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1916

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Pubblicato in : Grande Guerra, Grande Guera

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Con l’entrata in guerra dell’Italia gli alleati decisero di riunirsi per coordinarsi su quelli che sarebbero stati gli sforzi comuni. Dopo la disfatta dei Dardanelli era ormai chiaro che lo sforzo principale si sarebbe dovuto compiere a occidente, impegnando però gli imperi centrali anche sul fronte italiano e su quello russo. Per quanto riguarda il fronte occidentale si stabilì, su proposta di Joffre, di organizzare l’attacco principale nella zona della Somme, dove i tedeschi anche se forti non avrebbero rischiato grosse perdite e avrebbero quindi ripiegato (secondo i francesi). Dal canto loro anche i tedeschi avevano dei piani: cercavano un obbiettivo abbastanza importante, o militarmente o politicamente, tale che i francesi avrebbero usato tutte le forze disponibili per difenderlo; in tale occasione i tedeschi avrebbero tentato di annientare l’esercito nemico per mettere la Francia in ginocchio; incapace di continuare a difendersi.
La scelta cadde su Verdun, la cui importanza simbolica era enorme. Il 21 febbraio iniziò il violento attacco tedesco, con un bombardamento di artiglieria che scaricò sui francesi quasi un milione di colpi solo il primo giorno; quando poi nel tardo pomeriggio la fanteria attaccò, scoprì a sue spese che la resistenza francese era ancora forte. I grandi attacchi di febbraio e marzo furono respinti, i combattimenti da ambo le parti conobbero momenti terribili. Verdun fu una battaglia di portata spaventosa che costò morti e distruzioni enormi: la Francia tra caduti, feriti e dispersi perse quasi 500.000 uomini, i tedeschi circa 400.000. Verdun ebbe un impatto psicologico grandissimo, soprattutto in Francia dove lo spettro della disfatta sembrava per ora solo allontanato ma dopo una tale strage si sentiva già odore di ammutinamento.

In merito al previsto attacco sulla Somme, si decise che questo dovesse essere effettuato nonostante bruciassero ancora le ferita di Verdun. Tale attacco prevedeva una maggiore consistenza di truppe inglesi: proprio a causa degli eventi di Verdun, infatti, c’erano 7 inglesi per ogni francese tra le truppe allineate per l’attacco. Il piano inglese verteva principalmente sull’effettuazione di un massiccio bombardamento che avrebbe spazzato le trincee nemiche, le quali sarebbero poi state attaccate dalla fanteria che le avrebbe dovute trovare quasi indifese. Il bombardamento ebbe inizio il 24 giugno e costò il consumo di un milione e mezzo di proiettili prima di cessare, alle 7:30 del 1 luglio. A questo punto la fanteria inglese attaccò e scoprì che il bombardamento aveva avuto scarsi effetti sui tedeschi i quali erano ben riparati nelle loro trincee scavate nella pietra. Gli inglesi attaccarono le posizioni tedesche, ma furono falciati a migliaia dalle mitragliatrici e alla fine della giornata furono costretti a ripiegare sulle posizioni di partenza dopo aver subito gravi perdite. I francesi avevano attaccato due ore dopo con migliori risultati, poiché avanzarono in modo compatto e riuscirono ad attestarsi su posizioni più avanzate. La battaglia imperversò violenta fino al 18 novembre, quando le operazioni furono chiuse dall’arrivo della neve.
La battaglia della Somme consentì un avanzamento alleato di una dozzina di chilometri; vi presero parte 3.000.000 di soldati di cui circa un terzo persero la vita. Queste sono le cifre: 500.000 caduti per i tedeschi, 400.000 per gli inglesi e quasi 200.000 per i francesi. Le perdite sofferte dalla Germania in queste due battaglie ebbero gravi conseguenze, poiché questa era costretta a combattere su più fronti, quindi per lei era sempre più difficile trovare le forze necessarie per sopportare uno sforzo bellico.



