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La Basilica di S. Maria degli Angeli e dei Martiri (Lazio)

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“Dei Martiri” fa riflette più di ogni altra cosa, perché purtroppo questa bellissima chiesa fa ormai da palcoscenico molto più spesso ai funerali di Stato che ad eventi gioiosi. E dire che era nata principalmente per il culto degli angeli, nel 1561, fortemente voluta da una sacerdote siciliano di nome Antonio Lo Duca che era riuscito a convincere papa Pio IV dopo aver fallito con i suoi 4 predecessori.
L’incarico della costruzione fu affidato all’86enne Michelangelo, come propose Lo Duca, si scelse di costruire la chiesa nel complesso delle Terme di Diocleziano ed ebbe la felice intuizione di lasciare intatte le strutture romane dell’aula rettangolare delle terme.

Il progetto originale, per varie ragioni non fu realizzato, Michelangelo morì durante i lavori che furono completati da un allievo, inoltre nel corso del ‘700 subì vari interventi anche significativi come quelli operati da Clemente Orlandi , ma anche da Luigi Vanvitelli che cercò di annullare molte delle modifiche fatte dal collega che lo aveva preceduto.

Pio IV oltre ad aver fatto edificare Santa Maria degli Angeli, aveva fatto costruire anche Porta Pia, l’ironia della sorte vuole che quest’ultima, fu la porta da cui passarono in conquistatori dello Stato Italiano (20 settembre 1870) che posero fine al vecchio Stato Pontificio. Eppure l’Italia scelse come chiesa di Stato proprio quella, edificata da Pio IV, Santa Maria degli Angeli e dei Martiri. I martiri come dicevamo, che per un motivo o per l’altro hanno versato sangue per la Patria, quella Patria italiana che troppe volte viene offesa e messa in discussione mentre ancora a Santa Maria degli Angeli continuano a passare bare avvolte dal Tricolore.
E’ un tricolore ancora fregiato dallo stemma sabaudo quello che il 4 novembre 1921 accompagna il milite ignoto e in lui, gli oltre 650.000 caduti della Grande Guerra. Anche dopo la fine dei conflitti mondiali, si susseguono incessanti le missioni nelle quali decine e decine di altri italiani daranno la loro vita per onorare il proprio paese e la propria bandiera, un elenco lunghissimo e purtroppo, costantemente aggiornato, da ogni parte d’Italia. E’ il 30 luglio 2010 quando la grande chiesa apre le porte per l’ultimo saluto al maresciallo sassarese Mauro Gigli e a Pierdavide De Cillis di Bisceglie (Bari). Un nome, una data e mille coincidenze, il romano Alessandro Romani, del 9º Reggimento d'assalto paracadutisti "Col Moschin", entra a Santa Maria degli Angeli il 20 settembre. Il 12 ottobre è la volta di 4 alpini della Julia, Gianmarco Manca, nato ad Alghero (SS), Francesco Vannozzi, nato a Pisa, Sebastiano Ville, nato a Lentini (SR) e Marco Pedone di Gagliano del Capo (LE); Ultimo del 2010, è l’alpino Matteo Miotto di Thiene (Vi) il cui funerale è stato celebrato il 3 gennaio 2011, l’alpino era caduto per mano di un cecchino l’ultimo giorno del 2010. E il 2011 ricomincia la sua conta, primo caduto, martedì 18 gennaio, sempre un alpino, Luca Sanna, sardo, nato il 4 novembre 1978.




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