Tratto da la repubblica.it
Sostanze tossiche e resti umani: a una svolta l'inchiesta sul relitto
del "Cunski". E spunta la mappa delle altre imbarcazioni cariche di
scorie
Le 30 navi che avvelenano
il mar Mediterraneo
di PAOLO GRISERI e FRANCESCO VIVIANO
PAOLA
(Cosenza) - Due macchie gialle dietro il vetro di un
oblò. I fari di una telecamera di profondità illuminano la scena. Le macchie
sono proprio al centro dell'immagine, sopra la data e l'ora della ripresa: 12
settembre 2009, 17,33. Una nuova ombra, un rigagnolo di veleni, esce da una
fenditura della lamiera. Altre masse nere (pesci?) si intravedono nell'oscurità
del relitto. Immagini che sembrano confermare il "sospetto
inquietante" del Procuratore di Paola, Bruno Giordano: "Dietro
quell'oblò potrebbero esserci i teschi di due marinai". Non è solo una
bomba ecologica quella affondata al largo della costa calabra: è una bara.
L'ultima destinazione per marinai irregolari come irregolare era ormai il
Cunski con il suo carico inconfessabile: una discarica di veleni e di uomini.
Quanti altri Cunski custodiscono segreti e rilasciano veleni dal fondo del
Mediterraneo? La domanda è la stessa che inseguiva quattordici anni fa il
capitano di vascello Natale De Grazia. Nel cuore dell'indagine prendeva
appunti.
Uno degli ultimi, fino ad oggi inedito, offre qualche punto interrogativo e
diverse certezze. Vale la pena di leggere: "Le navi? 7/8 italiane e a
Cipro. Dove sono? Quali sono? I caricatori e i mandanti. Punti di unione tra
Rigel e Comerio. Hira, Ara, Isole Tremiti. Basso Adriatico. Porti di partenza:
Marina di Carrara m/v Akbaya. Salerno/Savona/Castellammare di
Stabia/Otranto/Porto Nogaro/Fiume. Sulina Beirut. C/v Spagnolo. Materiale
radioattivo".
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