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Le grandi offensive iniziano

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Pubblicato in : Grande Guerra, Grande Guera

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Sul fronte occidentale la Francia attendeva l’invasione per poi contrattaccare. Il piano francese prevedeva un massiccio attacco al centro del fronte per riconquistare l’Alsazia e la Lorena e poi aprirsi la via per il cuore della Germania, magari addirittura verso Berlino. Dal canto loro i tedeschi avevano intenzione di aggirare i francesi con un’ampia manovra della loro ala destra, che avrebbe attraversato il Belgio e sarebbe piombata sui fianchi dei francesi. Per la riuscita di tale piano l’ala destra doveva essere potentissima, ma poiché servivano truppe al centro per evitare uno sfondamento in Alsazia e in Lorena e bisognava prepararsi contro un attacco a sud, dove i francesi, grazie alla neutralità italiana, potevano disporre delle truppe poste a difesa dei confini alpini, la grande manovra di aggiramento tedesca dovette essere notevolmente ridimensionata.

Il primo atto di guerra del conflitto si ebbe con l’invasione del Belgio ad opera dei tedeschi (tale atto causerà l’entrata in guerra dell’Inghilterra), dopo che il 2 agosto, avendo ricevuto una risposta negativa alla richiesta fatta il 1 di poter attraversare liberamente il paese, i tedeschi iniziarono, con alcune truppe ad aprire la strada al grosso dell’esercito che stava ancora mobilitando.
L’accanita resistenza dei belgi nella difesa del suolo patrio e l’efficienza delle numerose fortificazioni crearono non pochi problemi agli invasori, i quali dovettero usare i possenti pezzi da 420mm per distruggere le fortificazioni belghe.
Comunque, nonostante l’eroica resistenza belga, i tedeschi non subirono gravi ritardi; avevano previsto infatti di entrare in contatto con i francesi intorno al 15-20 agosto e cosi fu. I tedeschi piombarono, cosi, con ben tre armate sui fianchi dello schieramento francese nella parte nord della Francia; il generalissimo Joffre, comandante in capo delle forze francesi, continuò, nella sua testardaggine, ad ordinare l’avanzata al centro, rimanendo sguarnito al nord. A questo punto per evitare l’annientamento dell’esercito Joffre ordinò la ritirata generale fino alla Marna, dove vi fu una grande battaglia che arrestò l’avanzata dell’esercito tedesco, il quale fu poi costretto ad effettuare un ripiegamento. Ma di questo parleremo più avanti.
Nell’applicazione ferrea del piano 17 i francesi muovono verso il centro del fronte dove si presuppone che i tedeschi siano deboli, ma questi ultimi, dopo aver fermato l’avanzata francese in Alsazia, hanno l’ordine di attaccare nelle Ardenne, proprio dove i francesi stanno muovendo con l’ordine di attaccare a loro volta. La brutta sorpresa è proprio per questi ultimi che trovano, al centro, i tedeschi tutt’altro che deboli, i quali assorbono l’urto francese e poi contrattaccano, costringendo i francesi alla ritirata per evitare la distruzione delle truppe.



Come riflesso di questa grande battaglia ne avvenne un’altra più a nord dove i francesi tentarono un attacco verso Namur. Ma anche i tedeschi puntavano verso questa zona, e a questo punto le opposte formazioni, anglo-francesi da una parte e tedeschi dall’altra, costituite ciascuna da quattro armate, entrarono in contatto fra loro. Ne scaturisce una battaglia di portata colossale, che costò molte vite ma che non fu di importanza, per il risultato, paragonabile al costo che aveva avuto. I francesi comunque, sconfitti, iniziarono la ritirata che fu solo minimamente rallentata da un contrattacco eseguito con forze abbastanza cospicue nella zona di Guise.
Non appena la ritirata giunse fino alle porte di Parigi i Francesi decisero di attaccare. In quel momento i tedeschi con von Kluck si erano spinti al di là della Marna volgendo il fianco e le spalle a Parigi e mettendo a rischio di accerchiamento proprio quell’armata che doveva guidare il grande accerchiamento dell’esercito francese; tale periodo li costrinse ad effettuare un ripiegamento. Intanto i francesi avevano arrestato la ritirata alle porte di Parigi per contrattaccare; i tedeschi a loro volta attaccano dando luogo alla grande battaglia della Marna. I tedeschi sono in vantaggio, o perlomeno non in svantaggio. Tutte e due le forze sono all’attacco, ma vi sono due problemi: in primo luogo, si teme che le truppe provenienti da Parigi possano aggirare lo schieramento tedesco, poi c’era il problema che, poiché alcune armate erano all’attacco mentre altre resistevano di fronte agli attacchi nemici, si verificarono dei vuoti tra le varie armate, vuoti attraverso cui i francesi sarebbero potuti penetrare. A questo punto, preoccupato, il comando tedesco ordinava una forse troppo prematura ritirata generale. Finiva cosi la battaglia della Marna. Con l’arrivo dell’autunno la battaglia di manovra cede il passo alla terribile lunghissima battaglia di trincea.

