Agli inizi del 1915 l’incertezza regnava sovrano un po’ su tutti i fronti: si era capito ormai che la guerra sarebbe durata a lungo, ci si interrogava dunque su quale strategia seguire per arrivare alla vittoria finale. Già, perché ogni esercito, per quanto provato, riteneva ancora di poter raggiungere la vittoria finale: non importava quale sarebbe stato il costo in vite umane o in distruzione materiali, si sarebbe sopportato tutto dopo una lunga e buona riorganizzazione ed un adeguato equipaggiamento.Per ora uno dei problemi più gravi che l’Intesa doveva superare era il blocco degli stretti sul Mar Nero. Per la conquista dello stretto dei Dardanelli furono mandate delle corazzate le quali, pur subendo anch’esse gravi perdite, cannoneggiarono i forti all’imbocco dello stretto riducendoli al silenzio, dopodichè tentarono di passare, ma mine, siluri e cannoni ne fecero strage (in un solo pomeriggio andarono a fondo due corazzate inglesi e una francese, due incrociatori e una torpediniera). Gli alleati tentarono allora di effettuare uno sbarco che però, non incontrò maggior fortuna della precedente azione.
In occidente gli anglo-francesi, avevano ricevuto rinforzi e confidando in una temporanea superiorità numerica, attaccarono il 10 marzo contro la Neuve Chapelle; tale operazione portò a conquiste territoriali estremamente limitate e fu causa di ingenti perdite. Questo attacco faceva parte delle operazioni conto la Champagne, operazioni che furono avviate a metà febbraio e si conclusero sei settimane più tardi con risultati molto scarsi e con 100.000 morti nelle fila alleate.A questo punto la parola passava ai tedeschi, che attaccarono nel settore di Ypres inaugurando il 22 aprile i gas asfissianti. Alla fine, però, l’attacco tedesco, pur provocando gravi perdite, terminò in una disfatta. I francesi attaccarono a loro volta e, subendo perdite spaventose, avanzarono pochissimo, grazie all’ottima strategia tedesca, nella quale i francesi che attaccavano la prima linea e avanzavano fino alla seconda, posta fuori dal raggio delle artiglierie degli attaccanti. La seconda linea non veniva sfondata poiché era molto più rinforzata; questo faceva si che nel passaggio dalla prima alla seconda linea, sia nell’avanzata che poi nella ritirata, cadessero migliaia di uomini.
Intanto sul fronte russo l’offensiva si stava per esaurire con conseguente spostamento dell’iniziativa nelle mani dei tedeschi, i quali prepararono un attacco nel seguente modo; effettuare una prima offensiva a nord per accerchiare, attraverso la Prussia Orientale, le truppe là dislocate, mentre a sud avrebbero attaccato gli austro-ungarici rinforzati da truppe tedesche. L’operazione iniziale rompe il fronte russo il 2 maggio nella zona di Gorlice in Galizia.L’avanzata tedesca alla fine dell’anno era già di circa tre–quattrocento km. Ma adesso bisognava fermarsi per non incappare in una campagna invernale e per dare la possibilità ai sistemi di rifornimento di adeguarsi alle nuove distanze.
Il successo di questa campagna fu per molto tempo attribuito alla schiacciante superiorità dei tedeschi in fatto di armi e munizioni, ma è da considerare anche la grande quantità di errori commessi da i comandi russi che, come abbiamo visto, avevano già pregiudicato l’andamento di altre campagne.
L’anno volgeva ormai al termine e i belligeranti erano riusciti solamente a rendersi conto che la guerra sarebbe stata lunga e i suoi risultati erano quanto mai incerti. Infatti vi erano state poderose offensive da ambo la parti ma il tanto decantato scontro decisivo non c’era mai stato, e le grandi battaglie di tutto l’anno avevano solo portato a perdite su perdite. In una tale situazione sarebbe sopravvissuto solo chi sarebbe stato in grado di sopperire in modo adeguato alle ingenti perdite in modo da arginare l’unico fenomeno che avrebbe, negli anni avvenire, portato la guerra alla fine: il logoramento degli eserciti.
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