Luoghi Storici L’Italia è un paese permeato di storia che affiora da migliaia di luoghi che hanno visto passare condottieri, eroi, malfattori, re, briganti e imperatori http://www.luoghistorici.com/index.php 2010-09-05T00:02:44Z Joomla! 1.5 - Open Source Content Management Forte Fenestrelle (Piemonte) 2010-01-29T17:25:05Z 2010-01-29T17:25:05Z http://www.luoghistorici.com/forti-e-castelli/fenestrelle.html Administrator g.zaccari@quadernituscolani.it <img src="images/stories/forti_castelli/forte_fenestrelle2.jpg" class="immagina_200" alt=""><span class="luoghi_st">Il forte di Fenestrelle si trova in Val Chisone, nella provincia di Torino. E’ una struttura gigantesca che si sviluppa su<b> 1.300.000 metri quadrati</b> di superficie, è attraversato da <b>4.000 gradini</b>; ha 7 ridotte, 14 ponti di collegamento, 28 risalti. Un struttura immensa <b>concepita per difendere il confine tra Francia e Piemonte</b> ma che poi ha avuto come <b>massimo utilizzo</b> quello di <b>carcere per dissidenti e oppositori</b>. Questo diverso utilizzo fu in realtà un esperimento fatto dai francesi nel periodo Napoleonico, ed ebbe come prologo dell’esperienza sabauda la conclusione dei<b> moti del ’21</b>, in tale occasione vi finirono <b>anche “ospiti eccellenti”</b> come il <b>principe Carlo Emanuele</b> del Pozzo della Cisterna, reo di aver espresso idee troppo liberali, vi restò fino all’abdicazione di Vittorio Emanuele I, occasione nella quale si riunì ai carbonari di Pinerolo.<br /></span> <img src="images/stories/forti_castelli/forte_fenestrelle2.jpg" class="immagina_200" alt=""><span class="luoghi_st">Il forte di Fenestrelle si trova in Val Chisone, nella provincia di Torino. E’ una struttura gigantesca che si sviluppa su<b> 1.300.000 metri quadrati</b> di superficie, è attraversato da <b>4.000 gradini</b>; ha 7 ridotte, 14 ponti di collegamento, 28 risalti. Un struttura immensa <b>concepita per difendere il confine tra Francia e Piemonte</b> ma che poi ha avuto come <b>massimo utilizzo</b> quello di <b>carcere per dissidenti e oppositori</b>. Questo diverso utilizzo fu in realtà un esperimento fatto dai francesi nel periodo Napoleonico, ed ebbe come prologo dell’esperienza sabauda la conclusione dei<b> moti del ’21</b>, in tale occasione vi finirono <b>anche “ospiti eccellenti”</b> come il <b>principe Carlo Emanuele</b> del Pozzo della Cisterna, reo di aver espresso idee troppo liberali, vi restò fino all’abdicazione di Vittorio Emanuele I, occasione nella quale si riunì ai carbonari di Pinerolo.<br /></span> L'ultima Battaglia del San Giorgio (mediterraneo meridionale) 2009-12-15T18:06:23Z 2009-12-15T18:06:23Z http://www.luoghistorici.com/battaglie/battaglie-moderne-700-800900/106-lultima-battaglia-del-san-giorgio-mediterraneo-meridionale.html Administrator g.zaccari@quadernituscolani.it <img src="images/stories/battaglie/san_giorgio/Giorgio38-02-V.jpg" mce_src="images/stories/battaglie/san_giorgio/Giorgio38-02-V.jpg" class="immagina_200" alt=""><span class="luoghi_st">Durante il secondo conflitto mondiale, il vecchio incrociatore San Giorgio, che molti consideravano un vascello inutile e obsoleto, si trovò a dover scrivere le <b>pagine più gloriose della sua storia.</b> Quando la guerra era alle porte la vecchia nave fu inviata a <b>Tobruk</b> per difendere quella piazzaforte e a tale scopo il S. Giorgio salpò da Taranto l’11 maggio 1940 alle 23.40 e raggiunse le coste africane il 13 maggio alle 15.00 ormeggiandosi alla boa n°15. La nave aveva il compito primario della<b> difesa contraerea</b> ma anche di <b>cooperazione in operazioni terrestri</b> con le proprie artiglierie principali. Fu ormeggiata in una <b>zona di bassi fondali</b> in modo che anche se affondata avrebbe comunque potuto usare le artiglierie.