale di Cost'Alta (Millegrobbe) i cui colpi micidiali lo misero in condizioni operatività quasi nulla già dal luglio 1915.
Il maggio successivo vide l’inizio dell’offensiva austriaca (Strafexpedition) Campolongo fu battuto costantemente da un mortaio Skoda da 381 mm, e quando sul Cosentin la Brigata Ivrea interruppe l’ultimo tentativo di difesa, il forte fu abbandonato e non tornò più in mano italiana fino alla fine della guerra, era il 22 maggio 1916.
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