La mostra: “la guerra in salotto” è un’interessantissima iniziativa a cui ho avuto modo di partecipare parecchi anni fa e che raccontava la Grande Guerra anche e soprattutto attraverso quello che oggi chiameremmo merchandising che all’epoca aveva due principali finalità, una era quella propagandistica, l’altra quella legata al ricordo.
La finalità propagandistica si sviluppava attraverso filoni che anche oggi riconosceremmo chiaramente se il soggetto fosse una squadra di calcio, infatti troviamo tazze per il thè con i messaggi sulle finalità della guerra, cartoline con disegni che esaltano i valori della patria, della fedeltà al sovrano, dello spirito di corpo; salvadanai a forma di soldati, ecc, ecc.
Il momento legato alla memoria invece si carica di ulteriori significati ed è la rappresentazione materiale di quel fenomeno interiore, personale e allo stesso tempo collettivo dell’impossibilità di fare ritorno dal fronte senza restarne irreversibilmente segnati. I soldati di tutti i fronti soffrirono negli anni del ritorno di frequenti incubi, molti si sentivano spaesati tra i civili, nella vita di tutti i giorni. Ma c’è dell’altro, i soldati dei paesi vinti sentivano che tutti i loro sacrifici e la morte dei compagni non erano stati sufficienti a salvare il paese. In Italia, che uscì vittoriosa, si formarono innumerevoli movimenti che rivendicavano più concessioni rispetto a quelle ottenute al tavolo della pace dai politici e per questo parlavano di “vittoria mutilata”.
La rievocazione della guerra, anche attraverso gli oggetti, serviva a tenere vivo il senso di ciò che i reduci avevano fatto, a non lasciar svanire il ricordo di coloro che erano morti.
In un dopoguerra travagliato, segnato da scontri sociali e gravissime crisi economiche, la guerra veniva rievocata e ricordata dietro un alone di grandi valori, di ricordi idealizzati di eroismo e sacrificio estremo, mal ripagato da una società che in vari modi stava buttando tutto all’aria.
La memoria della guerra inizia ad entrare nelle case ancora prima del suo epilogo, l’enorme quantità di residuati bellici di questa prima guerra industriale venivano trasformati dagli stessi soldati in una serie innumerevole di oggetti che sarebbe difficile elencare e che riportiamo in galleria fotografica in questa pagina.
Con la fine della guerra iniziarono anche le operazioni di bonifica dei campi di battaglia che durarono decenni, la quantità di materiali era enorme per due ragioni, la prima era la straordinaria produzione e sciupio di materiali, la seconda che data la natura statica di quella guerra tali materiali erano raccolti in aree relativamente limitate, tanto che a distanza di quasi 100 anni è ancora possibile trovare molti resti senza nemmeno dover ricorrere al metal detector.
E’ nato allora e ancora oggi è molto fiorente un commercio e scambio di oggetti legati al conflitto, dagli elementi delle uniformi alle armi, ai residuati, agli oggetti di uso comune, ai documenti, tutto insomma, tutto ciò che racconta quell’evento epocale e drammatico.
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