<br /> Che la missione non sarebbe stata tranquilla fu chiaro da subito,<b> gli inglesi infatti si fecero sotto già il secondo giorno di guerra</b>,</span> <img src="images/stories/battaglie/san_giorgio/Giorgio38-02-V.jpg" mce_src="images/stories/battaglie/san_giorgio/Giorgio38-02-V.jpg" class="immagina_200" alt=""><span class="luoghi_st">Durante il secondo conflitto mondiale, il vecchio incrociatore San Giorgio, che molti consideravano un vascello inutile e obsoleto, si trovò a dover scrivere le <b>pagine più gloriose della sua storia.</b> Quando la guerra era alle porte la vecchia nave fu inviata a <b>Tobruk</b> per difendere quella piazzaforte e a tale scopo il S. Giorgio salpò da Taranto l’11 maggio 1940 alle 23.40 e raggiunse le coste africane il 13 maggio alle 15.00 ormeggiandosi alla boa n°15. La nave aveva il compito primario della<b> difesa contraerea</b> ma anche di <b>cooperazione in operazioni terrestri</b> con le proprie artiglierie principali. Fu ormeggiata in una <b>zona di bassi fondali</b> in modo che anche se affondata avrebbe comunque potuto usare le artiglierie.<br /> Che la missione non sarebbe stata tranquilla fu chiaro da subito,<b> gli inglesi infatti si fecero sotto già il secondo giorno di guerra</b>,</span> Armando Diaz, un napoletano alla testa dei Savoia 2009-09-21T15:06:20Z 2009-09-21T15:06:20Z http://www.luoghistorici.com/personaggi/100-armando-diaz-un-napoletano-alla-testa-dei-savoia.html Administrator g.zaccari@quadernituscolani.it <img src="images/stories/personaggi/armando_diaz.jpg" mce_src="images/stories/personaggi/armando_diaz.jpg" class="immagine_150" alt=""><span class="luoghi_st">Armando Diaz, <b>Duca della Vittoria</b> e <b>Maresciallo d’Italia</b>, è stato comandante in capo dell’esercito italiano in uno dei momenti più critici della storia del nostro paese. Un napoletano a capo dell’esercito italiano, che in realtà era ancora molto più sabaudo che italiano.<br />I motivi e le cause che hanno portato alla notorietà questo personaggio che fino ad allora era un oscuro generale dello stato maggiore, sono molteplici e complesse. L’esercito italiano, fino alla tremenda disfatta di Caporetto, era stato guidato da un<b> piemontese tutto di un pezzo, Luigi Cadorna</b>, uomo preparatissimo, brillante, freddo come un pezzo di ghiaccio, inflessibile e fissato con la ferrea disciplina. Diaz era meno preparato nell’arte militare, più <b>affabile e molto più “mediterraneo”</b> nei rapporti umani. In questi due uomini e nel loro avvicendamento si consuma lo scontro che segna la fine di un’era; già perché Cadorna era in effetti troppo ottocentesco, per lui il soldato doveva essere come all’epoca delle milizie professionali: una macchina fredda, super addestrata, disciplinata fino all’annullamento della personalità e delle emozioni. Doveva attaccare sotto </span> <img src="images/stories/personaggi/armando_diaz.jpg" mce_src="images/stories/personaggi/armando_diaz.jpg" class="immagine_150" alt=""><span class="luoghi_st">Armando Diaz, <b>Duca della Vittoria</b> e <b>Maresciallo d’Italia</b>, è stato comandante in capo dell’esercito italiano in uno dei momenti più critici della storia del nostro paese. Un napoletano a capo dell’esercito italiano, che in realtà era ancora molto più sabaudo che italiano.