Il percorso che seguiamo è molto lungo, la salita non è particolarmente impegnativa, anche con uno zaino molto pesante andiamo avanti senza problemi. La prima parte del tragitto è ancora come quella di ogni ascesa del nostro clan, risate e battute chiacchiericcio leggero nei tratti in cui i polmoni sono poco impegnati dalla non eccessiva pendenza. Man mano che si avanza però i segni della guerra si fanno sempre più evidenti. È strano, molto strano pensare che novanta anni fa qui si è combattuta una guerra, sembra un sacrilegio il solo pensare che la silenziosa maestosità di queste montagne possa essere stata violata da cannonate, urla, colpi di fucile. Eppure anche a distanza di così tanti anni i segni che troviamo lungo la via sono inequivocabili, tratti di trincea, crateri, gallerie, postazioni varie scavate nella roccia.
Quando arriviamo in vetta sta ormai iniziando ha tramontare. Il Pasubio ha due creste, molto vicine tra loro, in una correva la trincea austriaca e nell’altra quella italiana. Noi Arriviamo dal lato italiano, una targa indica l’ingresso delle gallerie sottostanti la vetta. Ci avviciniamo per avere un posto coperto dove toglierci gli zaini e cambiarci con panni asciutti. Tira un vento incredibile e nonostante la bella stagione fa molto freddo. A differenza dei nostri coetanei arrivati qui durante la Grande Guerra, abbiamo attrezzatura di tutto rispetto, tute in pile, giacche a vento in gore tex e poi è estate, eppure fa un freddo pazzesco, ma come facevano i soldati del ’15-’18? In inverno? La risposta nessuno la pronuncia direttamente ma è chiaro, soffrivano le pene dell’inferno, in molti casi morivano e non solo a causa dei nemici ma anche della montagna.
Dopo essermi cambiato e aver sistemato la mia roba in un angolo esco dalla galleria e mi arrampico per quei pochi metri che mi separano dalla vetta vera e propria, il terreno è completamente brullo, solo roccia, qui non cresce nulla e le ferite delle cannonate sono tutte visibili come se l’ultimo proiettile fosse esploso cinque minuti fa. C’è un silenzio rassicurante, anche se di continuo interrotto da un vento fortissimo. La vetta è completamente devastata di crateri la forma che aveva prima della guerra è appena intuibile. Spostando qualche roccia riaffiorano ancora pezzi di materiale bellico, trovo dei spezzoni di filo spinato, e qualche resto di metallo di cui non riesco comprendere l’origine.
La sensazione che si riesce a provare qui è molto differente da quella che mi hanno dato i vari sacrari, che sono sì, riusciti ad emozionarmi, a darmi il senso di questo evento spaventoso, eppure questa è un’altra cosa, qui è rimasto tutto come allora, si riesce facilmente a immaginare quei momenti carichi di sofferenza, di voglia di sopravvivere, di paura, di rabbia, di orgoglio, di eroismo.
Resto parecchi minuti sulla vetta è una sensazione molto particolare, il senso di pace e serenità che trasmette il silenzio è in totale contraddizione con ciò che raccontano le ferite della montagna eppure ora tutto tace, la pace si è rimpossessata di questo luogo e tanto basta a renderlo di nuovo piacevole e rassicurante.
La cena è mesta, un po’ di minestra e qualche scatoletta, parliamo, ma meno del solito, quelle grotte impongono rispetto. Seduti, con la schiena contro le pareti della grotta e lo sguardo verso il poco che stiamo mangiando col freddo pungente che inizia ad assediarci, è facile pensare a quei nostri coetanei che le abitarono durante la guerra. Per avere maggiore protezione abbiamo montato le tendine all’interno delle grotte, prima di dormire riscaldo un po’ la tenda con la lampada a gas, mi sistemo nel sacco a pelo, l’ambiente è piacevole, si sente il vento fuori dalle grotte che fischia forte mentre il calore della lampada mantiene un bel tepore, eppure, quando la spengo, il freddo ci assedia di nuovo con una velocità che non mi aspettavo, passano pochi minuti e lo sento di nuovo stringermi come in una morsa, inizio a tremare “…ma come facevano?” è il mio ultimo pensiero prima che la stanchezza mi faccia chiudere le palpebre.
| |
| |
Mister Wong
Digg
Del.icio.us
Slashdot
Furl
Yahoo
Technorati
Newsvine
Googlize this
Blinklist
Facebook
Wikio