Sul fronte orientale i russi organizzarono una grande offensiva per tentare di riconquistare almeno in parte le terre perse. Già dai primi mesi dell’anno si svolsero gli attacchi che però furono brillantemente respinti e costarono numerose perdite. Piano piano però i russi iniziarono a capire la lezione e si organizzarono in modo migliore. In giugno attaccarono verso sud ottenendo, contro l’Austria-Ungheria, buoni risultati che indussero la Romania ad entrare in guerra a fianco dell’Intesa. Non appena, però, le truppe asburgiche furono riorganizzate e rinfoltite dai tedeschi, la resistenza si fece più dura e i russi nonostante i numerosi attacchi effettuarono solo piccoli avanzamenti che oltre tutto costarono numerose perdite. Intanto per la Romania la situazione si faceva delicata, poiché questa era stata invasa da truppe austro-tedesche e aveva subìto numerose sconfitte perdendo gran parte del territorio compresa la capitale (6 dicembre); ciò indusse anche gli inglesi, giunti con i rinforzi a soccorrere i rumeni, a ritirarsi verso Iasi, la nuova capitale.
Arrivati a questo punto, i tedeschi non avevano più interesse a disperdere le forze in questo settore e lasciarono a bulgari e turchi, il compito di completare la campagna contro la Romania.
Prima che freddo e maltempo piombassero sui combattenti, si accesero vari scontri fra reparti francesi, inglesi e serbi da una parte e bulgari dall’altra.

Alla fine del 1915 anche gli italiani avevano promesso un maggiore impegno per lo sforzo comune. Cosi nel febbraio 1916 era la partita del 5° battaglia dell’Isonzo, che si concluse senza grandi risultati.
Sul fronte orientategli inglesi avevano subìto qualche sconfitto dalla Turchia, la quale, però, aveva anche dei problemi interni a causa di alcune ribellioni. Nella zona del Sinai i turchi subirono varie sconfitte, ma difficilmente si sarebbero fatti trovare impreparati nella zona di Gaza.

In quest’ anno si ebbe un importantissimo avvenimento in merito alla guerra sul mare. Il 31 maggio si svolse il più grande scontro tra corazzate della storia, la più grande battaglia navale della guerra: la battaglia dello Jutland che vide una di fronte all’altra, la Grand Flett inglese ( 151 navi da guerra: 27 corazzate, 9 incrociatori da battaglia, 8 incrociatori corazzati, 26 incrociatori leggeri e 78 cacciatorpediniere) e la Hochseeflotte, flotta d’alto mare tedesca (99 unità: 16 corazzate moderne, 6 di vecchia concezione, 5 incrociatori da battaglia, 11 incrociatori leggeri e 61 cacciatorpediniere).
La grande battaglia durò 5 ore, seppur con fasi alterne e alla fine dello scontro gli inglesi avevano perso 14 unità (3 incrociatori da battaglia, 3 incrociatori corazzati e8 cacciat.) e 6.097 uomini. I tedeschi avevano perso invece 11 unità (una vecchia corazzata, un incrociatore da battaglia, 4 incrociatori leggeri e 4 cacciat.), oltre a 2.545 uomini.
Una delle fasi più importanti della battaglia fu costituita dallo scontro dei grandi incrociatori inglesi contro quelli tedeschi, la cui migliore corazzatura gli consentì di resistere a numerosissimi colpi nemici, cosa che non erano in grado di fare le navi inglesi, diverse delle quali saltarono in aria dopo un colpo ben assestato nella parte centrale della nave in corrispondenza del deposito principale delle munizioni. Ad un certo punto dello scontro però, dopo i danni subiti l’ammiraglio tedesco decise di disimpegnare, l’ammiraglio inglese nel timore di cadere in trappola si sganciò a sua volta. Così si concluse lo scontro nel quale ben 25 navi da guerra erano andate in fondo al mare e numerosissime altre erano state danneggiate in modo più o meno grave.
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