<br />I motivi e le cause che hanno portato alla notorietà questo personaggio che fino ad allora era un oscuro generale dello stato maggiore, sono molteplici e complesse. L’esercito italiano, fino alla tremenda disfatta di Caporetto, era stato guidato da un<b> piemontese tutto di un pezzo, Luigi Cadorna</b>, uomo preparatissimo, brillante, freddo come un pezzo di ghiaccio, inflessibile e fissato con la ferrea disciplina. Diaz era meno preparato nell’arte militare, più <b>affabile e molto più “mediterraneo”</b> nei rapporti umani. In questi due uomini e nel loro avvicendamento si consuma lo scontro che segna la fine di un’era; già perché Cadorna era in effetti troppo ottocentesco, per lui il soldato doveva essere come all’epoca delle milizie professionali: una macchina fredda, super addestrata, disciplinata fino all’annullamento della personalità e delle emozioni. Doveva attaccare sotto </span> Affondamento della corazzata Roma (Sardegna) 2009-07-09T14:05:29Z 2009-07-09T14:05:29Z http://www.luoghistorici.com/battaglie/battaglie-moderne-700-800900/92-affondamento-della-corazzata-roma-sardegna.html Administrator g.zaccari@quadernituscolani.it <p><span class="luoghi_st"><b>Data</b> 09/09/1943<br /><b>Luogo</b> golfo dell’Asinara (Sardegna)<br /><b>Contendenti</b> Regno d’Italia / Germania<br /><b>Perdite</b> 1393<br /><b>Esito</b> affondamento della corazzata Roma e danneggiamento dell’Italia<br /><br /></span><img src="images/stories/battaglie/sardegna_corazzata_roma.jpg" class="immagina_200" mce_src="images/stories/battaglie/sardegna_corazzata_roma.jpg" border="0"><span class="luoghi_st">La corazzata Roma era l<b>’ultima nata tra le grandi navi di linea</b> in casa della <b>Regia Marina</b> apparteneva alla classe Littorio di cui era parte anche Vittorio Veneto, e che, se la guerra non ne avesse interrotto i lavori, avrebbe avuto anche la Impero. <br />Al momento delle trattati armistiziali il grosso della flotta da battaglia italiana era a La Spezia in clima di grande fermento, nessuno aveva neppure vagamente informato neppure i comandi più alti dell’esistenza di trattative in corso per chiudere la guerra, la fibrillazione che vivono comandanti ed equipaggi è dovuta alla consapevolezza che si preparano allo scontro finale, credono loro, contro gli <b>alleati che si stavano avvicinando alle coste di Salerno</b>, il fior fiore delle forze navali italiane avrebbero dovuto avere il <b>disperato compito di fermarli</b>.</span></p> <p><span class="luoghi_st"><b>Data</b> 09/09/1943<br /><b>Luogo</b> golfo dell’Asinara (Sardegna)<br /><b>Contendenti</b> Regno d’Italia / Germania<br /><b>Perdite</b> 1393<br /><b>Esito</b> affondamento della corazzata Roma e danneggiamento dell’Italia<br /><br /></span><img src="images/stories/battaglie/sardegna_corazzata_roma.jpg" class="immagina_200" mce_src="images/stories/battaglie/sardegna_corazzata_roma.jpg" border="0"><span class="luoghi_st">La corazzata Roma era l<b>’ultima nata tra le grandi navi di linea</b> in casa della <b>Regia Marina</b> apparteneva alla classe Littorio di cui era parte anche Vittorio Veneto, e che, se la guerra non ne avesse interrotto i lavori, avrebbe avuto anche la Impero. <br />Al momento delle trattati armistiziali il grosso della flotta da battaglia italiana era a La Spezia in clima di grande fermento, nessuno aveva neppure vagamente informato neppure i comandi più alti dell’esistenza di trattative in corso per chiudere la guerra, la fibrillazione che vivono comandanti ed equipaggi è dovuta alla consapevolezza che si preparano allo scontro finale, credono loro, contro gli <b>alleati che si stavano avvicinando alle coste di Salerno</b>, il fior fiore delle forze navali italiane avrebbero dovuto avere il <b>disperato compito di fermarli</b>.</span></p> Francesco Baracca, il cavaliere del cielo 2009-06-19T13:02:00Z 2009-06-19T13:02:00Z http://www.luoghistorici.com/personaggi/52-francesco-baracca.html Administrator g.zaccari@quadernituscolani.it <img src="images/stories/personaggi/francesco%20baracca.jpg" class="immagina_200" mce_src="images/stories/personaggi/francesco%20baracca.jpg" border="0"><span class="luoghi_st"><b>Francesco Baracca</b> nasce a<b> Lugo di Romagna</b> il 9 maggio del 1888, è figlio di una famiglia ricca e dopo gli studi decide di intraprendere la carriera militare nell’<b>Accademia di Modena</b>, dalla quale esce con il grado di sottotenente. Nel <b>1910</b> venne assegnato al prestigioso reggimento di cavalleria “<b>Piemonte Reale</b>” allora di stanza a Roma. Nel <b>1912</b> si offrì volontario per entrare nella nascente aviazione dove, dopo l’inizio del conflitto divenne famoso per i suoi memorabili duelli aerei.