Data la situazione sul fronte occidentale i francesi premettero sui russi affinché questi esercitassero al più presto una forte pressione sulla Germania, in modo tale da alleggerire il loro fronte. I russi, quindi, con due potenti armate contano di attaccare, con una il saliente costituito dalla Prussia Orientale, mentre l’altra avrebbe dovuto tentare di accerchiare le esigue forze tedesche là dislocate (un’armata più piccola di ciascuna delle armate russe) attaccando da sud attraverso la Polonia. Ma i movimenti russi furono molto lenti e l’attacco non fu violento quanto avrebbe potuto essere. Quando le armate russe erano all’attacco, seppur in modo molto blando, il generale von Prittwitz, posto a capo dell’armata tedesca, temendo l’accerchiamento, ordinava la ritirata al di là della Vistola. L’alto comando tedesco, poiché prima dell’inizio della campagna aveva autorizzato la ritirata solo in casi estremi, ed era al massimo fino alla Vistola e non oltre, decide di sostituire von Prittwitz con i due ottimi generali, Lundendoff e Hindemburg, che in seguito diverranno molto famosi (uno lo era già per le sue gesta nella presa di Liegi) per le loro abilità militari. Inoltre l’alto comando tedesco, allarmato, sicuramente in modo eccessivo, inviò in oriente delle truppe che erano state tenute di riserva per una qualsiasi eventualità e che sarebbero state molto più utili in occidente, tanto più che in oriente ci arrivarono quando ormai non erano più di alcuna utilità.
Ma vediamo come si svolse la battaglia vera e propria. L’armata di Sansonov (quella che doveva accerchiare i tedeschi attaccando da sud) stava procedendo attraverso la Polonia per piombare sui fianchi dei tedeschi. Sansonov però, preferiva attendere poiché i suoi uomini erano stanchi dopo aver attraversato zone così impervie e i loro rifornimenti iniziavano a scarseggiare, ma l’alto comando russo gli impose di attaccare.

A questo punto i tedeschi potevano attendere di impegnare Sansonov, che però aveva una buona superiorità numerica, tentando di distruggere la sua armata per poter rivolgersi verso Rennenkampf (che proveniva da est), ma se questo avesse mosso mentre i tedeschi erano ancora impegnati con Sansonov le truppe germaniche sarebbero state accerchiate e distrutte. Lundendorf decise di giocare d’azzardo e Hinderburg lo seguì. I tedeschi attaccarono Sansonov facendo in modo di spezzare in due la sua armata accerchiandone una parte per poi distruggere separatamente le truppe tagliate fuori dall’accerchiamento mediante quella parte della loro armata che non era impegnata nell’accerchiamento.
Durante tale azione il rischio di essere distrutti da una rapida azione di Rennenkampf era grande, e quando Lundendorf nelle giornate del 24 e 25 agosto seppe che realmente il generale russo si stava preparando a muovere, passò ore di inferno, ma Rennenkampf non si mosse e Sansonov fu annientato nella battaglia di Tanneberg (22- 28 agosto). Tale successo fu giustamente attribuito anche alla, praticamente totale, mancanza di coordinazione tra i generali russi che non seppero cogliere l’attimo giusto come invece, parte per abilità, parte per fortuna, seppero fare i comandi tedeschi; i quali ora si mossero per attaccare Rennenkampf; questi, però, non si fece agganciare e si ritirò oltre il Niemen. Questa azione perse il nome di battaglia dei Laghi Masuri.

