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Al sacrario del Grappa (Veneto)

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Pubblicato in : Monumenti e Sacrari, Mnonumenti e Sacrari

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E’ stata una settimana carica di fatiche fisiche e di emozioni sui teatri della Grande Guerra. Il grosso del percorso è scivolato via, oggi la gran parte del nostro gruppo ritornerà a Roma. Piove e fa freddo, non sembra agosto, ci fermiamo in un bar presso il quale passa la corriera per la stazione dei treni, salutiamo gli altri, il resto del viaggio è solo per me e Luigi.
Anche noi ci incamminiamo per prendere la corriera ma verso Bassano del Grappa dove arriviamo che è già buio dopo aver affrontato altre due tappe, una, molto interessante, la mostra intitolata “la guerra in salotto” è incredibile quanti riutilizzi sono stati inventi per gli oggetti della trincea, armi comprese. Tra bossoli che diventano fioriere o calici da messa, ritagli di ottone tagliacarte finemente lavorati, corone di forzamento e bossoli, portafoto delle dimensioni più disparate. La seconda è il forte austro-ungarico meglio conservato della cintura di forti che proteggeva il trentino, Forte Belvedere, talmente imponente da meritare l’appellativo: “per Trento Basto io”.



Infine arriviamo A Bassano del Grappa dove abbiamo subito la fortuna di incontrare una signora gentile che ci da un passaggio fin dove possiamo accamparci in prossimità dell’imbocco del sentiero che l’indomani ci avrebbe condotto al nostro obiettivo.
La sveglia arriva alle prime luci dell’alba, le operazioni di smontaggio tenda e sistemazione zaini ormai ci porta via solo pochi minuti. Il sentiero è molto bello, non troppo impegnativo per fortuna, le nostre gambe ormai risentono pesantemente di tutti i chilometri della settimana appena trascorsa ma il sacrario del Grappa non ce lo potevamo perdere. Lungo la strada incontriamo poche persone, man mano che la vetta si avvicina i segni della guerra si fanno meno radi, gli scontri che qui si sono svolti sono stati violentissimi, molte delle ferite inflitte alla montagna non sono pienamente rimarginate, qua e là si vedono pezzi di trincea avvallamenti che hanno tutta l’aria di essere crateri di esplosioni non ancora del tutto riconquistati dalla vegetazione. Mancano pochi chilometri quando dei cartelli invitano i viandanti ad un rispettoso silenzio, stiamo entrando nella zona sacra, da qui in poi ogni zolla di terreno è stata intrisa di sangue.



Arrivati in vetta una sorpresa che mi intristisce, oltre che dal sentiero si accede all’ossario e alla zona sacra anche da una strada asfaltata, ci sono delle macchine e da una arriva musica a tutto volume che rompe l’armonia e la solennità del luogo. Ritengo che luoghi del genere si riescano a vivere e ad onorare adeguatamente solo se raggiunti dopo una lunga marcia, che dà modo di riflettere e di prepararsi col giusto spirito ad una visita tanto importante; questo episodio rinsalda in me questa convinzione, cerco comunque di mantenermi in raccoglimento. Con Luigi ci allontaniamo dalla zona del frastuono prima di entrare nel sacrario vero e proprio, cosa che faremo ognuno per proprio conto, in solitudine.
Dopo essermi tolto lo zaino mi porto all’imbocco della scalinata dell’ossario, l’emozione è acuita da un clima uggioso, dalla nebbia che avvolge delicatamente tutti, vivi e morti. Le spoglie dei caduti anche qui sono divisi per nazioni, la scalinata che inizio a salire taglia il corpo centrale del monumento costituito da 5 girono concentrici degradanti a tronco do piramide che accolgono i resti di 12.615 caduti italiani di cui 10.332 ignoti, il monumento accoglie anche 10.295 soldati austro-ungarici.
La scalinata termina in un piazzaletto, su quale si erge la cappella della Madonnina del Grappa, molto bella, ma non mi ci soffermo a lungo, la via eroica è davanti a me, un pavimento a lastroni di pietra bianca del Grappa lungo 300 metri. Il silenzio e la nebbia sembrano porre tutto in un’altra dimensione, il tempo si ferma, la via eroica sparisce nel grigio mentre la sto percorrendo.
Eppure l’eco delle cannonate e delle urla dei soldati riaffiorano quando leggo i nomi delle località del massiccio dove più aspri sono stati gli scontri, sono scritte in pietra sui cippi che costeggiano la via e sono sovrastati da due immensi tricolori che sventolano su aste altissime quasi perdendosi nella nebbia durante lo sventolio. Quel tricolore oggi vilipeso e offeso da ogni parte, nel migliore dei casi ignorato. Penso che forse non siamo degni dell’eredità che abbiamo ricevuto, siamo italiani ormai solo di anagrafe ma non di sentimento, non tutti certo, ma comunque troppi. Un sentimento di orgoglio, di riconoscenza ma anche di tristezza mi pervade mentre completo la via e giungo al portale Roma. La mia visita si conclude qui, con la speranza che tutti gli italiani possano recuperare la voglia di visitare con attenzione luoghi del genere e recuperare un pieno senso unità, di appartenenza, di orgoglio di essere italiani prima ed europei poi, che tutti noi possiamo con le nostre azioni e le nostre parole far sì che tutte queste vite non siano state spezzate invano!






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