<br />Baracca si era battuto per evitare quelle innovazioni che rendevano il duello aereo più brutale, come l’introduzione dei proiettili traccianti che aumentavano il rischio di incendio del carburante dell’aereo colpito, causando al pilota una morte atroce e togliendogli ogni via di fuga. Il suo era un atteggiamento dettato da quello spirito cavalleresco che aveva sempre guidato la sua azione. <br />Il primo abbattimento della sua carriera avvenne nei pressi di <b>Gorizia</b> il 7 aprile <b>1916</b>, l’asso italiano riuscì a portarsi in coda all’aereo nemico con una cabrata e a colpirlo con 45 proiettili, l’apparecchio non resse alla scarica e precipitò. Baracca si portò sul luogo dell’abbattimento atterrando nei pressi del relitto dell’aereo nemico, scese a andò a congratularsi col pilota nemico che era riuscito a sopravvivere allo schianto. Baracca nei suoi<b> 63 combattimenti</b> <b>abbatté 34 aerei nemici</b> e</span> <img src="images/stories/personaggi/francesco%20baracca.jpg" class="immagina_200" mce_src="images/stories/personaggi/francesco%20baracca.jpg" border="0"><span class="luoghi_st"><b>Francesco Baracca</b> nasce a<b> Lugo di Romagna</b> il 9 maggio del 1888, è figlio di una famiglia ricca e dopo gli studi decide di intraprendere la carriera militare nell’<b>Accademia di Modena</b>, dalla quale esce con il grado di sottotenente. Nel <b>1910</b> venne assegnato al prestigioso reggimento di cavalleria “<b>Piemonte Reale</b>” allora di stanza a Roma. Nel <b>1912</b> si offrì volontario per entrare nella nascente aviazione dove, dopo l’inizio del conflitto divenne famoso per i suoi memorabili duelli aerei.<br />Baracca si era battuto per evitare quelle innovazioni che rendevano il duello aereo più brutale, come l’introduzione dei proiettili traccianti che aumentavano il rischio di incendio del carburante dell’aereo colpito, causando al pilota una morte atroce e togliendogli ogni via di fuga. Il suo era un atteggiamento dettato da quello spirito cavalleresco che aveva sempre guidato la sua azione. <br />Il primo abbattimento della sua carriera avvenne nei pressi di <b>Gorizia</b> il 7 aprile <b>1916</b>, l’asso italiano riuscì a portarsi in coda all’aereo nemico con una cabrata e a colpirlo con 45 proiettili, l’apparecchio non resse alla scarica e precipitò. Baracca si portò sul luogo dell’abbattimento atterrando nei pressi del relitto dell’aereo nemico, scese a andò a congratularsi col pilota nemico che era riuscito a sopravvivere allo schianto. Baracca nei suoi<b> 63 combattimenti</b> <b>abbatté 34 aerei nemici</b> e</span> Battaglia di Passo Buole o Termopili d'Italia (Trentino) 2009-06-24T13:04:20Z 2009-06-24T13:04:20Z http://www.luoghistorici.com/battaglie/battaglie-moderne-700-800900/64-battaglia-di-passo-buole-o-termopili-ditalia-trentino.html Administrator g.zaccari@quadernituscolani.it <p class="luoghi_st">&nbsp;</p><p><span class="luoghi_st"><b>Data</b> 22-31/05/1916<br /><b>Luogo</b> Passo Buole<br /><b>Contendenti</b> Impero Austro-ungarico / Regno d’Italia <br /><b>Forze in campo</b> 400.000 uomini, 2.000 bocche da fuoco / <br /><b>Perdite</b> /1038 soldati e 49 ufficiali<br /><b>Esito</b> vittoria italiana</span> </p><p class="luoghi_st"><img src="images/stories/battaglie/Trentino_passo_buole.jpg" class="immagina_200" mce_src="images/stories/battaglie/Trentino_passo_buole.jpg" border="0">Il