L’Italia, quando gli altri stati scesero in guerra, si dichiarò neutrale, ma già prima della fine del '14 si accesero ampi dibattiti, tra interventisti e neutralisti, sull’eventualità di entrare in guerra. Le voci interventiste si fecero sempre più numerose; un’ala dello stesso partito socialista (per natura contrario alla guerra) guidato da Mussolini si scisse dal partito adoperandosi per far entrare l’Italia nel conflitto. Gli interventisti giocarono molto sulla possibilità, tramite la guerra, di sconfiggere una volta per tutte il più grande nemico dell’Italia: l’Austria-Ungheria; sottolinearono inoltre il fatto che quasi sicuramente, se l’Italia non avesse sfruttato l’occasione di poter attaccare per prima, sarebbe stata attaccata a sua volta. I più attivi fra gli interventisti formarono gruppi di volontari per combattere in aiuto di altre nazioni, e questo, unito al fatto che alcuni di questi gruppi divennero famosi per il loro valore e che molti dei combattenti che ne facevano parte morirono sul campo per difendere una patria che non era loro, incise molto sull’opinione pubblica in favore dell’intervento.
La dichiarazione di neutralità dell’Italia per questa prima parte del conflitto era una mossa legittima e molto azzeccata, per vari motivi:in primo luogo si voleva prender tempo anche al fine di avere una più chiara prospettiva di una situazione estremamente incerta e caotica, in un momento in cui ultimatum e dichiarazioni di guerra venivano scambiati tra i vari paesi come se fossero biglietti d’auguri. C’era anche il problema che l’Italia attraversava un momento non facile: l’opinione pubblica era ancora contrariata per la guerra in Libia, e l’apparato industriale non era ancora pronto, secondo molti, a sopportare lo sforzo bellico derivante da un tale conflitto. Era inoltre impensabile trascinare il popolo italiano, tradizionalmente ostico all’Austria (del resto la cosa era del tutto reciproca), in una guerra al fianco della stessa e poi, per ottenere cosa? Nulla! Infatti, in caso di vittoria con la triplice L’Italia non avrebbe guadagnato niente poiché l’Austria-Ungheria non avrebbe ceduto neanche un metro quadro delle sue province italiane al nostro stato, ed altri compensi non interessavano al nostro governo né all’opinione pubblica. D’altronde l’Italia non era neppure costretta ad intervenire ad obblighi di alleanza, poiché non era stata preavvertita delle intenzioni belliche dei propri alleati, i quali la posero di fronte ad un fatto compiuto; inoltre l’Austria-Ungheria aveva violato l’articolo 7 del trattato della Triplice alleanza e si rifiutava di garantire l’integrità e l’indipendenza della Serbia. Alla luce di queste considerazioni, l’iniziale neutralità dichiarata dall’Italia fu dunque giusta e legittima. In seguito però dopo il verificarsi di alcuni cambiamenti nell’evoluzione del conflitto, nelle relazioni diplomatiche tra l’Italia e gli altri paesi, nell’opinione pubblica e considerando l’opportunità di sopportare i sacrifici di una guerra per un motivo che la nazione avrebbe approvato (e cioè la conquista delle terre irridente), il governo italiano opterà per l’entrata in guerra.
Alla vigilia dell’intervento è utile fare un’analisi della nostra situazione militare. Nel 1914 lo stato maggiore italiano iniziò a chiedersi come poteva prepararsi nel caso sì fosse entrati nel conflitto. La situazione non era delle più rosee, visto che la guerra in Libia aveva svuotato i depositi di armi e che molti di quelli che dovevano essere mobilitati per questo nuovo conflitto non avevano mai ricevuto un briciolo di addestramento. L’armamento era spesso antiquato e modesto, e tale situazione era aggravata dal fatto che questo conflitto aveva dimostrato di sottoporre gli eserciti ad un imprevisto e spaventoso dispendio di munizioni.Nel 1914, poi, un terribile terremoto nella zona di Avezzano e Sora provocò morte e distruzione, sconvolgendo la popolazione e discostandola dal pensiero della guerra. Poco prima di quest’accadimento alcune truppe italiane furono impegnate in Albania per un’azione prettamente diversiva, ma comunque volta a salvaguardare interessi italiani in questo territorio, terminata la quale il grande dilemma si riaprì: intervento o neutralità?
