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"... e guerra sia!"

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Pubblicato in : Grande Guerra, Grande Guera

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Questa, in Europa, era l’ennesima crisi in pochi anni; molte erano state risolte in maniera diplomatica, altre avevano portato a guerre relativamente brevi e circoscritte che non avevano mutato in maniera seria l’assetto geopolitico europeo ed avevano provocato pochi danni e pochi morti. Ora una grande tempesta stava per abbattersi sul vecchio continente. Qualcuno ancora si muoveva in maniera sincera, per evitare il peggio, ma forse lo faceva più per disperazione che non con una concreta speranza di avere successo. Molti pensavano che la guerra imminente sarebbe stata ancora una guerra di breve durata, ma si sbagliavano tutti. La grande Guerra stava per abbattersi sull’Europa e questa volta, la potente Europa sarebbe stata devastata e sfigurata per sempre da un conflitto che sarebbe durato 4 lunghi e tristi anni ed avrebbe portato più cambiamenti di quanti non ne avessero portati i decenni o forse i secoli passati.

Il 27 luglio, dopo essere stato sottoposto a varie pressioni, l’imperatore d’Austria (che già era propenso alla guerra) firmò la dichiarazione di guerra che fu inviata alla Serbia il 28. ormai la situazione era ben delineata: l’Austria-Ungheria, con l’appoggio tedesco, era estremamente determinata ad andare fino in fondo; in Francia (la quale confidava nell’appoggio della Russia e probabilmente dell’Inghilterra), erano molti a volere la guerra e la “revanche” sulla Germania, primo tra tutti il presidente della repubblica Poincarè che, solo debolmente frenato dal presidente del consiglio Viviani, fremeva per una politica aggressiva, ma qualcuno si muoveva ancora in modo incerto per la pace, o quantomeno per circoscrivere il conflitto il più possibile. L’Inghilterra era pronta ad una meditazione dell’ultima ora. Per quanto riguarda lo zar di Russia, questo scriveva al Kaiser: “prevedo di essere sopraffatto assai presto dai militari e costretto a misure che porterebbero alla guerra. Ti prego di fare quanto puoi per impedire ai tuoi alleati di spingersi troppo lontano”. Ma anche gli ultimi tentativi di scongiurare la guerra fallirono e adesso un altro problema preoccupava i paesi che stavano per darsi battaglia: la mobilitazione.



Tutti i paesi che stavano per affrontarsi sapevano che chi sarebbe stato in grado di mobilitare più in fretta un maggior numero di uomini avrebbe avuto grandi possibilità di schiacciare il nemico nelle prime fasi del conflitto. Lo zar di Russia mobilitò parzialmente, chiamando alle armi solo le truppe da destinare al fronte austriaco, con la speranza di non dare alla Germania pretesti per attaccare, ma i militari, i quali temevano che la Germania sarebbe intervenuta ugualmente e sapevano che i tedeschi, data la minore estensione del loro territorio, avrebbero impiegato molto meno tempo per mobilitare, sottoposero lo zar ad intense pressioni; cosicché questi, dopo 48 ore di ostinata e accanita resistenza, firmò l’ordine di mobilitazione generale. Inevitabilmente, dopo l’azione russa, la Germania fu a sua volta costretta a mobilitare.
Per sottolineare ancora una volta la voglia di molti di fermare l’irreparabile, è interessante menzionare un episodio, la cui autenticità è confermata dalle testimonianze di alcune persone lì presenti. Quando l’ambasciatore tedesco Pourtalès consegno l’ultimatum della Germania alla Russia, lesse le terribili parole con voce tremante al ministro russo Sazonof, poi, piegato il foglio, esclamò: “Accettate di smobilitare? Accettate di smobilitare? Accettate di smobilitare?” e di fronte alla risposta di Sanzonof che ciò era impossibile, scoppiò in un pianto. I due uomini si abbracciarono turbati. Il tedesco scuoteva la testa: “tutta la mia opera, dunque, è stata invano!” diceva avvicinandosi verso l’uscita.

Per quanto riguarda la Francia, siccome non era nei suoi piani attaccare, ma attendere l’attacco tedesco per poi contrattaccare (con questa mossa la Francia apparendo come paese aggredito avrebbe potuto fruire più facilmente di aiuti esteri), non vi furono isterismi legati alla necessità di iniziare la mobilitazione il più presto possibile, anche perché sia il presidente della repubblica che quello del consiglio erano ancora fuori da paese. Alla notizia dell’avvenuta consegna dei vari ultimatum, una strano fremito percorse tutta Europa. Dopo giorni di tensione si tirava finalmente un, seppur preoccupato e rassegnato, sospiro di sollievo: l’ora della verità era giunta, ormai non ci si poteva più tirare indietro. Le grandi masse, cosi come gli uomini di primo piano, in questo momento attraversarono stati di grande volubilità emotiva. C’era la fermezza di chi voleva misurarsi per la resa dei conti, la determinazione di chi era pronto a difendere il suolo patrio fino alla fine, la curiosità, la commozione e spesso l’euforia nell’ammirare le truppe accompagnate dalle fanfare, dirigersi a fronte, la tristezza e l’incertezza nel vedere i propri cari partire per quello che per moltissimi sarebbe stato un viaggio senza ritorno, la preoccupazione di uscire sconfitti dalla guerra; insomma, in questo momento forti sentimenti pervasero l’animo di ogni uomo o donna d’Europa. Molti erano i favorevoli e spesso entusiasticamente (se cosi si può dire) propensi alla guerra, molti altri invece si sentivano turbati, preoccupati, in alcuni casi fortemente contrari a ciò che stava accadendo.