generale<b> Austriaco Conrad Von Hotzendorf</b> voleva ottenere una grande vittoria sul suo nemico più odiato, L’Italia. Conrad era talmente ossessionato dall’Italia che propose di attaccarla quando era in piena emergenza nel 1908 dopo il <b>terremoto in Calabra e Sicilia</b>. Ripropose tale idea quando l’esercito italiano era impegnato nel 1911 in Libia ma non fu ascoltato. Ora finalmente aveva la possibilità di scatenare una grande offensiva, con lo scopo di mettere in ginocchio l’esercito italiano, attaccare il trentino tra la <b>Val Lagarina e la Valsugana, scendere fino alla pianura veneta</b>, tra Schio e Thiene, puntando quindi su Padova e Mestre. Il dilagare dell’esercito austriaco in quell’area avrebbe preso <b>alle spalle i 4/5 di tutto l’esercito italiano</b> che si trovava schierato sul fronte: carsico, isontino, carnico e dolomitico.<br /></p> <p class="luoghi_st">&nbsp;</p><p><span class="luoghi_st"><b>Data</b> 22-31/05/1916<br /><b>Luogo</b> Passo Buole<br /><b>Contendenti</b> Impero Austro-ungarico / Regno d’Italia <br /><b>Forze in campo</b> 400.000 uomini, 2.000 bocche da fuoco / <br /><b>Perdite</b> /1038 soldati e 49 ufficiali<br /><b>Esito</b> vittoria italiana</span> </p><p class="luoghi_st"><img src="images/stories/battaglie/Trentino_passo_buole.jpg" class="immagina_200" mce_src="images/stories/battaglie/Trentino_passo_buole.jpg" border="0">Il generale<b> Austriaco Conrad Von Hotzendorf</b> voleva ottenere una grande vittoria sul suo nemico più odiato, L’Italia. Conrad era talmente ossessionato dall’Italia che propose di attaccarla quando era in piena emergenza nel 1908 dopo il <b>terremoto in Calabra e Sicilia</b>. Ripropose tale idea quando l’esercito italiano era impegnato nel 1911 in Libia ma non fu ascoltato. Ora finalmente aveva la possibilità di scatenare una grande offensiva, con lo scopo di mettere in ginocchio l’esercito italiano, attaccare il trentino tra la <b>Val Lagarina e la Valsugana, scendere fino alla pianura veneta</b>, tra Schio e Thiene, puntando quindi su Padova e Mestre. Il dilagare dell’esercito austriaco in quell’area avrebbe preso <b>alle spalle i 4/5 di tutto l’esercito italiano</b> che si trovava schierato sul fronte: carsico, isontino, carnico e dolomitico.<br /></p> Redipuglia, perchè non amiamo più l'Italia? 2009-06-11T21:53:39Z 2009-06-11T21:53:39Z http://www.luoghistorici.com/discussioni-storiche/48-redipuglia-perche-non-amiamo-piu-litalia.html Administrator g.zaccari@quadernituscolani.it <table align="center" border="0" width="100%"><tbody><tr><td>&nbsp;</td><td><script type="text/javascript"><!-- google_ad_client = "pub-5229850309583242"; /* 490x60, creato 29/06/09 luoghi storici */ google_ad_slot = "9355777174"; google_ad_width = 468; google_ad_height = 60; //--> </script> <script src="http://pagead2.googlesyndication.com/pagead/show_ads.js" type="text/javascript" mce_src="http://pagead2.googlesyndication.com/pagead/show_ads.js"> </script><br /></td><td>&nbsp;</td></tr></tbody></table><img src="images/stories/discussioni/veneto_redipuglie_2.jpg" class="immagina_200" mce_src="images/stories/discussioni/veneto_redipuglie_2.jpg" border="0"><span class="luoghi_st">Il <b>sentimento nazionale</b>, quello genuino, quello romantico, quello inteso solo come spinta all’aggregazione e allo sviluppo nella collaborazione del proprio tessuto nazionale, è qualcosa che ci appartiene sempre meno o che forse non ci è mai appartenuto. Storici e sociologi si sono gettati alla ricerca delle cause di questa mancata unità morale, spirituale ed economica, trovando le più svariate risposte che però, a quanto pare, non ci aiutano a trovare un rimedio alla nostra endemica frammentazione.