Intanto la convinzione che la neutralità italiana non sarebbe durata ancora a lungo si faceva sempre più forte. Nell’eventualità di un futuro conflitto l’Italia voleva essere sicura di non soccombere e di ottenere i territori a cui ambiva, e mentre nel nostro paese divampava la polemica, i politici e i diplomatici si davano da fare per trovare la soluzione migliore per ottenere ciò che volevano, se possibile, anche senza scendere in campo. In ogni caso se costretti alla guerra, sicuramente questa non sarebbe stata al fianco dell’Austria-Ungheria e della Germania. L’Italia era sempre più convinta a scendere in campo tentando però di accordarsi per ottenere i territori tanto ambiti. Un’offerta in questo senso riuscì ad ottenerla dall’Intesa; intanto, però, le trattative con Vienna procedevano, ma anche se questa era apparentemente in procinto di crollare, si rifiutava di venire incontro alle richieste di Roma. Così il 26 aprile 1915 l’Italia firmava con l’Intesa un impegno ad entrare in guerra entro un mese; se Vienna in quel momento avesse ceduto alle nostre richieste, ci saremmo trovati in una situazione veramente imbarazzante. L’impegno, comunque, fu preso quando l’Austria-Ungheria stava per crollare (o almeno questa era l’impressione generale), e questo agevolò molto la decisione di intervenire, ma pochi giorni dopo gli austriaci, rinforzati da numerose truppe tedesche, sfondarono violentemente il fronte russo iniziando un’avanzata che sembrava destinata a non finire mai. L’esercito russo iniziava a risentire pesantemente della carenza di rifornimenti causata dalla chiusura degli stretti che non permetteva il passaggio degli aiuti mandati dagli alleati.
La nostra entrata in guerra era ormai imminente e Vienna, molto stupidamente, si mosse tardi e male per evitare di averci contro, o perlomeno per affrontarci in tempi migliori, quando cioè la guerra contro l’intesa fosse finita. Relativamente più astuti furono i tedeschi che almeno tentarono una trattativa (va detto però che se l’Italia fosse stata accontentata con la cessione delle terre irridente in cambio della sua neutralità chi ci perdeva era l’Austria-Ungheria, non la Germania), ma anche loro non furono abbastanza abili da evitare di averci contro. Dobbiamo sottolineare inoltre che in questo momento l’Austria-Ungheria fu molto stupida: avrebbe potuto cederci ciò che volevamo per tenerci fuori dalla guerra, poi, a guerra finita avrebbe potuto attaccarci con maggiori probabilità di sconfiggerci di quante non ne avesse durante la guerra contro l’Intesa; ma ciò non avvenne e l’Italia ebbe così la grande occasione per tentare di completare il proprio risorgimento.
Prima della guerra, però, l’Italia doveva spostare le truppe che si trovavano in occidente (si trovavano la nell’eventualità di una guerra contro la Francia ) e portarle al confine con l’Austria.La strategia di guerra italiana alla vigilia del suo intervento era la seguente: difendersi in Trentino dove gli austro-ungarici avrebbero potuto tentare uno sfondamento poiché il Trentino austriaco era molto proteso all’interno del nostro territorio, ed effettuare il grosso delle nostre operazioni più ad est, nella zona dell’Isonzo, che si sarebbe dovuto attraversare per poter poi puntare su Trieste e magari ricongiungersi con russi e serbi. Purtroppo, però, come gli strateghi ben sapevano, quello dell’Isonzo era un territorio impervio: i punti di attraversamento erano esposti al tiro nemico, che poteva essere messo a tacere solo dopo l’attraversamento del fiume. Tale situazione metterà le nostre truppe in situazioni veramente terribili e sarà causa di molte perdite ma anche di storie di grande eroismo e sacrificio di cui furono protagonisti uomini spesso troppo poco citati, come si straordinari pontieri.
Comunque l’intervento italiano, come diremo più diffusamente in seguito, anche in questi primi anni checché né dicano gli scettici, fu determinante nell’andamento generale del conflitto, e il fatto che per vari anni il fronte austro-italiano rimase oscillante su posizioni relativamente vicine al fronte originale, (causa anche la quasi totale inattività serba nel periodo immediatamente successivo alla nostra entrata in guerra) impedì la realizzazione del piano tedesco che consisteva in un profondo sfondamento che attraversasse in largo tutta la pianura padana ed andasse a colpire i francesi a sud, stringendoli in una morsa assieme alle truppe tedesche che già attaccavano nel nord della Francia.
Mister Wong
Digg
Del.icio.us
Slashdot
Furl
Yahoo
Technorati
Newsvine
Googlize this
Blinklist
Facebook
Wikio