Il grosso dell’esercito russo era impegnato sul fronte austriaco dove si trovavano gli obiettivi principali a cui la Russia ambiva; inoltre, parlando della Germania, i russi la consideravano un nemico che incuteva timore e rispetto alle stesso tempo, un nemico forte che era preferibile non dover combattere, ma che era necessario combattere per adempiere agli obblighi dell’alleanza con la Francia. Comunque la guerra contro la Germania non era sentita, e questo fu uno dei motivi che determinò la disfatta russa contro questo paese.
Con l’Austria era tutta un’altra storia, poiché questa possedeva vari territori abitati da slavi, aveva attaccato la Serbia che era sotto la protezione di Pietroburgo ed infine costituiva un serio ostacolo alla discesa della Russia verso gli stretti, boccone che faceva gola a molti paesi. All’apertura delle ostilità tra Austria-Ungheria e Russia, gli austriaci si adoperarono al massimo per attaccare per primi per due motivi: -Anzitutto gli austriaci volevano giocare sul fatto che i russi avrebbero impiegato molto più tempo di loro per mobilitare e quindi essere in forze; di conseguenza si sarebbero potute ottenere numerose vittorie iniziali.
- In secondo luogo conquistando all’inizio più territorio nemico possibile, quando poi i russi sarebbero stati in forze e avrebbero contrattaccato, sarebbe passato molto tempo prima che le truppe austriache fossero state ricacciate entro i loro confini, così i tedeschi avrebbero avuto il tempo di schiacciare la Francia e accorrere il loro aiuto; ma ciò non avvenne.
Il 22 agosto gli austriaci attaccano incontrando una resistenza che va via via intensificandosi, tanto che, ad un certo momento praticamente tutte le forze austriache vengono bloccate e mentre sono ferme, le ali russe muovono per effettuare un accerchiamento, costringendo così gli austriaci ad una ritirata per evitare di essere accerchiati e distrutti.

Passando ora a tutt’altro argomento, parliamo dell’entrata in guerra della Turchia. Sotto la spinta della Germania la Turhia entra in guerra contro gli alleati; tale avvenimento può sembrare di scarsa rilevanza, pensando a quale era in quel momento la situazione militare turca e a quale poteva essere quindi il contributo che questa era in grado di dare per decidere, le sorti del conflitto.
Ma la Turchia poteva giocare una carta la cui importanza era stata sottovalutata in periodo prebellico dai suoi potenziali nemici, e che è da molti ritenuta una delle principali cause, forse la più importante di tutte quelle che portarono in maniera sempre più irreparabile la Russia sulla strada della sconfitta: stiamo parlando della chiusura degli stretti del Bosforo e dei Dardanelli al transito delle navi alleate. E’ proprio per questo motivo che alla Germania premeva molto che la Turchia entrasse in guerra il prima possibile, quindi oltre ad esercitare pressioni da Berlino inviò in missione diplomatica due potenti incrociatori dislocati nel Mediterraneo; il Goeben e il Breslau, la cui missione è degna di nota.
Prima di partire per Costantinopoli le due navi da guerra si diressero verso Pola per farsi “rimettere a nuovo” dagli austriaci, tutto ciò che sulle due navi non funzionava o presentava problemi, fu riportato in condizioni ottimali. Dopo di ché, nella notte fra il 2 e il 3 agosto 1914 le due navi si portarono a Messina; ma L’Italia negò loro il rifornimento, poiché aveva già dichiarato la sua neutralità, acconsente però a che le due navi facciano rifornimento da un mercantile tedesco che era alla fonda nel porto. Nei giorni successivi i due incrociatori bombardano due porti dell’Algeria francese, si diressero poi verso le isole greche dove effettuano nuovamente rifornimento da un mercantile mandato là appositamente. Anche se incalzati da numerosissime navi sia inglesi che francesi, i due incrociatori tedeschi riuscirono a raggiungere Gallipoli eludendo, un po’ per abilità, un po’ per errori di valutazione e di manovra del nemico tutte le ricerche che gli anglo-francesi stavano effettuando. Giunti a Gallipoli i tedeschi chiesero di passare e dopo ripetute richieste ottennero il consenso dai turchi ad entrare nelle loro acque territoriali, dopodichè, come previsto, raggiunsero Costantinopoli dove si ancorarono, gettando così un seme il cui germoglio sarà, entro alcuni mesi, l’entrata in guerra della Turchia e la conseguente chiusura degli stretti agli alleati.
Non appena chiusi gli stretti, la Russia non poteva più essere rifornita, poiché le rotte cosi bloccate erano praticamente le uniche attraverso cui si potevano far passare armi, munizioni e viveri per il numeroso esercito russo il quale era totalmente incapace di essere autosufficiente. Queste rotte erano le uniche possibili poiché gli altri porti russi o erano troppo lontani dalle basi alleate o, come quelli baltici, erano bloccati dai tedeschi, o infine erano bloccati dai ghiacci parecchi mesi all’anno poiché troppo al nord. Questo causò, appunto, un progressivo ed irreparabile indebolimento dell’esercito russo. Per risolvere tale problema gli anglo-francesi tentarono un operazione nei Dardanelli per riaprire il passaggio alle navi alleate.



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