<br /><br />Tra il <b>romanticismo</b> elitario del risorgimento e il <b>nazionalismo</b> di massa del fascismo, si pone la <b>Grande Guerra</b>, primo momento della storia in cui le popolazioni italiane ebbero modo di entrare veramente in contatto tra loro. Le grandi masse operaie e contadine erano sempre rimaste ai margini della storia, e anche durante il risorgimento ebbero un ruolo del tutto marginale e soprattutto, non entrarono mai veramente nello spirito che guidava il movimento di quegli intellettuali che il risorgimento, se lo volevano inventare; meno che mai compresero le motivazioni e le idee dei politici che muovevano le fila di quella storia. La Grande Guerra invece riuscì ad amalgamare tutti, a favorire la conoscenza. Le masse continuarono a non capire le motivazioni della guerra, cosa c’era dietro, il perchè l’Italia combatteva, però, i contadini siciliani poterono conoscere quelli veneti, gli operai campani quelli piemontesi. Gli stenti e le sofferenze li unirono in un ambiente comune, in uno spesso macabro destino comune. Alla fine della guerra, dalla <b>Sicilia</b> al <b>Trentino</b>, da <b>Palermo</b> a <b>Milano</b>, da <b>Roma</b> a <b>Torino</b>, da <b>Genova</b> a <b>Napoli</b> ci si trovava a piangere sulle stesse tombe, ma anche a gioire della stessa vittoria ottenuta insieme.</span><br /> <table align="center" border="0" width="100%"><tbody><tr><td>&nbsp;</td><td><script type="text/javascript"><!-- google_ad_client = "pub-5229850309583242"; /* 490x60, creato 29/06/09 luoghi storici */ google_ad_slot = "9355777174"; google_ad_width = 468; google_ad_height = 60; //--> </script> <script src="http://pagead2.googlesyndication.com/pagead/show_ads.js" type="text/javascript" mce_src="http://pagead2.googlesyndication.com/pagead/show_ads.js"> </script><br /></td><td>&nbsp;</td></tr></tbody></table><img src="images/stories/discussioni/veneto_redipuglie_2.jpg" class="immagina_200" mce_src="images/stories/discussioni/veneto_redipuglie_2.jpg" border="0"><span class="luoghi_st">Il <b>sentimento nazionale</b>, quello genuino, quello romantico, quello inteso solo come spinta all’aggregazione e allo sviluppo nella collaborazione del proprio tessuto nazionale, è qualcosa che ci appartiene sempre meno o che forse non ci è mai appartenuto. Storici e sociologi si sono gettati alla ricerca delle cause di questa mancata unità morale, spirituale ed economica, trovando le più svariate risposte che però, a quanto pare, non ci aiutano a trovare un rimedio alla nostra endemica frammentazione.<br /><br />Tra il <b>romanticismo</b> elitario del risorgimento e il <b>nazionalismo</b> di massa del fascismo, si pone la <b>Grande Guerra</b>, primo momento della storia in cui le popolazioni italiane ebbero modo di entrare veramente in contatto tra loro. Le grandi masse operaie e contadine erano sempre rimaste ai margini della storia, e anche durante il risorgimento ebbero un ruolo del tutto marginale e soprattutto, non entrarono mai veramente nello spirito che guidava il movimento di quegli intellettuali che il risorgimento, se lo volevano inventare; meno che mai compresero le motivazioni e le idee dei politici che muovevano le fila di quella storia. La Grande Guerra invece riuscì ad amalgamare tutti, a favorire la conoscenza. Le masse continuarono a non capire le motivazioni della guerra, cosa c’era dietro, il perchè l’Italia combatteva, però, i contadini siciliani poterono conoscere quelli veneti, gli operai campani quelli piemontesi. Gli stenti e le sofferenze li unirono in un ambiente comune, in uno spesso macabro destino comune. Alla fine della guerra, dalla <b>Sicilia</b> al <b>Trentino</b>, da <b>Palermo</b> a <b>Milano</b>, da <b>Roma</b> a <b>Torino</b>, da <b>Genova</b> a <b>Napoli</b> ci si trovava a piangere sulle stesse tombe, ma anche a gioire della stessa vittoria ottenuta insieme.</span><br />