E giunto il momento di aprire un’importante parentesi: la decisione inglese. L’Inghilterra si era dichiarata neutrale, e questo in un certo senso facilitò lo scoppio della guerra, poiché se Londra avesse preso una posizione chiara e decisa fin dal principio schierandosi subito da una delle due parti, l’altra avrebbe tentato in ogni modo di non entrare in guerra contro una coalizione che avesse al suo fianco anche l’Inghilterra. Tale decisione indusse anche l’Italia alla neutralità. L’Italia, infatti, era forse l’unica che aveva capito quale piega stavano prendendo gli eventi e temeva di ritrovarsi un guerra contro l’Inghilterra e magari al fianco dell’Austria, il nemico di sempre, in un’alleanza sempre più debole e a cui Roma era sempre più indotta a sottrarsi. Quando poi la Germania invase il Belgio, l’Inghilterra che ne garantiva la neutralità dovette intervenire e la Germania si trovò tristemente incastrata in una morsa fatale.

Prima di entrare nel merito degli eventi bellici veri e propri, è opportuno osservare un altro motivo che favorì lo scoppio della guerra: la crisi che aprì il processo attraverso il quale l’Europa entrò in guerra era simile a quelle che nei decenni passati avevano portato a guerre circoscritte o comunque di breve durata. Ciò indusse molti a non preoccuparsi troppo per quello che stava accadendo e a non valutare con il giusto peso la portata di ciò che avevano appena innescato, poiché tutti o quasi erano convinti che questa sarebbe stata una guerra rapida e risolutiva ma cosi non fu.
Vediamo ora un sintetico quadro dei giorni che precedettero la guerra.
      1) dal 28 giugno al 28 luglio si ha il temporeggiamento austriaco e la quasi inazione ( almeno ufficiale) delle diplomazie, giacché Vienna attende un affidamento pieno da parte di Berlino.
      2) Dall’11 al 23 luglio Vienna ha già deciso le sue mosse coperte, ma mimetizza il tutto mandando i suoi diplomatici in campagne all’estero e non facendo trapelare nulla. Le diplomazie fiutano che qualcosa è nell’aria ma fingono di non sapere nulla. Poincarè (presidente della repubblica francese) va a Pietroburgo, e ne derivano fervidi auspici di fermezza, cioè di dura lotta contro gli austro-tedeschi almeno sul terreno diplomatico.
      3) Si getta la maschera. Poincarè, finita la sua clamorosa missione, si imbarca per tornare in Francia; poche ore dopo l’Austria-Ungheria presenta il suo ultimatum a Belgrado. Scoppia la crisi. (23 luglio – 2 agosto). Su questa fase, la terza, per maggiore chiarezza operiamo un’ulteriore suddivisione:
             a) dal 23 al 29 luglio in parte in buona fede, in parte a scopo di inganno o temporeggiamento, le trattative, le proposte, i tentativi di negoziazione proseguono. In qualche momento sembra schiarirsi il cielo, in altri torna ad oscurarsi; ma sono sempre le diplomazie a continuare nella loro schermaglia. Anche la dichiarazione di guerra dell’ Austria-Ungheria alla Serbia non è seguita da atti di guerra; ed è ormai, d’altra parte, un episodio secondario nel gran rischio che corre l’Europa intera.
             b) Dal 29 luglio in poi invece, la voce della diplomazia va facendosi più fioca. I generali chiedono di poter avocare a sé la responsabilità, parlano di rischio mortale, se si tarda a mobilitare. E’ a questo punto che lo scendere, pericoloso ma non ancora inarrestabile, dalla frana lungo il pendio, subisce una vera e propria rottura.

28 luglio 1914, l’ Austria-Ungheria dichiara guerra alla Serbia, questo è il punto di rottura, è il giorno in cui ha inizio la Grande Guerra. Nel giro di pochi giorni si susseguono le varie dichiarazioni di guerra, gli stati procedono alla mobilitazione, l’iniziativa passa definitivamente nelle mani dei possenti eserciti d’Europa e mentre questa inizia lentamente a cadere nel buio i suoi grandi eserciti, con le armi in pugno, si preparano ad affrontarsi.


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